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Lavoro Ricerche

A 60 anni lavorare come a 30 ?

Quando il lavoro diventa sostenibile per i senior.

Gli esempi di sessantenni e settantenni che continuano a lavorare con vigore e soddisfazione sono sempre più numerosi, ma la prima domanda che viene da porsi quando ci si imbatte in queste situazioni è: non staremo per caso prendendo in considerazione solo i lavori creativi ? o solo il lavoro dei colletti bianchi professionalizzati ?

les-travailleurs-ages-avec-scanner-dans-une-usine-de-maintien-de-stocks-de-produits-finis-sur-les-etLe statistiche d’altra parte ci dicono che negli ultimi anni il tasso di occupazione dei 55-64enni è cresciuto in modo veloce, collocandosi oggi ampiamente oltre il 50% e quindi la domanda non riguarda solo una piccola minoranza di persone ma coinvolge numeri importanti.

Aidp (l’Associazione Italiana dei Direttori del Personale), Adapt (l’Associazione fondata da Marco Biagi che studia i problemi del lavoro e delle relazioni industriali) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, si sono posti questo stesso quesito e hanno sviluppato una ricerca dal titolo “La sostenibilità del lavoro degli addetti alla produzione e dei servizi alla produzione over 55”, che ha coinvolto 105 Aziende prevalentemente del settore manifatturiero, i cui Direttori del Personale hanno detto la loro su come vedono il lavoro dei senior impiegati nelle aree produttive.

La sostenibilità del lavoro è il concetto intorno a cui ruota tutto: se il lavoro è sostenibile, si può immaginare che il lavoro prosegua anche in età avanzata, che chi lavora mantenga un discreto benessere psico-fisico e che la produttività non cali.

I risultati della ricerca, presentati ad inizio aprile da Francesco Marcaletti e da Silvio Ripamonti dell’Università Cattolica, dicono che in generale oggi il lavoro è scarsamente sostenibile tra chi lavora in produzione e nei servizi alla produzione.

Ciò che potrebbe migliorare il benessere di un operaio o di un addetto ai servizi over55 risultano essere soprattutto le “condizioni di salute e di sicurezza sul lavoro” (74% di risposte “molto” o “moltissimo”), seguito dalla “possibilità di conciliare esigenze di cura e di lavoro” (67%) e da “ergonomia” e “orari e turni di lavoro” (entrambi 65%).

Un po’ diversi i risultati se si pensa a cosa potrebbe migliorare la produttività al lavoro di un lavoratore over55: “condizioni di salute e sicurezza sul lavoro” rimangono molto importanti (77%), ma al secondo posto, con un significativo 74%, compare il fattore “motivazione”.

“Motivazione al lavoro” che, insieme alle “mansioni svolte”, ritorna come la principale variabile che rende difficile il prolungamento dell’attività dei lavoratori di produzione over55.

E’ su questi aspetti che dovrebbero focalizzarsi eventuali interventi che volessero favorire un’ulteriore crescita dell’occupazione e della sostenibilità al lavoro dei senior nei mondi produttivi.

Se a un quarantenne venisse posta la domanda “Ti immagini di poter svolgere a 65 anni lo stesso lavoro che fai oggi ?”, cosa risponderebbe secondo voi ?

1 Commento

  • Sono partito dalla principale conclusione della ricerca “…in generale oggi il lavoro è scarsamente sostenibile (per gli over 55) tra chi lavora in produzione e nei servizi alla produzione”. Ho provato a verificare quali fossero le politiche HR maggiormente presenti verso gli aged worker, utilizzando i dati del campione, per ora molto parziale, delle aziende che hanno risposto al Questionario di autovalutazione delle politiche di active ageing predisposto da braincooperation (centro studi per lo sviluppo dei contesti organizzativi). (www.braincooperation.it). I dati evidenziano come aziende che hanno un’incidenza molto elevata di forza lavoro operaia (>50%) e quindi un alto peso di coloro che lavorano nella produzione e nei servizi alla produzione mostrano, in termini di politiche del personale, una ridotta attenzione a condizioni di salute, sicurezza sul lavoro ed ergonomia e, di conseguenza, agli aspetti di benessere dei lavoratori over 55. Hanno invece un’attenzione significativa agli aspetti retributivi in grado presumibilmente di influenzare la motivazione delle risorse. Quindi, in conclusione, appare una maggiore concentrazione delle aziende su aspetti di produttività che non di benessere degli aged worker, con conseguenze sul loro engagement e sulla sostenibilità del lavoro. E questa concentrazione appare poco coerente con le specificità del business delle aziende

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