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Alimentazione Ricerche

Mangiare meno, mangiare meglio

Che il regime dietetico possa influenzare l’insorgenza di alcune malattie associate all’età e lo stesso processo di invecchiamento è questione nota e ampiamente dibattuta.

Frühstückstisch/continental breakfastA cura di Mara Martini.

Una recente ricerca, condotta da alcuni medici italiani (Wanda Rizza, Nicola Veronese e Luigi Fontana) che collaborano anche con l’Università di Washington, cerca di fare il punto sul ruolo della riduzione del consumo calorico sia nell’insorgenza di malattie cardiovascolari e di tumori, che si sviluppano più frequentemente in età avanzata, sia nel processo di invecchiamento.

Gli autori si focalizzano, in particolare, su una riduzione del consumo calorico che non impoverisca tuttavia l’organismo di elementi fondamentali ma anzi privilegi i cibi nutrizionalmente migliori.

Più specificamente sembrano svolgere un ruolo importante nel ridurre il rischio di malattie cardiovascolari regimi dietetici che al diminuito apporto calorico associano il consumo di vegetali nutrizionalmente “ricchi” e la riduzione di grassi saturi, per lo più di origine animale.

Analogamente, a prevenire l’insorgenza di tumori sembra contribuiscano sia una dieta meno calorica (le persone in sovrappeso sono più esposte al rischio) sia un ridotto apporto di proteine animali.

Meno certe risultano per ora le evidenze rispetto al ruolo di una dieta ipocalorica nel processo di invecchiamento, sebbene diverse ricerche mettano in luce l’utilità di unire un opportuno consumo di alimenti di origine vegetale a una riduzione delle calorie in generale e degli alimenti proteici in particolare per rallentare il processo di invecchiamento.

Come spesso accade in Medicina i risultati descritti non sono univoci e più che offrire una risposta certa pongono nuovi interrogativi di ricerca, tuttavia i riscontri finora ottenuti suggeriscono di prestare attenzione ad assumere, preventivamente e quindi fin da giovani, uno stile dietetico basato sulla moderazione e sulla qualità dei componenti per “invecchiare meglio”, riducendo il rischio di alcune malattie associate all’età e con una migliore salute complessiva in età avanzata, se non per un prolungamento delle aspettative di vita.   Per approfondire: diet quality and healthy longevity

 

A cura di Antonella Losa.

Quel che è certo è che una diminuzione dell’introito calorico, anche senza arrivare ai livelli dello studio che ci servono come guida ma necessiterebbero di uno stretto controllo medico, va incontro a una delle principali modificazioni fisiologiche dell’avanzare degli anni, ovvero il minor consumo energetico.

Consumiamo di meno per le attività base del nostro organismo, come respirare, digerire, dormire; ridurre le calorie diventa quindi un’importante misura di prevenzione contro le condizioni di salute collegate a un eccesso calorico, a partire dal semplice sovrappeso che, a questa età, è una sfida in più per le ossa, le articolazioni e i muscoli soprattutto di chi intende continuare ad avere la vita attiva di sempre.

Mangiare di meno, quindi. Ma non basta: bisogna mangiare meglio, perché il nostro organismo diminuisce con gli anni la capacità di assorbire nutrienti da ciò che mangiamo.

Puntiamo quindi su nutrienti di qualità.

Qualche esempio pratico? Pensiamo alle proteine che ingeriamo. Sono fondamentali non solo, come verrebbe immediatamente da pensare, per i nostri muscoli: questo è un lato importante, ma insieme a tanti altri – fondamentali – come il “rifornire” il nostro organismo dei mattoni con cui costruirsi una lunga serie di sostanze che gli servono per funzionare bene, a partire dagli enzimi che ci servono per nutrirci bene, ovvero per trarre effettivamente sostentamento da ciò che ingeriamo.

Le proteine non sono tutte uguali: il loro “valore biologico” cambia a seconda che arrivino da uova, latte, carne, pesce, legumi o cereali.

Uova e latte hanno rispettivamente le medaglie d’oro e d’argento in questa classifica: sono due alimenti cui dobbiamo riservare particolare attenzione, senza cadere nell’eccesso e scegliendo magari i derivati più adatti a questa età, come il latte parzialmente scremato, i formaggi meno grassi, la ricotta, lo yogurt o i latti fermentati, alcuni dei quali hanno il vantaggio aggiuntivo di contenere fermenti probiotici, importanti anche per il benessere del nostro intestino.

Sempre per il nostro intestino, che ci accorgiamo essere sempre un po’ più sotto sfida col passare degli anni, è importante introdurre con la dieta un giusto quantitativo di fibre: anche qui, quindi, saper scegliere diventa fondamentale, e introdurre cereali integrali (pane, pasta) in alternativa a quelli che consumiamo normalmente aumenta ancora una volta la qualità delle nostre abitudini alimentari.

Potremo approfondire questi ed altri spunti nei prossimi articoli su alimentazione e nutrizione; resta valido il messaggio di fondo che dev’essere, a quest’età ancor più che in precedenza, meno quantità e più qualità.

 

 

 

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