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Letti e visti

Serenità. L’arte di saper invecchiare

Si può vivere la vecchiaia cogliendo gli aspetti positivi della vita, con l’obiettivo di raggiungere la serenità?

Se lo domanda il filosofo tedesco Wilhelm Schmidt, cercando risposte convincenti innanzi tutto per se stesso, da poco entrato nella sesta decade.

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Wilhelm Schmidt, “Serenità, l’arte di saper invecchiare”, Fazi 2015

In un’epoca in cui la negazione della vecchiaia prevale sulla sua accettazione, Schmidt prende le distanze da chi si rende ridicolo nel tentativo di rimanere giovane ad ogni costo, ma anche da chi si perde nella rabbia per ciò che non ha più, incapace di vivere appieno quel che gli rimane.

Fuori dal coro di chi suggerisce rimedi per combattere l’età che avanza, Schmidt cerca di perfezionare un’arte grazie alla quale poter vivere il processo invece di resistergli: art of aging, contrapposta all’imperante anti aging.

L’arte di saper invecchiare come la contempla Schmidt prevede un percorso in dieci passi volti alla conquista della serenità. Non ci sono formule precostituite, e ciascun passo propone una riflessione utile a dare un senso e meglio comprendere ciò che già abbiamo.

Le età della vita, anzitutto, che Schmidt suggestivamente paragona allo scorrere delle ore del giorno: scattanti e pieni di energia la mattina, viviamo la nostra giornata come se non dovesse mai terminare, fino a quando, all’approssimarsi della sera, diventiamo consapevoli che ci sarebbe ancora molto da fare, ma il tempo è poco e la stanchezza avanza.

E poi, passo dopo passo, la conoscenza della vecchiaia in tutte le sue caratteristiche, per poterla vivere con consapevolezza; la rivalutazione delle abitudini, intese come fonte di rassicurazione; l’attenzione al piacere e alla capacità di goderne in tutte le forme possibili, anche accettando il fatto che gli stessi piaceri di un tempo possono oggi essere sperimentati con modalità diverse, ma non meno apprezzabili.

Nel cammino verso la serenità, non può mancare la capacità di entrare in rapporto con il dolore e con l’infelicità, e la riscoperta del contatto, per consolarci, ma anche per aprirci all’amore e all’amicizia e continuare a far parte di una rete.

Il percorso termina con i passaggi più profondi: la ricerca del significato della vita, attraverso l’avvedutezza, e la consapevolezza della morte per potervi convivere. E poi? Non resta che interrogarci – e sperare – in una vita possibile dopo la morte.

Alla fine del percorso, non si illuda il lettore trovare la ricetta infallibile per raggiungere la serenità, poiché:

(…) nell’arte di vivere non può esserci nessuna piena maestria. La vita resta fino all’ultimo soltanto un progetto di ricerca. Si presentano esperienze e sfide sempre nuove, mutamenti sociali e conquiste tecniche di cui bisogna rendere conto. Non esiste un sapere in grado di garantire una certezza definitiva. Niente di nuovo: già Seneca parlava in questi termini nel I secolo d.C., sostenendo che «bisogna imparare la vita per tutta la vita» (vivere tota vita discendum est, De brevitate vitae, VII, 3) (pp. 18-19).

“Serenità” è un testo gradevole e accessibile anche a chi non è avvezzo a letture filosofiche. Con linguaggio accattivante, talora garbatamente ironico, l’Autore spazia dalle citazioni filosofiche alle canzoni che hanno avuto un significato nella sua vita. Docente di filosofia all’Università di Erfurt, Schmidt ha anche svolto l’attività di consulente filosofico ai pazienti presso un ospedale di Zurigo. Ha scritto diversi libri sull’arte di vivere, editi in Italia da Fazi.

 

 

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