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Soluzioni abitative

Gli Orti Urbani sono le Nuove Piazze

Non esiste un’unica definizione che descriva con precisione l’orticoltura urbana, ma nella società è ormai diffusa l’idea che tale pratica non sia esclusivamente legata alla sola produzione, ma sia anche portatrice sana di valori sociali, culturali e ambientali. Secondo la visione della RUAF orti urbani 3Foundation – organizzazione non governativa che dal 1999 opera in collaborazione con FAO e diversi centri di ricerca internazionali – l’orticoltura urbana (urban gardening / farming) unisce quella che è l’esperienza dell’agricoltura, e dei suoi sistemi di aggregazione sociale, culturale e delle tradizioni locali, in spazi contenuti che talvolta nascono anche nei luoghi più impensati, spontaneamente, per soddisfare le esigenze di chi coltiva o di chi consuma.

Gli esempi sono molteplici e si ritrovano in diverse città europee: infatti a seguito del World Summit on Food Security (2009) città come Londra, Parigi, Barcellona, Monaco, Roma e Milano hanno adottato diversi documenti per la food policy, connettendo, in un unico quadro, temi legati alla sicurezza alimentare con i programmi territoriali e di gestione dello spazio pubblico insieme alle politiche sociali. Lo scopo è quello di migliorare la qualità e la vita dei cittadini, combattere la crisi occupazionale, recuperare spazi marginali e periferici e, soprattutto, promuovere l’invecchiamento attivo della popolazione.

Non è un caso che in Italia gli orti urbani di proprietà comunale gestiti in gran parte da cittadini senior siano triplicati dal 2013 ad oggi, attestandosi complessivamente sui 3,3 mil di metri quadri, come confermano diverse ricerche universitarie e i dati raccolti da ISTAT e Coldiretti.

La riscoperta degli orti, che implica come detto anche il recupero di luoghi abbandonati in città, coincide infatti con la creazione di nuovi spazi di aggregazione sociale, di “nuove piazze” i cui valori fondativi, riguardano i caratteri sociali, culturali ed ambientali di una società sempre più urbana ed attiva anche nella terza età.

L’orticultura urbana si rivela così una eccezionale opportunità. Lo è da un punto di vista sociale, creando aggregazione intergenerazionale ed interetnica per il tempo libero, promuovendo l’attività motoria correlata a benefici psico-fisici (Garden Therapy), facendo riscoprire i valori della solidarietà e il rafforzamento delle identità locali, diventando anche un sostegno economico per le famiglie.

Ha inoltre un valore culturale, permettendo la riscoperta dei tempi biologici (cultura della lentezza, slow food), promuovendo lo sviluppo dell’osservazione e della componente creativa, facendo vivere un’esperienza sensoriale. Favorisce anche il riscontro del proprio “saper fare”, la riscoperta del lavoro manuale e diventa un luogo di scambio di conoscenze inter-generazionali.

Infine l’orticultura è un toccasana per l’ambiente che ci circonda, favorendo il riutilizzo di spazi abbandonati e marginali e lo sviluppo di attività all’aperto nel rispetto dei contesti più fragili, ed educa alla diffusione di buone pratiche come la cultura del riciclo e la costruzione di spazi sicuri in cui coltivare.

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