banner-header
Ricerche

Più occupati senior e meno giovani

chimica-operaiUn interessante documento del Centro studi Confindustria pubblicato di recente rileva che durante il periodo della crisi i 55-64enni occupati sono aumentati di 1,1 milioni, contro il calo di 1,6 milioni tra i 25-34enni. Per gli over 55 il tasso di occupazione è salito al 46,9% nel terzo trimestre 2014 dal 34,2% nel terzo 2007. Per i giovani il tasso di occupazione è sceso di 11,2 punti a 59,1%.

Questo andamento a forbice è comune a tutte le economie europee, ma è risultato più accentuato in quelle che hanno subito le maggiori contrazioni di domanda e produzione.

Le cause di questo fenomeno sono da ricercarsi, secondo CSC, non tanto nella tesi molto popolare che il lavoro dei senior spiazzi quella dei giovani, ma altrove, perché nel confronto internazionale si rileva che dove più significativi sono i livelli e gli incrementi dell’occupazione di persone più avanti negli anni, più elevati sono anche livelli e incrementi dell’occupazione giovanile. Sul fronte senior Ia tendenza è dovuta sia all’entrata in vigore di nuove regole per il pensionamento (che ritardano il ritiro dal lavoro), sia a una scolarizzazione più elevata che ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro e quindi anche il momento del ritiro, oltre che da comportamenti sociali diversi verso la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare per le donne. D’altra parte, le riforme previdenziali che si sono succedute dai primi anni Novanta hanno progressivamente innalzato i requisiti minimi per l’accesso alle pensioni di vecchiaia e di anzianità.

Sul fronte giovani CSC segnala che rimane urgente rendere più occupabili i giovani italiani, con una maggiore integrazione tra istruzione e lavoro. L’evidenza sulle difficoltà di transizione scuola-impiego in Italia indica che una priorità assoluta a tal fine è una maggiore integrazione tra istruzione e lavoro, per far combaciare meglio le competenze acquisite durante gli studi con quelle richieste nella vita lavorativa. I giovani sono maggiormente vulnerabili quando l’economia si contrae. In primo luogo, hanno poca o nessuna esperienza lavorativa e quindi sono meno appetibili per i datori di lavoro nei periodi in cui un maggior numero di persone è in cerca di impiego. In secondo luogo, le minori competenze nel trovare un posto di lavoro e le limitate risorse finanziarie rendono l’attività di ricerca meno agevole ed efficiente.

Il tema dell’innalzamento dell’età della vita produttiva è carico di implicazioni che richiedono ampie riflessioni: rapporti intergenerazionali, futuro stato sociale, mercato del lavoro, distribuzione della ricchezza.

1 Commento

Commenta