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Previdenza e condizioni economiche

Proteggere il patrimonio di una vita

Qualche accortezza.   In questi anni i rapporti tra investitori e banche sono davvero mutati: si andava in banca con timore reverenziale, sperando che la banca si fidasse di noi; ora si va in banca quasi con fastidio, sperando che ci si possa fidare della propria banca. Certo, le vicende di queste ultime settimane sono circoscritte, e la quantità di risparmiatori coinvolti in perdite significative è stata limitata; c’è però la possibilità di coinvolgere l’investitore nell’andamento della propria banca, in caso di andamento negativo. E’ una specie di “co-marketing asimmetrico”: si chiede ad alcuni cittadini di sostenere le perdite della propria banca ma non di parteciparne ai successi.

La consapevolezza sulle norme appena entrate in vigore riguarda certamente tutti ma è indifferibile per coloro che hanno accumulato risparmio e patrimonio in una vita, e che non possono permettersi sorprese dalle quali non avrebbero il tempo per tutelarsi. Ci riferiamo, in particolare, al bail in, che dal 1 gennaio 2016 prevede la possibilità che gli investitori che hanno somme superiori ai 100.000 euro sul conto corrente possano vedersi trasformare la giacenza in credito verso la propria banca, soggetto a svalutazione. Tecnicamente, l’operazione può svalutare azioni e crediti per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà. Concretamente, è bene tutelare il proprio patrimonio da tale evenienza.

Il rischio di compartecipazione al dissesto delle banche, tuttavia, non è il solo rischio che si è evidenziato nelle ultime settimane. C’è, infatti, un deficit di diversificazione, che ha colpito coloro che hanno investito, talora in maniera esclusiva, in titoli obbligazionari o azionari della propria banca in difficoltà. Questo errore di pianificazione ha fatto sì che la crisi di un Istituto abbia messo in crisi il patrimonio costruito in una vita, cosa che non deve mai verificarsi. Ne deriviamo alcune regole semplici, che intendono tutelare il Senior nel governo del proprio patrimonio.

  1. Acquisite consapevolezza sui prossimi obiettivi del ciclo di vita, che sono la disponibilità di un patrimonio coerente con la vostra stabilità, una integrazione pensionistica adeguata e la messa in ordine del proprio patrimonio a fini successori. Su questi temi confrontatevi con i vostri intermediari.
  2. Non ragionate per singoli prodotti ma per obiettivi di vita. Un titolo, una polizza, un fondo comune sono strumenti per conseguire obiettivi futuri; mezzi e non fini. Diffidate pertanto di coloro che propongono prodotti senza collegarli a bisogni. Un bisogno ha una data futura ed un importo, nonché una priorità.
  3. I pranzi gratis non esistono. Se un titolo offre un rendimento diverso da quello di un titolo di Stato significa che c’è un rischio superiore. Chiedete dunque la misura dei rischi di ciò che vi propongono. Preferibilmente per iscritto. E se non capite come funziona un meccanismo, lasciate perdere.
  4. Evitate di tenere eccessiva liquidità sul conto corrente. La liquidità in eccesso, infatti, oltre a non conseguire rendimento, è suscettibile di entrare nei crediti svalutabili presso il proprio Istituto.
  5. Diversificate! Nel secolo XXI, non c’è alcun senso tecnico nel dover investire il proprio denaro presso un solo emittente. Una banca, un’Impresa, una attività possono entrare in dissesto; ad un Paese intero questo accade raramente, al mercato mondiale mai. E’ bene, pertanto, investire nel mercato più ampio disponibile.
  6. Fidarsi è necessario, affidarsi no. Andate dunque dal vostro operatore e chiedete a quanto ammonterebbe il valore del vostro investimento (o dell’assicurazione o del fondo pensione) se voleste disinvestire tutto ora. E verificate se il rischio che state correndo è coerente con quello che intendevate affrontare.
  7. Evitare l’eccesso di oscillazioni psicologiche. L’antidoto all’eccesso di fiducia passata non è l’eccesso di sfiducia futuro. Bisogna avere cervello e cuore, pazienza e consapevolezza. Come in ogni cosa.

Certo, un po’ di consapevolezza aiuta, e le fatiche di una vita lavorativa devono essere tutelate attuando comportamenti efficaci. Questo tuttavia non è sufficiente; bisogna infatti considerare la protezione del risparmio di una vita da comportamenti incauti del mercato come un diritto sociale, e non come un semplice obiettivo; evitando che l’asimmetria di conoscenza tra professionisti del risparmio ed utenti finali sia causa di comportamenti nocivi per il benessere, anche economico, dei cittadini.

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