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Lavoro

Cosa può far bene il lavoratore senior

Nel biennio 2013 – 2014 il tema “Senior al lavoro” è comparso nelle agende delle Aziende, soprattutto in quelle di maggiori dimensioni. Prima non c’era poi, quasi all’improvviso, è diventato centrale. Come mai? Causa fondamentale la legge Fornero sui pensionamenti: aggiungere anni di lavoro e di presenza a chi fino al giorno prima era in lista di uscita per pensionamento o per ristrutturazioni, ha determinato prima il panico, poi la reazione delle Aziende.

Older-Worker-for-BlogLa domanda iniziale che si sono poste è stata: ma chi sono questi Senior? Cosa pensano? Cosa vogliono? Persone presenti in Azienda da trent’anni e più, praticamente sconosciute. Non come individui, naturalmente, ma come “specie”.

La cosa curiosa è che la stessa domanda, più o meno, se la sono fatta gli stessi Senior. Per lo più stupiti, se non infastiditi, dall’essere coinvolti in attività informative e formative dedicate a loro. Non capivano il senso di essere trattati come “diversi”. Ghettizzati diceva qualcuno. E quando venivano coinvolti in iniziative di questo genere le battute auto ironiche si sprecavano: dal “pannolone day” al “corso per rimbambiti”.

Ma quando si è cominciato a parlare di loro, delle storie professionali e non, la percezione delle differenze con “altre età” è emersa con chiarezza. In bene e in male, naturalmente. Sono affiorati un sacco di pregiudizi e di idee sbagliate, molti dei quali portati dagli stessi Senior con grande convinzione.

E dunque: cosa sanno fare meglio i Senior dei giovani al lavoro, e cosa peggio? Cosa dice la scienza? Una ricerca bibliografica sull’invecchiamento attivo condotta nel 2012-13 da Adelina Brizio, allora ricercatrice negli USA e oggi all’Università della Svizzera Italiana, dà delle risposte molto chiare (e confortanti) la cui sintesi potrebbe essere questa: l’invecchiamento sul lavoro è accompagnato da un cambiamento più che da un declino della prestazione.

Con l’età ovviamente ci sono delle perdite. Ma anche dei guadagni. Per esempio può calare la memoria, ma la capacità logica rimane e continua a svilupparsi. E’ accertato che l’età porta ad una minore precisione e velocità sia di percezione (reagiamo più lentamente), sia di comprensione (ci mettiamo più tempo a dare un senso alle informazioni). Ma in compenso aumenta la capacità di affrontare problemi complessi in situazioni di insicurezza. Perché insieme all’esperienza, l’età porta maggiore resistenza allo stress (e quindi pensiamo più chiaramente e “freddamente”) e non riduce la creatività. E’ la saggezza!

E poi l’età dà padronanza nell’uso del linguaggio, affidabilità, attenzione agli altri, fedeltà.

C’è poi un “assioma” che va smontato: non è vero che l’età porta automaticamente a resistere al cambiamento tecnologico! Spesso è solo la conferma di un pregiudizio: i lavoratori anziani vengono esclusi (e si auto escludono) dalla formazione e dai progetti innovativi, diventano passivi, ci mettono più tempo ad imparare … e così il pregiudizio si rinforza!

Deve essere chiaro, tuttavia, che i “guadagni” vanno esercitati e nutriti affinché siano effettivi. Come i muscoli del corpo, i muscoli della mente e dello spirito vanno mantenuti ed allenati, pena l’indebolimento.

3 Commenti

  • L’esperienza sul campo ed alcune ricerche mirate evidenziano come sia ormai ineludibile una presa di coscienza delle aziende sull’importanza dell’active ageing, che sia anche segmentato in funzione delle diverse tipologie di lavoratori maturi. Infatti, come aveva mostrato già a metà degli anni 90 il Modello di Warr, esistono diverse tipologie di correlazione età-performance, negativa per attività fisicamente faticose ed al contrario positiva in attività basate sulla conoscenza, in assenza di pressioni temporali, peraltro con un’ampia gamma di situazioni intermedie. In conclusione quindi grande attenzione individuale, come dice Corrado Bottio, ad allenare mente e spirito, ma ancor più attenzione da parte delle aziende ad implementare politiche di active ageing.
    Carlo des Dorides
    Brain Cooperation
    Centro Studi per lo Sviluppo dei Contesti Organizzativi

    • Grazie Carlo,
      il problema è che le aziende stanno facendo poco o niente. Sono in stand by aspettando chissacchè! Nel 2018 (se non ricordo male) ci sarà il prossimo gradino della legge Fornero e di nuovo salirà il panico per tutti i senior che vedranno allungata la loro permanenza in Azienda.
      Corrado

  • Corrado, sono d’accordo che le aziende stanno facendo poco o niente. Quando viene sempre ripetuta in giro l’esperienza BMW ci leggo il fatto che probabilmente non abbiamo troppe esperienze italiane da raccontare.
    Comunque noi dobbiamo forse continuare a spingere come consulenti sul tema dell’ageing perché le aziende non sottovalutino l’impatto economico di politiche intelligenti su questo tema. Forse ci conviene confidare anche in Boeri che sta cercando di dare scrollate varie sul tema pensionistico che potrebbero avere effetti positivi sull’ageing.
    Ciao

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