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Letti e visti

Le luci della ribalta

Il 63enne Charlie Chaplin e il clown senior Calvero.

Perché parlare ancora di un film del 1952? Perché è forse il film meno popolare ma più perfetto di Charlie Chaplin. E tratta un tema molto attuale.

La vita di Charlie Chaplin è singolare per il folgorante meritatissimo successo luci della ribaltae poi per l’esilio e la crisi artistica nel passaggio dal cinema muto a quello sonoro. Ma, successivamente, assistiamo a una rinascita sia artistica sia personale. Chaplin senior se la cava benissimo a recitare e, dopo tante vicende travagliate, trova un rapporto soddisfacente con l’ultima moglie Oona. E viene insignito del premio Oscar a 83 anni.

Il fatto è che non poteva resuscitare Charlot perché non aveva più il fisico atletico del passato. E poi “ Il vagabondo non può parlare, quando parla è finito”. Ecco che Chaplin trova una soluzione brillante. Si inventa Calvero, un clown senior che prima allena le pulci e poi si finge basso e zoppo e suona il violino. Niente più salti e danze, dunque. Ma nel frattempo il grande regista aveva “ormai” 63 anni. E Chaplin immagina Terry, la giovane ballerina che tenta il suicidio. Lui la aiuta a risollevarsi e a riprendere fiducia in se stessa. Ma non è il solito rapporto del senior che fa da psicoterapeuta alla giovane in crisi. Dopo, sarà lei a occuparsi di lui in un rapporto davvero reciproco. E Terry si innamora di lui. E’ la prima volta che l’amore di Chaplin è corrisposto, come se fosse necessario essere in là con gli anni per meritarlo. I dialoghi tra i due non nascondono i dispiaceri del declino ma traboccano di ottimismo. Bella la sceneggiatura, da tenere a mente come un talismano per i momenti difficili.

Chaplin affronta il sonoro, come regista e attore, con tre film “Il grande dittatore”, “Monsieur Verdoux” e “Le luci della ribalta”. Ma nei primi due bellissimi film la recitazione è teatrale, sopra le righe. Solo in questa pellicola la recitazione si adatta a lui come una seconda pelle. Già perché questo è il film più autobiografico, dopo un momento difficile della sua vita.

In un’intervista il grande regista, esule in Svizzera, teme di non riuscire più a essere divertente. Nel film Chaplin gioca la sua rivincita con la vita e con il tempo. Se è vero che Calvero muore – ed è la prima volta per un personaggio di Chaplin – muore da vincitore, una volta dimostrato che è capace di far ridere ancora. Il declino e una morte ingloriosa vengono esorcizzate allo stesso tempo. Morire sul palcoscenico è la fine romantica fantasticata da ogni grande attore.

Ma c’è un elemento curioso. E’ interessante notare che Calvero si rappresenta come “troppo vecchio” per amare la ballerina ventenne, mentre nella vita Charlie Chaplin è appena reduce dal matrimonio con Oona, solo diciottenne. E sarà un matrimonio felice e duraturo. Forse è vero che “nulla finisce ma cambia soltanto”. Dunque la biografia del grande regista contraddice la trama del film, lasciandoci dubbiosi su cosa avesse voluto dirci davvero.

La storia vera di Charlie Chaplin ci pare una favola a lieto fine, forse ora più attuale che allora, quando la differenza di età tra lui e la moglie aveva suscitato critiche velenose. Se oggi il grande regista rifacesse “Le luci dalla ribalta” state certi che Terry sposerebbe Calvero perché lei dice: “Sprecare l’amore per un vecchio? L’amore non è mai sprecato”.

Questo film ci sembra davvero il testamento di Charlie Chaplin. Lui scrive il testo, dirige e recita come mimo e come attore. Forse è l’unica volta che film muto e sonoro si incontrano nella stessa pellicola. “Le luci della ribalta” é film singolare, certamente da rivedere.

Ma il mercato non perdona i capolavori del passato e il film, sia pure ripubblicato in DVD, è fuori commercio e reperibile solo nelle biblioteche pubbliche e in Internet.

tratto da “Le luci della ribalta”, clicca qui per vedere lo spezzone “il monologo della vita”

 

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