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Letti e visti

La corrispondenza

Che parte affidare a un affascinante attore senior? Ma certo quella del professore che si innamora della studentessa. Al di là del cliché, nel film c’è molto altro.

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Jeremy Irons e, di spalle. Giuseppe Tornatore sul set del film

Lei, Amy (O.Kurylenko) è una giovane stuntman (mi chiedo se esista “stuntwoman” per un lavoro così violento e maschile), lui, Ed (Jeremy Iron) il suo professore senior di astrofisica. Naturalmente le professioni non sono state scelte a caso: lei ha a che vedere con il cinema e la finzione, lui studia stelle “che sono già morte”. Quindi due professioni dove l’immaginazione ha ampio spazio.

Il film è prima di tutto una grande storia d’amore tra i due protagonisti. Ma questo tema si intreccia con una riflessione sulle nuove tecnologie. Qui si parla di una relazione nella vita reale su due piani. Il primo è l’influenza delle tecnologie in un rapporto a distanza. Ed e Amy si parlano in Skype e conversano in WhatsApp. L’incontro in Skype è un vero incontro? Forse sì. Manca il contatto fisico ma la possibilità di vedersi coinvolge anche la comunicazione non verbale e alcune parole affettuose possono essere più concrete di una carezza. I messaggi in WhatsApp rendono la loro relazione continua nel tempo.

Ma, a un certo punto, misteriosamente Ed esce di scena. E qui il film prende il volo. Diventa più interessante e originale. Ovvero il secondo piano è la relazione con un interlocutore assente. Ed, prima di scomparire, predispone una serie di stratagemmi per restare accanto all’amante. Le lettere per posta, certo. Ma Ed ha anche registrato video e messaggini che lei possa vedere in momenti specifici. Che dire di tanta cura organizzativa? Amore o follia o entrambi? Certo è che un video materializza una persona in modo sorprendente.

Amy entra in un “ gioco” inquietante. La vediamo mentre cerca di capire con la caparbietà di un detective. La sorprendiamo appagata da un corteggiamento pieno delle attenzioni che non potrebbe di certo aspettarsi da un coetaneo e neppure da una persona occupata dal lavoro e dai mille impegni della vita. Ed si dedica interamente a lei. Certo è una relazione univoca e manca la reciprocità. Ma Tornatore ci mostra che la relazione si spezza solo quando Ed entra pesantemente nella sua vita privata. Amy, dal canto suo, si inventa interlocutrice, parlando al computer e registrando video. Questo comportamento, che potrebbe apparire folle, qui è invece credibile. Perché questo raccontarsi a un interlocutore che non può sentire né rispondere assomiglia al gesto di un bambino che si inventa un amico immaginario. Ma anche allo scrivere un diario, dove si dialoga con se stessi ma anche con un interlocutore che non c’è.

Nel film sono molte le scene ricche di emozioni e la fotografia è ottima, mente la sceneggiatura presenta qualche caduta nell’ovvietà. Comunque Tornatore crea due personaggi plausibili. Il professore, pieno di tenerezza per la giovane allieva che, tuttavia, si rivolta quando lui assume il ruolo di padre. Lei, una donna forte, che vive l’amore con passione e con dedizione e che non si lascia scoraggiare da un rapporto difficile. Difficile perché impossibile? Questa è la grande domanda intorno a cui ruota il film.

Tornatore con delicatezza ci racconta una bella favola, in un film intrigante e non banale, con interpreti eccellenti. Da vedere.

“La corrispondenza” di G. Tornatore con J.Irons, O. Kurylenko, S. Macdonald

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