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Rapporti intergenerazionali

Siamo sempre più ricchi di nonni. Ma cosa ce ne facciamo?

 

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foto dal progetto “un nonno per amico”

Entro questa prima metà del XXI secolo osserveremo accadere un fatto straordinario, mai accaduto prima. Ancor più raro del passaggio delle comete provenienti dalla Nube di Oort. Si tratta del sorpasso all’interno degli abitanti del pianeta Terra degli over 60 sugli under 15. Avremo su tutto il globo più persone in età da nonno che in età da nipote. Questo però è già accaduto in alcuni paesi come l’Italia. Insomma siamo entrati nel secolo dell’abbondanza dei nonni. La domanda cruciale che ora si pone è: cosa ce ne facciamo? Questione tanto più importante nel nostro paese dove questa ricchezza è in più forte crescita. Il dibattito è aperto e chi ha buone idee si faccia avanti. Più, infatti, valorizzeremo il “bene nonno” e meglio vivremo la sfida della longevità e della produzione di benessere nelle società mature.

La condizione di partenza è però che l’impegno in attività economiche, sociali, familiari dei senior sia più un piacere che un obbligo. Solo così, come mostrano varie ricerche, si ottengono benefici sotto ogni aspetto. Il continuare ad essere positivamente attivi consente, infatti, oltre a mantenere buone condizioni di salute (quindi ridurre i costi della spesa sanitaria) anche di fornire valore aggiunto alla comunità in cui si vive. In Italia prevalgono purtroppo gli obblighi: da un lato si forzano, in negativo, le persone ad andare in pensione più tardi anziché favorire, in positivo, condizioni che consentano di far diventare una scelta e una opportunità quella di essere attivi più a lungo, d’altro lato si forzano le famiglie a contare sull’aiuto dei nonni per accudire i nipoti per carenza di servizi per l’infanzia e di misure di conciliazione. Accade così che chi non ha nipoti si trovi a invidiare chi li ha e può passare del tempo con loro, mentre chi ha nipoti invidia chi non li ha per la libertà di uso del proprio tempo.

Riprendendo un vecchio adagio, possiamo considerare la vita divisa in tre fasi. Nella prima si è figli e nella seconda, prevalentemente, genitori. La terza fase non è quella in cui si è cooptati nel ruolo di nonni ma quella in cui si può essere liberi, finalmente, di essere e di fare più ciò che si desidera.

Insomma, essere nonno non deve essere un dovere e nemmeno un mestiere per coprire la carenza di welfare pubblico, ma un diritto e una opportunità vissuta con reciproco piacere sia dai nonni che dai nipoti. Ma anche chi non è nonno può svolgere un ruolo importante di arricchimento della relazione tra vecchie e nuove generazioni all’interno della comunità in cui vive.

Trasformare in vera ricchezza questa inedita abbondanza demografica è una delle sfide principali per il nostro paese nei prossimi decenni, ma lo sarà sempre di più anche per l’intero pianeta. L’Italia, come precursore di questi cambiamenti, ha il compito di indicare la strada a cui tutti guarderanno sia che si tratti di quella giusta da seguire oppure quella sbagliata da evitare. L’auspicio è di riuscire ad imboccare la prima.

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