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Letti e visti

Meno dodici

Pierdante Piccioni con Pierangelo Sapegno, “Meno dodici. Perdere la memoria e riconquistarla: la mia lotta per ricostruire gli anni e la vita che ho dimenticato”, Mondadori 2016.

6638474La generazione dei Senior di oggi ha vissuto – prima nella storia – una accelerazione velocissima in termini di progresso scientifico e tecnologico. Chi di noi non si è soffermato a fantasticare su come avrebbe reagito se quando era quarantenne si fosse trovato all’improvviso ai giorni nostri?

A Pierdante Piccioni è accaduto davvero qualcosa di simile ed è stata un’esperienza drammatica.

Il dottor Piccioni, 54 anni, Primario al Pronto Soccorso di Crema, è sposato e padre di due figli di 20 e 22 anni.

Il 31 maggio 2013 ha un incidente con la sua auto, mentre si reca al lavoro; soccorso, viene trasportato nell’Ospedale di Pavia, dove giunge in coma e resterà privo di conoscenza per alcune ore.

Al suo risveglio, risponde alle domande di rito della Stroke Unit: sa dove si trova, come si chiama, quanti anni ha, che giorno è. Riferisce che è il 25 ottobre del 2001, ha 42 anni, la mattina ha accompagnato a scuola il figlio Tommaso che proprio quel giorno compie 8 anni, ha anche lasciato al bidello un vassoio di pasticcini per festeggiare. I medici sono senza parole: questi eventi sono accaduti 12 anni prima. A causa di un danno alla corteccia cerebrale,  il dottor Piccioni ha perso 12 anni della sua memoria.

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla, scrive Piccioni, citando Gabriel Garcia Marquez, e la sua vita è stata spezzata in due. Da un lato i ricordi fino a 42 anni, dall’altro la vita che gli raccontano, ma che non è consapevole di aver vissuto.

Inizia per lui un percorso drammatico: all’inizio non comprende perché le persone conosciute sembrano più vecchie, perché il volto della moglie ha tante rughe e si rifiuta di credere che quei due ragazzoni con la barba che sono venuti a trovarlo sono i suoi figli: per lui, i suoi bambini sono ancora alle elementari.

Accettare la realtà comporta tanti adattamenti difficili: vedere la propria immagine allo specchio, un volto invecchiato all’improvviso di 12 anni, scoprire di non poter leggere senza occhiali, venire a sapere che la propria madre è morta anni fa: è forse l’unico uomo che ha vissuto due volte il medesimo lutto.

Ai giorni nostri 12 anni corrono in fretta e Piccioni si trova spiazzato davanti a un mondo che non gli appartiene. Non riconosce il suo smartphone che gli riconsegnano dopo l’incidente: come può un telefono non avere i tasti? E che dire dell’Ipad, lo strano oggetto che il giovane vicino di letto maneggia con disinvoltura? E’ persino cambiata la moneta, oggi c’è l’euro.

Il ritorno a casa è ancor più drammatico: Piccioni non riconosce la sua nuova casa, il rapporto con la moglie è cambiato a cause delle dolorose vicissitudini che lui ignora e con i ragazzi strafottenti che la abitano non va affatto d’accordo.

Ma tutto questo non è nulla di fronte ai progressi della medicina, che Piccioni ha dovuto ben padroneggiare per diventare primario. Come può continuare a ricoprire quell’incarico, se le sue conoscenze mediche risalgono a 12 anni addietro?

La soluzione che gli viene proposta dalla sua Azienda sembra l’unica realisticamente praticabile: la pensione anticipata per invalidità e un dignitoso ritiro di scena, con tutti gli onori del ruolo conquistato in anni di studi e di carriera. Piccioni non ci sta: se ha studiato una volta per diventare primario, lo farà di nuovo.

Inizia così un periodo difficile, in cui cerca con tenacia e determinazione di recuperare gli anni perduti, sia ristudiando tutto ciò che aveva già studiato, sia tessendo le trame di rapporti affettivi mutilati. E’ un continuo lavoro quotidiano di aggiustamento per mettere assieme due vite parallele che non si incontreranno mai del tutto.

Ci riesce e il suo libro è una testimonianza molto intensa del suo percorso e un messaggio per tutti: non ci si deve arrendere nemmeno alle evenienze più drammatiche.

C’è anche un altro messaggio, che Piccioni nell’intervista riportata qui sotto spiega così:

“Mi sono laureato con l’idea che il cervello può solo peggiorare, non ci sono margini di miglioramento. Invece in questi ultimi anni, con le scoperte delle cellule staminali, dei neuroni specchio, con l’epigenetica, ci sono sempre più evidenze, anche clamorose, che il nostro cervello, se opportunamente stimolato, anche se danneggiato, può recuperare. Le capacità e le potenzialità di recupero del nostro cervello sono veramente ancora lontane dall’essere capite.”

Uno stimolo in più per la generazione dei Senior a mantenere sempre attivo il cervello con le giuste stimolazioni cognitive, affettive e sociali.

Leggi l’intervista con Pierdante Piccioni.

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