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Il punto

60-70enni: in soffitta il cliché tradizionale

… Ma sostituito da cosa ?   La rappresentazione tradizionale del sessanta-settantenne è ormai andata in soffitta. Però siamo ancora lontani dall’aver costruito un’alternativa forte che tenga conto delle novità demografiche, di salute e di stili di vita.

images coppiaOggi non si riescono più a trovare sessantenni che si considerino anziani, e le ricerche ci raccontano che anche dopo i settanta la percezione di sé non coincide con quella del vecchio.

La pensione rimane un traguardo importante per la maggioranza delle persone, ma sentirsi catalogato come “pensionato” piace a pochissimi.

I dati sulla longevità e il formidabile allungamento dell’aspettativa di vita, fino a un lustro fa conosciuti solo da qualche demografo appassionato del tema, oggi sono invece ben noti a tutti i senior, che si regolano di conseguenza. E anche se non si è aggiornati sui dati statistici, qualche parente centenario sta lì a rammentare che i paradigmi sono cambiati.

Acciacchi e malattie, raggiunti i sessanta e ancor di più i settant’anni, non mancano di certo, ma quando si fa il confronto con le generazioni che ci hanno preceduto balza agli occhi che prevenzione e cure mediche permettono di vivere con maggior autonomia questa età e più o meno segretamente ciascuno coltiva la speranza di rimanere in discreta forma fisica ancora per qualche lustro.

E’ quindi stata spazzata via la figura del sessanta-settantenne che tira i remi in barca rifugiandosi sulle panchine del parco, che vive questa età a carico della società e dei figli e che riesce ad immaginare il proprio prossimo futuro esclusivamente come declino triste.

In pochi anni la rappresentazione sociale di questa fascia d’età è stata smontata, si è frantumata, vittima di cambiamenti demografici e medici, ma anche psicologici e di consumo.

 

Il punto è che oggi siamo ancora a metà del guado: nel senso che se il modello precedente non tiene più, e ormai ne sono consapevoli tutti, all’orizzonte non si profila ancora un’alternativa socialmente accettata, mediaticamente diffusa e politicamente sostenuta.

Il nuovo modo di vivere l’età da senior è ad oggi frutto di percorsi di vita individuali, di scelte personali, di esplorazioni soggettive, che possono soddisfare la psicologia dei senior più curiosi e avventurosi, ma che lasciano una sgradevole incertezza nei più.

Si è distrutto ma non ancora costruito: finché non si consoliderà una nuova figura di senior, una figura che non abbia più le caratteristiche dell’adulto maturo quarantenne e cinquantenne, e non ancora quelle della “vecchiaia vera” spesso rappresentata oggi dagli over80, fino ad allora ognuno proverà ad inventarsi il proprio modo di vivere questa età.

Quando un giorno saranno più definite le aspettative verso la fascia di età dei sessanta-settantenni, in particolare le aspettative sul piano delle capacità fisiche, delle condizioni di salute, delle prestazioni lavorative, delle potenzialità affettive, del ruolo tra generazioni, delle possibilità di apprendimento, acculturamento, mobilità e svago, allora quel giorno forse vivere da senior sarà meno intrigante ma sicuramente un po’ più facile.

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