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Salute

Dottore, ho sentito mia mamma tossire durante il pasto…

I medici e i mass media insistono spesso, e giustamente, sull’importanza che le persone anziane si alimentino con una dieta varia ed equilibrata e che, nell’arco della giornata, assumano adeguate quantità di liquidi, specie nei periodi caldi. Tali indicazioni, certamente condivisibili in linea di principio, possono tuttavia disfagia-problemi-a-deglutirerivelarsi in alcuni casi non semplici da seguire. A qualcuno tra i lettori, infatti, sarà capitato di osservare un proprio parente anziano alimentarsi e idratarsi con fatica. Ad esempio avrà sentito la voce del proprio congiunto divenire gorgogliante dopo aver sorseggiato un bicchiere, avrà notato che tossisce durante i pasti fino quasi a soffocarsi, o ancora avrà notato la tendenza a trattenere il cibo in bocca senza deglutirlo. Queste persone possono essere affette da disfagia. Che cosa è la disfagia e a quali segnali bisogna prestare attenzione per identificarla precocemente?

La disfagia è una disfunzione dell’apparato digerente, consistente nella difficoltà a deglutire e nel garantire il corretto transito del bolo (cioè dell’alimento che si prepara a essere digerito) nelle vie digestive superiori. In genere si riconoscono due fasi deglutitorie, orofaringea e esofagea: nella fase orofaringea il cibo, masticato, viene preparato ad essere espulso dalla cavità orale. Nella fase esofagea il bolo viene tradotto attraverso delle contrazioni muscolari involontarie verso lo stomaco. La deglutizione è dunque un atto complesso, regolato e coordinato a più livelli ed è quindi facilmente comprensibile come, una qualsiasi alterazione dei sistemi di regolazione possa indurre disfagia. La disfagia è generalmente causata da ostruzioni (ovvero da una riduzione del canale esofageo per compressione o diverticoli) oppure da alterazioni di tipo neurologico. Nell’anziano, soprattutto disabili e affetti da deficit cognitivi gravi, è preminente quest’ultima forma. In questi soggetti, infatti, si può avere una riduzione della capacità di spinta della lingua, una minor produzione di saliva per ridotta efficienza delle ghiandole salivari ed un riflesso della tosse meno efficace. Infine, i sistemi di propulsione del cibo nella cavità orale e in esofago possono essere alterati. Inoltre bisogna considerare che con l’età diminuisce il senso del gusto e la masticazione può essere compromessa per la mancanza di dentatura o per l’inadeguatezza delle protesi dentarie, spesso danneggiate e mal funzionanti.

Quando ci si prenda cura di una persona anziana disfagica, bisogna temere in particolare due evenienze: la prima evenienza è che durante il pasto, il cibo potrebbe finire nelle vie aeree anziché in esofago, causando le cosiddette polmoniti “ab ingestis”, con esiti spesso drammatici (è frequentemente causa di decesso). La seconda evenienza, meno drammatica ma altrettanto pericolosa, è che si instauri la malnutrizione. Infatti, l’anziano disfagico tende a bere progressivamente meno e ad alimentarsi in maniera insufficiente, andando in questo modo incontro a un progressivo calo ponderale e perdita di massa muscolare. Non infrequentemente l’anziano con disfagia grave giunge all’osservazione in ospedale per acuti con quadri gravi di disidratazione e malnutrizione.

Per diagnosticare la disfagia occorre innanzitutto riconoscerla e ricercarne i segni utilizzando semplici test: in alcuni casi è sufficiente invitare la persona a bere piccole quantità di acqua in tre tempi diversi e verificare la comparsa di tosse, voce gorgogliante o difficoltà respiratorie. Se una di queste evenienze si verifica si deve sospettare la presenza di disfagia. Una volta formulata la diagnosi, occorrerà invitare la persona disfagica ad osservare alcune norme comportamentali: innanzitutto, durante il pasto, la persona disfagica (soprattutto se allettata) dovrà assumere sempre una posizione seduta con il tronco eretto, il capo leggermente reclinato in avanti ed il mento lievemente abbassato verso il torace. Tale postura faciliterà il passaggio del cibo e dei liquidi in cavità orale e in esofago. Il soggetto dovrà alimentarsi lentamente, riducendo al minimo le distrazioni, introducendo piccole quantità di cibo per volta e, nei casi più gravi, invitandolo a emettere colpi di tosse ogni due, tre bocconi per eliminare eventuali ristagni di cibo in faringe. È sempre utile mantenere la postura eretta circa venti minuti dopo la fine del pasto.

Quali cibi privilegiare e quali evitare? L’alimento ideale da preparare deve avere consistenza morbida che crei un bolo omogeneo in grado di scivolare senza impastare né aderire al palato; particolare attenzione invece deve essere posta agli alimenti di consistenza liquida (sciroppi, yogurt da bere, succhi di frutta, bibite) che possono defluire inopinatamente nelle vie aeree. Per i liquidi (fondamentali per evitare la disidratazione dei pazienti) andranno sempre utilizzati dei prodotti addensanti in grado di rendere la consistenza degli stessi più pastosa. Per contrastare la malnutrizione e aumentare l’apporto calorico è possibile aggiungere dei condimenti (burro, olio) durante la preparazione dei pasti creando una dieta il più possibile personalizzata sui gusti del paziente. Recentemente sono stati anche messi in commercio preparati ipercalorici simili a budini, che possono essere utili in casi di disfagia. Particolare attenzione andrà rivolta all’igiene del cavo orale (occorre sempre verificare che non rimangano residui di cibo in bocca dopo la fine di ogni pasto).

Assistere una persona affetta da disfagia richiede impegno costante, conoscenze specifiche e tanta pazienza! Unendo questi tre elementi si ottengono i risultati migliori. E’ però possibile rivolgersi a specialisti che si occupano di queste problematiche: geriatra, nutrizionista e logopedista sono le persone in genere più esperte e che possono essere interpellate al bisogno.

A questo articolo ha collaborato Alessandra Anzuini, specializzanda in Geriatria, Università Milano – Bicocca.

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