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Differenze di genere

Mutamenti nella scolarità, mutamenti nei rapporti di coppia

Come noto, in Italia, negli ultimi decenni si è assistito ad un incremento dei tassi di scolarità che ha comportato, da un lato, una forte contrazione di persone senza titolo di studio o con solo la licenza elementare, dall’altro un aumento di chi ha non solo la licenza media, ma anche un diploma o una laurea.

anziani_al PCPer delineare l’impatto di tali mutamenti sulla popolazione in età tra i 55 e i 74 anni, si possono utilizzare i dati Istat Multiscopo del 2012-13, relativi a 119.073 soggetti, di cui 15.816 di 55-64 anni e 13.802 di 65-74.

Come evidenzia il grafico sottoriportato, mentre tra i 65-74enni, circa la metà si colloca nei livelli più bassi della scolarità (il 44,5% ha la licenza elementare, il 6,3% nessun titolo), nella classe di età successiva tali percentuali si dimezzano: il possesso della sola licenza elementare scende al 21,5% e i ‘nessun titolo’ all’1,8%. Speculari gli andamenti per quanto riguarda la scolarità superiore: se tra i 65-74enni, i laureati sono il 6,8% e i diplomati il 14,4%, tra i 55-64enni si sale rispettivamente all’11,5% e al 25,3%.

Grafico 1. Livelli di scolarità per classe di età

scolarita anziani 01

Alla base di questi mutamenti ci sono sia le fortissime trasformazioni del sistema socio-economico degli anni ’50-60, sia la stessa legge del 1962 che ha introdotto la scuola media unica obbligatoria, comportando il prolungamento della formazione a 14 anni e fungendo, inoltre, da traino per il proseguimento nelle scuole superiori. L’intreccio del mutamento normativo e di quello sociale è stato determinante per chi, in quegli anni, era nelle età in cui si compiono le scelte formative e ha differenziato, conseguentemente, i nati negli anni ’50-’60 da quelli nati precedentemente, molto meno toccati da tali mutamenti. Il risultato è che, ora, chi ha 55-64 anni costituisce, da un punto di vista scolastico, una generazione ben diversa da chi ne ha, invece, più di 65.

Quello che, però, qui interessa maggiormente è verificare se tali mutamenti abbiano avuto effetti simili per uomini e donne o se, invece, abbiano inciso in misura differenziata.

La tabella sottostante evidenzia con chiarezza come il mutamento sia stato più rilevante per le donne: se nelle classi più anziane la differenza tra le percentuali di uomini e donne con i livelli di scolarità più bassi era pari a 14 punti e quella dei livelli più elevati a 8,1 (in entrambi i casi a ‘sfavore’ della popolazione femminile), nella classe di età più recenti le differenze sono scese, rispettivamente a 9,9 e a 5,3 punti percentuali. Sono state quindi le ragazze, proprio perché precedentemente escluse dalla scolarità media e superiore a fruire maggiormente del mutamento normativo e delle migliorate condizioni sociali familiari degli anni’60, così come sono state soprattutto le ragazze a fruire maggiormente dell’incremento della scolarità superiore e universitaria verificatesi a partire dagli anni ’70.

Titolo di studio * Sesso * Classe d’età

scolarita anziani 02

Soprattutto, quello che interessa sottolineare è che tale specifico incremento della scolarità femminile ha avuto molte e rilevanti conseguenze.

  1. In primo luogo, si è riverberato positivamente sulla stessa collocazione lavorativa delle donne, dato che, come molte ricerche hanno messo in luce, ad essere maggiormente inserite nel mercato del lavoro sono soprattutto quelle più scolarizzate.
  2. In secondo luogo, ha contribuito in misura rilevante alla messa in discussione dei modelli tradizionali di identità delle donne e al loro porsi in modo innovativo nel contesto sociale.
  3. In terzo luogo, si può ragionevolmente ritenere che abbia avuto effetti rilevanti anche sugli assetti di coppia. Il fatto che, nelle generazioni meno giovani, le donne fossero meno scolarizzate degli uomini comportava che le coppie fossero connotate, di norma, non solo da una forte suddivisione dei ruoli per quanto riguarda la produzione delle risorse familiari (con un ruolo marcatamente maschile per le risorse economiche e con un ruolo quasi esclusivamente femminile per quanto riguarda la cura e i lavori domestici), ma anche da una consistente asimmetria relativamente al livello scolastico e culturale. Ma tale asimmetria, che si sommava al ridotto contributo femminile al reddito familiare non poteva non tradursi in un’accentuata centralità maschile in tutti i processi decisionali.

Certo, non necessariamente, una parità formale nei livelli educativi nella coppia (e perfino un’eventuale inversione della asimmetria scolastica) produce modelli di coppia paritari, ma è difficile ipotizzare che una parità culturale – specie se unita alla maggiore presenza di donne adulte nel mercato del lavoro e, quindi, al loro maggior contributo al reddito familiare- non incida sui rapporti di coppia e sui diversi processi decisionali familiari, concernenti sia le micro scelte della quotidianità, che le macro scelte di tipo strategico.

 

1 Commento

  • Ho 64 anni, ho una laurea, ho lavorato per 40 anni e ora sono pensionata. Che ci sia la convinzione che le donne della mia età non capiscono niente lo constato sulla mia pelle tutti i giorni quando mi relaziono con persone che non conosco: in uffici, in negozi e così via.
    Mi trattano come se fossi una rimbambita e non capissi nulla meravigliandosi dopo che mi hanno ascoltato per un po’. Questo non mi capitava qualche anno fa quando dimostravo meno anni. Ciò significa che effettivamente c’è uno spartiacque tra generazioni di donne che hanno più di 64 e quelle che ne hanno meno. Purtroppo erano le regole sociali che hanno impedito alle donne un po’ più grandi di me di studiare.
    Questa ulteriore discriminazione mi indigna molto. Appartengo alla generazione che ha lottato molto per i diritti delle donne, sia nel privato che nel pubblico aprendo la strada alle nuove generazioni. Non mi aspettavo di dover continuare a lottare anche da ultra sessantenne. La vita degli uomini è stata sempre più facile!

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