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Letti e visti

Youth. La giovinezza

Vorrei non sapere niente di un film finché non lo vedo. Ma con “Youth. La giovinezza” la stampa non ha saputo passare sotto silenzio le scene chiave, creando un senso di déja vu che rovina un poco la sorpresa.

Dal Film “La giovinezza” di Paolo Sorentino. Nella foto Michael Caine e Harvey Keitel.

Nonostante il titolo, il film rappresenta la vecchiaia nei suoi volti più temibili sia sul piano fisico, sia sul piano psicologico. Non viene risparmiata la visione dei corpi nudi dei vecchi. Forse per pudore o forse per una inevitabile negazione della vecchiaia, lo spettatore preferirebbe stendere un velo su una terribile contraddizione della vita: la vecchiaia come scomodo preludio alla morte. In altri film sullo stesso tema lo sguardo del regista è stato più pietoso. Ma ovviamente Sorrentino non voleva fare sconti.

Anche l’atteggiamento dei vecchi verso la vita è pessimista. La vita a casa è “routine”. Ma anche lo splendido resort svizzero dove si svolge il film offre solo massaggi, saune, fanghi termali ed esami medici quotidiani. Non bastano la bellezza delle montagne, l’accuratezza svizzera delle cure, gli spettacoli, l’armonia dell’architettura a dare dignità alla vecchiaia che appare come disordine, bruttezza, una nota stonata più evidente in quell’ambiente armonioso. Michael Caine, il musicista a riposo, quando il medico gli conferma la sua ottima salute, si chiede cosa sia una vecchiaia senza le malattie che la possano in qualche modo giustificare.

Harvey Keitel, l’altro protagonista della pellicola, è il regista che tenta di fare il suo ultimo film senza riuscire a concludere il lavoro. Il film nel film ravviva con attori giovani e con battute interessanti la tristezza del luogo.

E’ particolarmente convincente il rapporto tra il musicista e la figlia, è molto caloroso, molto sentito. Ma forse una delle scene più riuscite del film è quella in cui i due amici anziani osservano la vita altrui, sui cui eventi si divertono a scommettere. Dunque nella vecchiaia, in questa accezione pessimista non mitigata dal finale, si passa dall’essere protagonisti all’essere spettatori.

Ma dove troviamo la finestra aperta sulla gioventù nel film? Non certo nella scontata e inarrivabile miss che ad un certo punto compare. Forse nella cantante pop, così lontana dal mondo del vecchio musicista. O forse ancora nella massaggiatrice, una ragazza magnetica nel toccare e nel ballare. Il titolo ci rimanda a quel misto di ammirazione, invidia e rabbia che proviamo quando osserviamo un essere pieno di vita e di bellezza non toccato dal tempo. Forse era questo il messaggio del film ma era difficile da decifrare nell’intrico dei temi affrontati.

I personaggi minori, molto grotteschi e felliniani, sono la parte più debole e artificiosa del film. Sorrentino non sembra riuscire a fare propria le lezione del maestro a cui si ispira vistosamente. La sceneggiatura, sempre del regista, ha spunti felici e momenti di banalità. Il film risulta disomogeneo, con troppi temi mentre sembra sfuggire di mano il tema principale: lo sguardo dei vecchi sulla giovinezza (degli altri). Al contrario lo sguardo è centrato sulla propria vecchiaia o sulla propria giovinezza. Da qui il tono malinconico del film, che si conclude sul valore delle emozioni. Ma si parla di emozioni senza rappresentarle in una pellicola che è essenzialmente un esercizio di stile.

La critica si è assai divisa sul film. Da una parte si ammira la capacità registica di Sorrentino e si considera “Youth” un capolavoro. Dall’altra il paragone con “La grande bellezza” induce a considerare questo film meno riuscito, nonostante l’abilità degli attori. La sceneggiatura appare discontinua e il regista ha forse peccato di una eccessiva ambizione.

Il film è così ricco di immagini, di musica e di temi che può piacere a tanti. Comunque è una pellicola che fa decisamente discutere.

Youth. La giovinezza” di Paolo Sorrentino con Michael Caine, Harvey Keitel, Paul Dano, Rachel Weisz e Jane Fonda

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