aspettative-imprese—header
immagine-senior-header
silver-value
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Letti e visti

Mia madre

La pellicola di Nanni Moretti contiene due temi: il film nel film e la malattia e morte della madre. Difficile dire quale sia il principale, nonostante il titolo.

Shots from "Mia Madre"

Shots from “Mia Madre”

Il film nel film sembra essere la parte più riuscita, quella in cui Moretti si sente più a suo agio. E’ un backstage di un ipotetico film, molto divertente, con un Turturro in forma smagliante. A volte i backstage sono più interessanti dei film. E’ come smontare un giocattolo per vedere come è fatto. Lo sa bene chi vede i film in DVD e può godere anche dei retroscena. Qui si trovano scene di “cinema cinema” con ottima recitazione e sceneggiatura esilarante che delizieranno gli spettatori senior che sono cinefili.

La parte sulla madre è in qualche modo la meno riuscita, come se il regista provasse a comunicare tutti i risvolti di un evento, che molti di noi hanno vissuto, senza riuscirci pienamente. Margherita Buy esercita la sua incredibile capacità recitativa senza riuscire a rendere meno zoppicante un copione che ha molte falle. Forse Moretti ha difficoltà ad entrare nella psicologia femminile per un evento che tocca soprattutto le donne. Sono loro che, di solito, vanno in ospedale (quando mai un uomo prende l’aspettativa per occuparsi della madre?) e portano a casa la biancheria da lavare, con tutti i risvolti emotivi che anche tale gesto semplice implica.

Come detto sopra, ci sono delle cadute ma anche degli elementi che funzionano nel personaggio della figlia. Per esempio quella particolare vicinanza che s’instaura quando ci si occupa di un genitore malato. Per esempio il trovare cose inaspettate – le toppe per i golf – a casa della mamma, oggetti che lei pensava di usare e che non userà più. Bello lo sguardo sulla biancheria della mamma. Bella anche la fantasia su come svuotare la casa dopo la morte, cosa farne dei libri, tanti frammenti di vita da cui non vorremmo separarci ma da cui dovremo separarci. Moretti rende pure bene uno stato d’animo comune: la difficoltà a lavorare con il pensiero sempre altrove, in quella difficile situazione.

Ma dove il regista risulta meno efficace è nel rendere quella particolare confusione che assale chi si occupa di una persona gravemente malata. La scena delle bollette, o della casa allagata, risulta assai artificiosa, poco credibile. La scommessa del cinema è rendere credibile una fiction, anche quando rappresenta King Kong.   Margherita, la figlia, si rapporta con la decadenza della madre, ingigantendola, come nella scena della macchina, oppure negandola, quando pretende che la madre vada in bagno da sola. Anche qui manca la sottigliezza di sentimenti, che di certo ci appartengono, ma che si giocano in modo più sfumato nella vita reale.

La figura della madre appare, essa stessa, poco credibile, nel senso che è poco generalizzabile e lo spettatore di rado ha la possibilità di ritrovare in essa un frammento della sua storia. Nonostante un’ottima interpretazione, la madre è troppo presente a se stessa, controllata, saggia, accomodante. La malattia produce spesso rabbia o depressione, è un elemento di destabilizzazione. Crea conflitti anche nei famigliari. Spesso il malato sa cogliere i segni per capire se gli resta poco da vivere. Qui tutto è controllato, attutito. Forse l’elemento autobiografico ha interferito nell’indurre Moretti a realizzare un’immagine idealizzata della madre. Solo nel momento della morte il film prende davvero vita.

“Mia madre” ha già avuto moltissime recensioni ed è stato ripetutamente sulle pagine di cronaca in occasione del Festival di Cannes. La critica italiana, divisa tra morettiani e non e, in tal modo, un po’ di parte, sottolinea la grande delicatezza con cui viene affrontata la malattia e morte della madre. Unanime è, però, l’osservazione di una scarsa incisività drammaturgica della vicenda. Alcuni critici considerano questo film il migliore del regista, mentre altri tendono a considerarlo meno riuscito de “La stanza del figlio”, come se fosse più facile raccontare un evento non autobiografico (il figlio di Moretti gode di ottima salute) piuttosto che un evento che ci tocca profondamente. I critici sono unanimi nel sottolineare l’atteggiamento sempre più pessimista del regista. Ma come vivere in modo lieto la morte di una persona cara? Il pessimismo di Moretti viene anche attribuito al film nel film: la regista (Margherita) cerca di girare un film sulle lotte operaie senza riuscire a portare a termine il suo compito. Ma forse è proprio quel cinema politico ad essere morto, perché le fabbriche sono cattedrali nel deserto e gli operai non sono più una categoria protagonista. Non è il cinema ad essere morto, ma ha preso strade diverse. Lo spettatore coglie forse più facilmente il divertimento che Moretti ha messo nel prendersi gioco del cinema e dell’”attore famoso venuto dall’America”.

“Mia Madre” merita certo di essere visto per ragioni opposte. Gli attori sono ottimi e, in parte, è oltremodo divertente. In parte, induce a riflettere su un evento importante per tutti.

Mia madre, regia di Nanni Moretti, con Margherita Buy, Nanni Moretti, John Turturro, Giulia Lazzarini

Clicca qui per vedere il trailer

Commenta