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Interviste

Auto Mutuo Aiuto: una strada da percorrere insieme

Sempre più diffusi in Italia, i gruppi di Auto Mutuo Aiuto hanno successo. Anche tra i senior.

I gruppi di Auto Mutuo Aiuto (o anche di self-help) stanno assumendo all’interno della realtà italiana un rilievo crescente: in poco meno di vent’anni, secondo i calcoli delle associazioni del settore, sono passati da 592c257ca248c302ad6457b628886cc31500 a 10mila, con il coinvolgimento di oltre 200.000 persone su base annua. AMALO è un’associazione di volontari e professionisti che promuove e sostiene l’Auto Mutuo Aiuto, uno strumento gratuito e facilmente accessibile che permette di unirsi ad altre persone che hanno lo stesso problema e trovare le risorse e le soluzioni per superarlo insieme. Per saperne di più abbiamo sentito Amadio Totis, Responsabile di Ama Lombardia (AMALO).

Signor Totis a che problematiche sono dedicati i gruppi?

Oltre alle dipendenze, come alcool, droghe, ludopatia, sono in forte sviluppo i gruppi AMA con i familiari di disabili o anziani, quelli che si occupano di disagio esistenziale, insicurezza e depressione e i gruppi genitoriali. Ma non mancano altri bisogni più particolari come i disturbi alimentari, il reinserimento dopo il carcere, l’elaborazione del lutto, le badanti.

Come si formano i gruppi?

I gruppi di mutuo aiuto sono composti da un massimo di 10-12 persone, perché ciò favorisce una reale comunicazione, alza il livello di ascolto, mantiene alta l’attenzione, permette di rispettare scambi e i turni di parola, stimola un rapporto diretto con persone, facendo in modo che si sviluppi intimità.

Come funzionano?

Non si tratta di una psicoterapia, ma di riunioni tra “pari”, persone che vivono una stessa situazione e quindi, anche senza saperlo, sono già “esperte” del problema. I partecipanti stessi trovano, confrontandosi tra loro, risorse, percorsi e modalità per risolvere le loro problematiche. Non c’è una scaletta predefinita, non si dispensano consigli dall’alto: il sapere è in mano al gruppo. L’unico elemento “esterno” è il cosiddetto facilitatore che, proprio come indica il nome, facilita la comunicazione tra i partecipanti, favorendo i processi perché la comunicazione si svolga nel modo migliore possibile, ed è garante del rispetto delle regole. Il facilitatore ha in mente il percorso di cambiamento e di crescita sia di ogni partecipante sia del gruppo in generale e quindi tiene monitorata l’evoluzione di entrambi, favorendo l’instaurarsi di dinamiche positive e cercando di re-incentivarle nel caso comparissero dinamiche negative e pessimistiche. Il ruolo del facilitatore è comunque destinato a diventare marginale e a scomparire man mano che il gruppo si consolida e diventa autonomo.

Quale è la chiave perché un gruppo funzioni per una persona?

La prima molla che fa funzionare il gruppo è l’identificazione. Cioè io mi sento parte di qualcosa se mi sento capito in ciò che provo, se sento che dentro di me risuona qualcosa e parlarne mi fa bene. E non solo: il gruppo aiuta nel tempo a pensarsi in modo diverso e ciò diventa un sapere comune. Un esempio su tutti sono i gruppi di elaborazione del lutto: non è raro, soprattutto tra le donne, scoprirsi, grazie a quanto maturato durante gli incontri di gruppo, dopo l’elaborazione del lutto, più autonome e indipendenti e quindi provare esperienze che magari prima non si facevano spesso, come uscire con altre donne per andare al cinema o a ballare, superando così la solitudine e il senso di perdita.

L’Associazione AMALO che ruolo ha?

Svolge un ruolo di promozione, sostegno e diffusione, dell’Auto Mutuo Aiuto, oltre all’importantissimo lavoro di mappatura di queste realtà. Inoltre si occupa di formazione, creazione di gruppi e supervisione a facilitatori ed enti che ne fanno richiesta.

Quali sono i gruppi di auto-mutuo-aiuto più frequentati dai senior?

Direi in primis quelli che si occupano dell’elaborazione del lutto, ma anche quelli che riguardano persone che si trovano responsabili di un coniuge o un figlio che viene colpito da una malattia degenerativa. Altre casistiche sono i gruppi che affrontano dipendenze come il gioco d’azzardo, fenomeno che coinvolge tanti anziani e anziane perché legato a situazioni di precarietà economica, o alcolismo. E ancora quelli che aiutano in caso di separazioni, che oggi avvengono spesso anche tra over. Poi ci sono problematiche come la solitudine e la povertà che, essendo vissute come qualcosa di cui vergognarsi, non emergono direttamente, ma magari frequentando altri gruppi, come quelli legati al controllo del peso o allo smettere di fumare. Proprio recentemente comunque abbiamo promosso gruppi che affrontano i casi di persone che si ritrovano senza casa o senza lavoro.

Cosa ne esce dalla frequentazione? Quali risultati si raggiungono?

Il risultato concreto è su se stessi: ci si sente più forti, più capaci e in grado di risolvere i problemi che affliggono. A seconda dei casi il gruppo aiuta a ritrovare la voglia di andare avanti, per esempio dopo un lutto, o a non sentirsi soli, nel caso di famiglie che hanno problemi simili, o ancora a dare aiuti concreti, come nel caso delle badanti che affrontano questioni contingenti, come il prendere la patente o imparare a cucinare. Essere aiutati implica poi aiutare e questo genera autostima, voglia di fare. Pian piano ci si sente autonomi e un giorno si decide che ce la si fa da soli. In ogni caso i contatti tra i membri del gruppo spesso restano e ne nascono anche iniziative: il gruppo si trasforma e diventa un soggetto della comunità. Nascono sportelli di aiuto-sostegno, si promuovono azioni concrete nei quartieri, si fa rete e nei casi più forti ne escono associazioni e cooperative.

In base alla sua esperienza, come sono cambiati i senior nel tempo?

Sono molto più inclini alla condivisione. E non solo per questioni di ampia portata, come può essere il problema dell’alcolismo, ma anche per questioni familiari, contingenti. Le persone non si nascondono più se hanno una malattia ed è come se avessero sposato l’idea che “insieme è meglio”. Partecipare e vivere il gruppo è una scelta libera: si decide di andare, restare e fare nel gruppo perché si vedono i reali benefici. La chiave dell’auto mutuo aiuto è il fatto che non rappresenta una soluzione preconfezionata o calata dall’alto, non è una pretesa di facile e immediata “guarigione”, ma una strada da percorrere insieme.

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