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Le Vostre Storie

Guardiamo al futuro

La storia di: Vincenzo

Viviamo per molti anni, pensando che il lavoro sia un obbligo, un dovere, può anche essere un piacere se si ha la fortuna di fare una professione in cui ti senti realizzato secondo le tue aspettative. Dipende dal tipo di attività: libera 0professione o lavoro dipendente. Nel primo caso non hai limiti di età nel secondo caso sì; ci possono essere delle eccezioni che in funzione del livello di conoscenza specifica ti permettono di fare per un certo periodo il consulente. Io appartengo a questa eccezione anche se in modo parziale perchè non ho voluto aprire una partita iva e solo fatto un lavoro a progetto per 5 anni dopo la pensione.
Ovviamente lo Stato dice la sua perchè ti tassa in modo spropositato e dal punto di vista economico non è incentivante.
A 65 anni ho finalmente chiuso con il mondo del lavoro, come dicevano i vecchi rivoluzionari mi sono appropriato del mio tempo, dei miei pensieri e anche della noia. Non fare nulla, diventa più un problema degli altri che tuo. La domanda che mi viene rivolta più spesso è: ma adesso cosa fai? sono preoccupati che finendo il lavoro sia finita la tua vita e un domani anche la loro, perchè secondo il pensiero comune il lavoro è vita e non una necessità. Se una persona commette l’errore, come ho fatto io, di dedicarmi al lavoro e alla famiglia e non di pensare anche a se stessi è ovvio che dopo non sai cosa fare. Lo stato d’animo può essere di smarrimento e di inutilità. Arriva il momento di leggersi dentro, di fare un viaggio nei propri pensieri e di trovare delle risposte e anche delle domande rimaste inevase.
Sono partito dal principio non di riempire il tempo ma di viverlo.
In parte ho risolto il mio quesito, devo ancora trovare il famoso 80/20, ho risolto la parte del dovere ma devo ancora dare una risposta alla parte edonistica che è direttamente proporzionale ai sogni non realizzati.
Sei mesi prima di chiudere il mio rapporto di lavoro ho ricevuto un invito dall’Aldai di partecipare ad un corso sul volontariato per ex manager, definiti senior.
Un po’ per curiosità un po’ per vocazione, ho partecipato per circa 3 mesi a questo corso, mi si è aperto un mondo, ho scoperto che cos’è il terzo settore, c’è uno spazio aperto a nuove idee e partecipazione. Infatti con altri 15 colleghi del corso abbiamo deciso di continuare e costituire l’associazione manager no profit che ha l’obiettivo di mettere a disposizione del mondo delle associazioni no profit le proprie competenze,abbiamo creato una rete aperta ad altri senior e disposti a condividere con noi la nostra mission.
Siamo quasi pronti, ci mancano solo alcuni aspetti organizzativi , a settembre saremo pronti per il decollo.
Nel contempo ognuno di noi ha già contatti con alcune associazioni, per quanto mi riguarda sono diventato socio Vises e stiamo lavorando su alcuni progetti rivolti ai giovani. Improvvisamente si è allargato il numero delle mie relazioni, dal confronto e dalle reciproche esperienze si sta arricchendo il mio bagaglio di conoscenze, ho riscoperto la voglia d’imparare e di crescere come uomo e come professionista. 50 anni fa un mio amico mi disse: meglio 100 amici in piazza che 100 lire in tasca.
Oggi più che mai questo è vero, avere una rete di relazioni vale molto di più che continuare a lavorare per riempire il tempo e guadagnare dei soldi.
E’ giusto che l’uomo trovi una sua dimensione che non deve essere esclusivamente consumistica, perchè l’appagamento interiore e dei sentimenti è un patrimonio che ha un valore inestimabile.

1 Commento

  • Leggere questo racconto mi ha trasmesso un grande entusiasmo. Dalle parole traspare vita vita vita, quella che, in questo periodo, si rischia di dimenticare. Quante volte si pensa di non poter più frequentare assiduamente amici, averne soprattutto degli altri come fanno i giovani e la paura della solitudine che potrebbe attanagliarti ti immobilizza e ti fa rifugiare in ciò che hai già. Dentro di me lotto perchè come Amina possa una volta in pensione coltivare un mondo di interessi con chi mi ama che mi consenta di rimanere viva e spero come Vincenzo di avere una mente progettuale che non ti fa sentire mai vecchio.

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