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Psicologia e longevità

Mantenere attiva la mente

Cruciverba, sudoku, training… come mantenere attiva la nostra mente?

E’ ormai noto come nell’invecchiamento sia possibile potenziare le abilità cognitive grazie a meccanismi di plasticità cerebrale presenti anche senior_playing_chess_800x600nell’età adulta avanzata. Siamo anche costantemente esposti a notizie sui possibili benefici dell’allenamento mentale, dai cruciverba sotto l’ombrellone a percorsi più impegnativi come i training di memoria.

Ma quali sono le attività che mantengono realmente in salute la nostra mente? Quali le caratteristiche che deve possedere un allenamento mentale?

Come suggerito da recenti ricerche scientifiche, le attività che scegliamo possono essere diverse e tutte potenzialmente valide nell’apportare benefici a livello cognitivo. Quel che invece potrebbe fare la differenza è il grado di competenza che un individuo possiede rispetto alle attività prescelte: esse dovrebbero essere sempre nuove o sfidanti, in grado di far accrescere di volta in volta le nostre abilità.

Esemplificando, per un matematico quali benefici potrebbe apportare il fare calcoli a mente? O ancora, ha senso per un esperto di lingua inglese fare esercizi di grammatica?

Il continuare a compiere attività ben apprese, come negli esempi suddetti, permette al più di mantenere inalterate le funzioni cognitive sottostanti ma nulla aggiunge in termini di miglioramento delle stesse. Quando invece ci confrontiamo con un nuovo compito o con uno di difficoltà superiore a quella abituale, sollecitiamo -potenziandole- diverse aree cerebrali e le spingiamo verso un grado di funzionamento ottimale.

Sulla base di  queste evidenze gli studiosi di potenziamento cognitivo propongono una nuova generazione di training definiti “adattivi”, tuttora oggetto di ricerca. In questi interventi la difficoltà degli esercizi proposti viene manipolata sulla base del livello di performance raggiunto dai partecipanti in un dato momento. Ad esempio, man mano che l’individuo aumenta le sue abilità di ricordare verranno aggiunti nuovi stimoli, rendendo gli esercizi di un livello di difficoltà maggiore rispetto al grado di competenza precedentemente acquisito. Questi training, tagliati quindi sulla specifica persona, non rischiano mai di annoiare l’individuo con un allenamento troppo facile né di demotivarlo proponendo attività eccessivamente difficili.

Gli esercizi così proposti sembrano apportare benefici non solo nella funzione cognitiva oggetto di allenamento ma anche in altre abilità cognitive connesse a quella specificamente esercitata e che coinvolgono le medesime aree cerebrali. Questi benefici sono definiti come “effetti di generalizzazione dei training” intendendo proprio la possibilità che migliorando ad esempio la memoria si incrementino anche le capacità di attenzione, di problem solving e così via.

In uno studio del 2014 (Park et al., 2014) ricercatori americani hanno dimostrato che a seguito di 3 mesi di partecipazione a corsi di ricamo, fotografia e altre attività nuove vi erano notevoli miglioramenti dal punto di vista cognitivo, soprattutto nelle abilità di memoria. Ciò non si verificava invece per coloro che svolgevano attività piacevoli e stimolanti ma che non richiedevano l’acquisizione di nuove competenze (gruppo di controllo).

I dati di questo studio dimostrano, una volta di più, che a prescindere da quale attività scegliamo per mantenerci mentalmente attivi l’importante è che essa richieda motivazione da parte della persona e un grado di difficoltà / novità adeguato.

Non sono da sottovalutare inoltre l’autoefficacia percepita dall’individuo, quanto egli pensa di poter migliorare e le convinzioni che possiede rispetto al funzionamento cognitivo. Alcuni percorsi di training – ad esempio il Lab.I Empowerment Cognitivo sviluppato da ricercatori dell’Università di Padova – combinano esercizi cognitivi, strategie per facilitare il ricordo e un percorso di conoscenza della propria mente, migliorando la fiducia nelle proprie abilità e promuovendo benessere psicologico oltre che cognitivo.

Mantenersi mentalmente attivi funge da “scudo” contro il declino cognitivo collegato all’età. Vi sono inoltre evidenze che, grazie all’esercizio e ai training, è possibile posporre la manifestazione sintomatica delle patologie neurodegenerative di circa 5 anni (Hertzog et al., 2008). I benefici dell’attività mentale e della stimolazione cognitiva sono anche dimostrati qualora le patologie si siano già manifestate.

Quindi, ben venga anche La Settimana Enigmistica per mantenerci mentalmente in forma, a patto di non essere superesperti o di aumentare costantemente il grado di difficoltà.

Questo articolo è stato scritto da Alessandra Cantarella. Psicologa, dottore di ricerca ed assegnista presso l’Università di Padova, collabora con il Lab-I, il Servizio e Laboratorio di Ricerca e Formazione in Psicologia dell’Invecchiamento della medesima Università. Si occupa di progettare e promuovere interventi di potenziamento delle abilità cognitive, del benessere e della qualità di vita in individui anziani.

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