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Le Vostre Storie

Come si cambia…

La storia di: Maria

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La Moschea di Shiraz (Iran)

La storia di Maria e i suoi rapporti con i viaggi: Ho sempre sognato di viaggiare, conoscere popoli diversi, civiltà lontane, luoghi ricchi di arte e di storia fin dai tempi della scuola superiore. Quando arrivava la primavera, con gli amici di sempre, si progettava il “grande viaggio estivo” ed era entusiasmante scoprire libri di viaggi, manuali, carte turistiche relativi alla località prescelta che doveva sempre essere desueta.
Poi ci fu un lungo periodo in cui cessai il “mestiere di turista “ e mi dedicai alla famiglia, in particolare mi occupai di mia madre inferma e non autosufficiente.
Da alcuni anni sono libera, pensionata e ho deciso di ritornare all’antica passione per i viaggi lontani. Quando mi proposero, due anni fa, di visitare l’Iran, mi sembrò di toccare il cielo con un dito: un grande sogno si avverava! Purtroppo non fu come speravo. Ciò non a causa dell’Iran, ma a causa mia: ero io che nel frattempo ero cambiata, ma non lo sapevo ancora.
Innanzitutto mancavano gli amici di vecchia data, quelli con cui, a causa dell’antica complicità, bastava uno sguardo o una parola per comprenderci. Inoltre i luoghi visitati mi erano già ben noti: quante volte li avevo visti passare davanti agli occhi nei documentari trasmessi dalla TV o nelle trasmissioni della domenica pomeriggio.
La meraviglia, dovuta alla scoperta che la realtà è meglio di quanto letto sulla guida turistica, non esiste più: posso bere Coca-Cola dappertutto, in hotel c’è la Tv in ogni camera, le strade sono asfaltate come le nostre, soltanto un po’ più caotiche… Certo, nei paesi mussulmani le donne sono vestite diversamente, ma se ne incontrano così tante abbigliate in questo modo anche nelle nostre città che ormai ci sembrano familiari.
Così mi sono scoperta ad entusiasmarmi davanti alle piccole cose: un bassorilievo di marmo vecchio di duemila anni, un soffitto che sembra una trina, un giardino all’interno di una casa tradizionale, il battente di una porta con due maniglie: una per gli uomini e una per le donne, una vecchia donna che va al mercato, un bimbo che gioca con un pallone scolorito e un po’ sgualcito dall’uso e, nei musei , il sorriso di una donna che culla il suo bambino oppure il viso incartapecorito di un vecchio che osserva con invidia un giovane guerriero muscoloso pronto per la battaglia…
Ora è il piccolo, il particolare che mi attrae: è come se volessi ritrovare non le grandi e monumentali vestigia del passato, ma l’opera di uomini, per lo più sconosciuti, che diventano creatori. Li immagino mentre, con le loro creazioni o le loro azioni, sperano di guadagnarsi un ricordo presso le generazioni future e io mi sento vicina a loro come se un filo invisibile ci legasse attraverso gli anni e i secoli.

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