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I sogni dei lettori senior

I senior sono spesso presbiti. Ma talora gli editori non sembrano accorgersene. Oppure non se ne occupano più di tanto. Eppure i senior, le donne in particolare, sono lettori forti.

Racconto un episodio che mi è successo. Prendo in biblioteca “La zia Giulia e lo scribacchino” di Mario Vargas Llosa. Arranco sulle prime pagine: l’edizione economica ha caratteri minuscoli – 10 o 12? – su cui mi affatico anche indossando gli occhiali. OK, lo compero. Corro speranzosa in libreria. E cosa trovo? Solo la stessa edizione economica illeggibile. Niente edizione rilegata. Eppure parlo di uno scrittore Premio Nobel, non di uno di quei libri che passano dalla stampa al macero. Parlo di un long-seller.

E’ vero che esiste l’e-book, dove uno se lo legge anche a carattere 20. Ma non sono forse i senior, nati in un mondo di carta, a voler continuare a annusare un libro?

Ecco mi piacerebbe un’opzione, magari on demand: ordino un certo libro con il carattere 16 e l’editore me lo stampa e una settimana dopo lo trovo in libreria. Grazie alle nuove tecnologie è un gioco da ragazzi. Costa di più? Pazienza. Sono certa che i lettori senior pagherebbero volentieri un’ edizione gradevolmente leggibile.

Poi ci sono gli scrittori che non usano i capoversi, ovvero che non vanno mai a capo né iniziano un nuovo paragrafo. D’accordo, lo fanno per esprimere un flusso di pensiero continuo pure dove c’è una frattura. Cito José Saramago e Javier Marias, tanto per fare due nomi noti. Javier Marias, con “Domani nella battaglia pensa a me”, è pubblicato senza capoversi e con caratteri minuscoli nell’edizione economica. Prendere o lasciare. Chapeau. Fantastico. Apro il libro e trovo pagine intere inondate di parole senza uno spazietto bianco neppure per pietà. Penso a un’opera di arte moderna intitolata “Vietato leggere” (niente paura, l’ho letto tutto, pur imprecando).

Ma perché l’editor non fa il suo mestiere, non si mette nei panni del lettore senior – ma pure junior – anche a costo di scontrarsi con lo scrittore?

Leggere è un piacere della vita. Non può essere una guerra di trincea.

1 Commento

  • Quante volte prima di comprare un libro, ho sfogliato le pagine, non solo per capire se poteva piacermi, ma soprattutto per vedere se sarei riuscita a leggerne i caratteri. Ormai infatti scelgo solo libri che i miei occhi, con occhiali, riescono a decifrare senza fatica.
    Leggo molto e di tanto in tanto riscopro vecchi libri, scritti su carta robusta e con caratteri neri e molto chiari: ho davanti a me, tanto per fare un esempio, “Sorelle” di Lidia Ravera, del 1994.
    E comunque spero che gli editori invecchino anche loro, cosí si renderanno conto del problema. Ho un tablet, ma adoro la carta stampata, il libro ben scritto e ben fatto, che non ha bisogno che di me, dei miei occhi e di tutta me stessa, per sprigionare la sua potenza (quando ce l’ha, ovviamente… 😉).

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