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Longevità

Il Paese di Vita breve e il Paese di Vita lunga

Le opportunità della longevità e i costi dell’invecchiamento.

Si sente spesso dire che l’invecchiamento è un fenomeno positivo perché significa che viviamo tutti più a lungo. Non è esattamente così: longevità e invecchiamento non sono la stessa cosa. Il termine “longevità” indica il fatto che la durata della vita si allunga e si diventa quindi vecchi più tardi.

International flag hot air balloons --- Image by © Ikon Images/Corbis

L’invecchiamento della popolazione è invece il processo che fa crescere il peso demografico degli anziani. Il fatto che la popolazione invecchi non implica necessariamente che si viva più a lungo, ma semplicemente che le generazioni più mature hanno una consistenza numerica maggiore rispetto a quelle più giovani. La sovrapposizione semantica tra i due termini genera quindi confusione e va evitata.

La longevità è il processo che porta l’evento morte a essere vissuto sempre più tardi. Dato che, come recita l’antico detto, “per morire c’è sempre tempo”, tale processo è considerato generalmente positivo perché ci consente di non essere sbalzati fuori troppo precocemente dalla giostra della vita. La questione diventa semmai come goder bene del tempo extra conquistato.

Diversamente dalla longevità, l’invecchiamento della popolazione tende invece a essere più un problema che un vantaggio e va quindi adeguatamente gestito. Per rendercene conto basti pensare che le persone possono solo invecchiare mentre una popolazione può sia invecchiare (quando le nuove generazioni diminuiscono rispetto alle più vecchie) che ringiovanire (quando accade il viceversa).

L’invecchiamento demografico contiene pertanto in sé sia l’aspetto positivo della longevità, che quello più problematico della denatalità e dei suoi effetti. Facciamo un esempio. Supponiamo che in una popolazione, che chiamiamo Vita Breve, vi sia un 10% di over 65 e che in un’altra popolazione, che chiamiamo Vita Lunga – come conseguenza del fatto che tutte le fasi della vita si sono spostate in avanti – il doppio delle persone arrivi ad avere più di 65 anni. Possiamo considerare la seconda popolazione più vecchia della prima? La risposta è positiva solo dal punto di vista strettamente anagrafico, ovvero se consideriamo, ad esempio, che un 65enne nel contesto Vita Breve sia del tutto equivalente a un pari età appartenente a Vita Lunga. Ma dato che nel secondo caso le persone vivono più a lungo, subiranno la decadenza psico-fisica in modo più lento. I 65enni di Vita Lunga appariranno quindi molto più giovani dei 65enni di Vita Breve. Supponiamo allora che la differenza sia tale che un 65enne di Vita Breve risulti avere abilità intellettuali e motorie corrispondenti non a un 65enne ma a un 75enne di Vita Lunga, e che in quest’ultima popolazione la quota di over 75 sia pari all’8%. Siamo quindi nella seguente situazione: gli anziani nel primo caso (Vita Breve) sono gli over 65 e hanno un peso pari al 10%, nel secondo caso (Vita Lunga) le persone nelle stesse condizioni psico-fisiche corrispondono agli over 75 e la loro incidenza è pari all’8%. Se ne conclude che la popolazione Vita Lunga non è di fatto più vecchia ma, al contrario, più giovane rispetto alla popolazione Vita Breve.

Detto in altre parole e in sintesi: quando l’invecchiamento demografico è solo il prodotto dell’aumento della longevità, aumenta la quota di anziani se si considerano soglie di età meramente anagrafiche, ma non necessariamente aumenta la quota di popolazione che ha superato un certo livello di decadenza motoria e cognitiva.

L’invecchiamento demografico è però anche accentuato dalla riduzione delle nascite che alleggeriscono il peso delle generazioni più giovani, assottigliando pertanto la base della piramide e rendendo relativamente più pesante il vertice. E’ ciò che sta avvenendo nel nostro paese, che è stato il primo a vedere gli over 65 superare gli under 15 e che vedrà entro il 2030 i primi diventare oltre il doppio dei secondi.

Questo produce un impoverimento netto nella popolazione delle sue componenti più giovani. È quindi problematico nella misura in cui la popolazione anziana, in crescita relativa, tende ad assorbire risorse più che a contribuire a produrre ricchezza. Chi produce sono soprattutto le nuove generazioni via via che entrano in età adulta, che però si trovano progressivamente ridimensionate. Tutto questo comprime crescita economica e benessere sociale se non si interviene esplicitamente con un processo compensatorio che incentivi le persone a rimanere economicamente e socialmente attive più a lungo e riduca la loro obsolescenza, valorizzando e sviluppando le specifiche capacità e competenze dell’età matura.

Se vogliamo creare vero benessere dobbiamo fare soprattutto in modo che essere attivi più a lungo non sia considerato un problema ma un’opportunità per tutti.

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