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Rapporti intergenerazionali

La generazione che ha avuto meno e dato di più all’Italia

Ogni generazione è giovane, adulta e anziana in modo proprio, unico e irripetibile. Una generazione accomuna persone nate nello stesso intervallo di anni e quindi cresciute condividendo alla medesima età gli influssi degli eventi storici e del clima sociale della propria epoca e avendo davanti le sfide comuni del proprio tempo.

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I senior di oggi appartengono alla prima generazione nata nel secondo dopoguerra. Sono i “baby boomers”: cresciuti in un Paese che con essi è entrato a pieno titolo nel club esclusivo delle società moderne, economicamente avanzate e demograficamente mature. Per capire però appieno le trasformazioni dell’Italia in cui hanno vissuto e vivono gli attuali senior è utile partire dalla generazione che li ha preceduti, quella dei loro genitori, nati tra la fine della Grande Guerra e i primi anni Trenta. Una generazione che ha attraversato in età cruciali alcuni snodi fondamentali del XX secolo e che con le sue scelte ha impostato il ritmo di marcia delle coorti successive. Costituita da coloro che dopo essere stati bambini durante la dittatura fascista, adolescenti e giovani durante i rischi e le deprivazioni del periodo bellico, si sono affacciati all’età adulta nel periodo della ricostruzione e della crescita economica. Sono diventati grandi in un’epoca nella quale, a differenza di oggi, la fase giovanile era un territorio da attraversare di corsa, guadagnando nel più breve tempo possibile una posizione attiva nella società. La comunicazione genitori-figli negli anni Trenta era infatti ancora basata su rapporti rigidi, autoritari, con forte controllo sociale. I giovani di allora non consideravano nemmeno immaginabile la possibilità di mettere in discussione l’ordine dentro e fuori le mura domestiche.

Tutto questo salta con l’evento drammatico del conflitto mondiale e con le nuove urgenze che tale evento impone. In questa fase travolgente e di emergenza continua tutto precipita imponendo scelte in prima persona che costringono a diventare adulti velocemente. «Era come se vivessimo fuori dal tempo, in una parentesi tra due epoche», racconta un testimone intervistato dal progetto “Generazione zero”. Mentre tutto attorno crolla e non è ancora chiaro come uscirne e da dove ripartire, quei giovani «scelgono di fare da sé» prendendo – come fece Enea con il padre dopo la disfatta di Troia – il paese sulle proprie spalle.

Questa generazione, di fatto, è costretta ad assumersi il compito di chiudere un’epoca e aprirne un’altra, facendo riavviare l’Italia senza troppo guardarsi indietro. È dalla sua energia vitale e creativa che prorompono il boom economico e il baby boom. Sono questi giovani a mettere fisicamente le fondamenta della nuova Italia repubblicana. A porre le basi del nuovo modello sociale e di sviluppo all’interno del quale cresceranno, in un’inedita stagione di benessere e libertà, i loro figli e nipoti. Una generazione fortemente orientata all’etica del lavoro e del sacrificio. Partita da aspettative basse, abituata a considerare i bisogni primari come obiettivi principali da realizzare, ma con grande desiderio di riscatto per sé e il proprio Paese. È la generazione che conquista il K2, con tutta la portata simbolica di questo evento. L’ultima a conoscere la fame, la prima a veder crescere i figli (gli attuali senior) nella relativa abbondanza.

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