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Psicologia e longevità

Benessere e invecchiamento

Attualmente sempre più spazio, sia da parte dei mass media sia da parte di studiosi e ricercatori nel campo della gerontologia, viene dato al tema dell’ “invecchiamento di successo” e del “vivere a lungo e vivere bene”, ma che cosa si intende con queste espressioni e soprattutto da dove cominciare? Forse dal fenomeno del progressivo invecchiamento della popolazione che ha portato flowerssempre più negli ultimi anni a focalizzare l’interesse verso questa fascia di popolazione che demografi e sociologi fanno confluire all’interno della categoria “terza età”. Secondo gli ultimi dati Istat gli “over 65” infatti rappresenterebbero un quinto della popolazione italiana, statistiche peraltro destinate ad aumentare velocemente, dato il basso trend di natalità e l’aumento della speranza di vita e di conseguenza della longevità.
Ma chi sono questi nuovi “senior” e come investono il loro tempo e i loro interessi? Il “senior” medio di oggigiorno, a cui mi riferisco, non assomiglia certo all’anziano canuto, triste e disimpegnato, che nell’immaginario collettivo sta seduto sulla panchina del parco a “farsi passare il tempo”. Al contrario, in linea con le più recenti indagini condotte, si documenta, ha desiderio di conoscenza, è creativo, ha voglia di impegnarsi ed apprendere (basti pensare alle tecnologie e ai nuovi mezzi di comunicazione), si mantiene in buona salute, è ricco di potenzialità, è reso maturo dall’esperienza accumulata, ma soprattutto è padrone del proprio “tempo liberato”. Inoltre benché diversi studi riportano che all’avanzare dell’età alcune capacità cognitive subiscono un declino, questo può essere compensato potenziando le capacità intellettuali e coltivando le capacità emotive, affettive e relazionali. La “terza età” se opportunamente reinventata e reimpostata può essere vissuta ancora in modo soddisfacente e gratificante, e quindi “in ben-essere”.
I nuovi anziani, o meglio “seniores” (più grandi di, in latino), hanno la possibilità e la disponibilità di risorse per investire in qualità il loro tempo: in amicizie, in affetti (ad esempio “il mestiere del nonno”), in nuove relazioni sentimentali, nello studio, nel volontariato, nello sport, in viaggi e nel divertimento. Secondo la prospettiva chiamata del ciclo di vita, life span, la “terza età” non viene più riconosciuta come ultima tappa del ciclo esistenziale, e in questo modo anche “l’invecchiare” stesso, se affrontato in largo anticipo e sempre in costruzione in un’ottica incrementale, può essere visto e rivalutato più positivamente rispetto al passato, sconfermando in questo modo facili pregiudizi e stereotipi legati all’età.
Parafrasando un’immagine di Peirone e Girardi ne “Il sole della sera”, il “senior” può essere colui che sta sì seduto sulla panchina, ma non con sguardo assente e distratto, piuttosto sta a meditare e contemplare il calar del sole “in un tramonto ancora lungo e ancora caldo”.

Questo articolo é stato scritto da Davide Pacher. Psicologo Psicoterapeuta, collabora con Lab-I, il Servizio e Laboratorio di Ricerca e Formazione in Psicologia dell’Invecchiamento dell’Università degli Studi di Padova. Specialista del Ciclo di Vita Adulto e Anziano, da anni si occupa di interventi di potenziamento del benessere e di promozione della qualità di vita rivolti alla popolazione anziana negli enti e sul territorio.

 

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