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Ricerche

Benessere degli over 60, Italia 37esima in classifica

Puntuale all’appuntamento annuale, la ricerca Global AgeWatch 2015 ha stabilito la graduatoria mondiale in base al benessere sociale ed economico delle persone sopra i 60 anni.

global-agewatch-index-2015-cover-image-with-border_340x226La ricerca prende in considerazione 96 Paesi di tutti i Continenti (erano 93 l’anno scorso) e parte dalla constatazione che nel 2015 ci sono nel mondo 901 milioni di uomini e donne dai 60 anni in su, che il numero salirà nel 2030 a 1,4 miliardi (cioè il 16,5% della popolazione globale) e che rispetto all’anno scorso sono in crescita le diseguaglianze.

Nella graduatoria dei 96 Paesi esaminati, l’Italia quest’anno risulta al 37° posto, posizione appena migliore rispetto alla 39° raggiunta nel 2014.

Il benessere degli Italiani, secondo questo studio, è peggiore dei Paesi notoriamente più attenti al welfare (come Svezia, Norvegia e Svizzera, rispettivamente terza, seconda e prima in classifica) e di Paesi più ricchi del nostro, come Stati Uniti e Giappone. Ma è peggiore anche di tantissimi Paesi europei con cui siamo soliti confrontarci, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio, e persino di Polonia ed Estonia. In fondo alla classifica si trovano Mozambico, Malawi e Afghanistan.

I risultati si basano sull’analisi di quattro dimensioni: la sicurezza di reddito ed economica, la salute, le capabilities e l’ambiente.

La posizione deludente dell’Italia è frutto di performance molto diverse nelle quattro dimensioni.

Brilliamo con un 6° posto sul fronte “salute” (che considera i dati relativi ad aspettativa di vita, ad aspettativa di vita in buona salute e al benessere psicologico percepito). Non ce la caviamo male neppure sul fronte “sicurezza economica”, dove risultiamo 24esimi in base ai seguenti indicatori: copertura pensionistica, tasso di povertà e ricchezza pro capite. Al contrario, sono preoccupanti gli altri risultati. Siamo solo al 63° posto per la dimensione “capabilities”, che considera l’occupazione dei senior e il loro livello di istruzione. E addirittura in 74° posizione se si prende in considerazione l’ambiente più o meno favorevole (qui i fattori esaminati sono: la percezione di sicurezza fisica, le relazioni sociali, le libertà civili e l’accessibilità ai trasporti pubblici). Su quest’ultimo punto, un ulteriore approfondimento mette in evidenza che mentre le relazioni sociali e familiari consentono una buona qualità di vita, a far sprofondare il punteggio sono soprattutto il non sentirsi sicuri fisicamente e le difficoltà di mobilità.

Se si tiene conto che questo “profilo” di punti forti e deboli è del tutto simile a quello emerso l’anno scorso, non si può che concludere che sono ancora carenti delle politiche specifiche rivolte agli over60 che rimedino agli aspetti di maggior sofferenza e di maggior divario con gli altri Paesi avanzati.

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