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Ricerche

Le attività sociali ritardano l’invecchiamento del cervello

L’uso della parola memoria presuppone che ci sia una qualche zona nel nostro cervello in cui vengono raccolti e catalogati dati fondamentali.

Non esiste infatti una singola azione che sia possibile compiere in assenza di memoria. Dato per certo che la nostra memoria dipende dalla situazione concerto in giardinoambientale, dalla motivazione, dal contesto sensoriale e dalla condizione emotiva, da studi recenti emerge un’altra evidenza, e cioè che la memoria si manterrebbe più efficiente nelle persone che compiono azioni di interazione sociale. La memoria può essere definita come la capacità di immagazzinare e rievocare informazioni ed è la base di tutti i processi mentali superiori, poiché è fondamentale per prendere decisioni, risolvere problemi ed elaborare concetti.

Uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health ha constatato che nei pensionati che hanno partecipato a un programma di attività sociali, la memoria non solo ha mantenuto i suoi livelli di partenza, ma è aumentata. Gli autori dello studio, coordinati dal Professore associato al Dipartimento di salute mentale Michelle Carlson, hanno proposto a un gruppo di persone senior in pensione, aderenti all’Experience Corps Baltimore, di lavorare con insegnanti di scuole pubbliche perchè li aiutassero a insegnare ai ragazzini di scuola elementare a leggere nelle biblioteche scolastiche. I ricercatori hanno potuto constatare che la partecipazione a questa esperienza sociale ha tenuto viva la mente e la memoria dei pensionati che vi hanno partecipato. Carlson afferma che “questo programma rimuove le ragnatele dal cervello e questo studio lo dimostra”. Infatti pare che aiutando gli altri, i partecipanti si siano sentiti utili a se stessi ma soprattutto al loro cervello, ritardando l’invecchiamento e in alcuni casi perfino arrestandolo.

I ricercatori hanno preso in esame 111 persone tra uomini e donne, di età media sui 67 anni, in buona salute e alcuni con istruzione universitaria. Tra essi, una parte ha partecipato ed è stata seguita alla Experience Corps, mentre gli altri hanno continuato a svolgere le solite attività quotidiane. Successivamente, tutti sono stati sottoposti a test di memoria e ad una risonanza magnetica cerebrale effettuata sia all’inizio dello studio sia dopo 12 e 24 mesi. I ricercatori hanno constatato, dopo l’esperimento, che nei soggetti che avevano preso parte alle attività sociali si riscontrava un aumento della memoria dello 0,7% dopo il primo anno e di 1,6% dopo il secondo anno.

I risultati hanno fatto emergere quindi che per prevenire alcuni dei danni che l’invecchiamento produce sul cervello, non bisogna tanto allenarsi su abilità mnemoniche come le parole crociate, quanto introdurre nella vita quotidiana attività basate sull’interazione sociale.

Se è vero che la memoria potrebbe declinare con l’età, comunque essa può continuare a funzionare normalmente, problemi neurologici a parte, se la si aiuta, poiché l’abilità non sfruttata, accantonata viene perduta.

Articolo di Eugenia Marzocca, psicologa.

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