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Differenze di genere

Nonni e nonne nella cura dei nipoti

In un mio intervento precedente su questo sito, ho evidenziato come la presenza dei nonni accompagni a lungo la vita dei nipoti e come questa presenza sia ancora più rilevante per le nonne, data la loro maggiore longevità.

Vorrei ora spostare l’attenzione sulla cura che i nonni forniscono ai nipoti e nonni sulla spiaggiaverificare se, utilizzando di nuovo i dati Multiscopo Istat relativi ai soggetti di età compresa tra i 60 e i 74 anni (per un totale di 4.668 casi), vi siano differenze di genere anche a questo riguardo.

Anzitutto, è opportuno sottolineare che, se poco diffuse risultano le convivenze tra nonni e nipoti, (in questa classe di età, meno del 5% di chi ha nipoti vive con loro), le abitazioni sono, di norma, molto vicine, se non contigue: nel 50% circa dei casi si vive nello stesso comune o, al massimo, ad un chilometro di distanza; nel 12% circa nello stesso condominio / villetta a schiera.

Tale vicinanza abitativa, che rappresenta una specificità della situazione italiana, è alla base sia di frequenti visite e telefonate (per entrambe, sono almeno settimanali in quasi il 70% dei casi), sia del supporto di cura fornito ai nipoti.

In particolare, per quanto riguarda gli aiuti forniti[1], il Grafico n.1 evidenzia che solo il 15% circa dei nonni non accudisce mai i nipoti, mentre quasi l’85% presta, almeno occasionalmente, il proprio impegno. In particolare, in quasi il 40% dei casi, l’accudimento è sistematico, determinato dal lavoro di entrambi i genitori, nel 30% è occasionale, nel 25% è circoscritto a necessità specifiche, nel 15% fornito rispettivamente durante le vacanze scolastiche e/o quando il nipote è malato e/o i genitori escono la sera.

Sempre considerando il grafico n.1, le differenze di genere appaiono molto contenute, anche se sono più frequentemente le donne a prestare ‘aiuti’ in modo sistematico e gli uomini a non fornirlo ‘mai’.

Grafico n. 1. Cure prestate ai nipoti per genere

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Interessanti differenze tra nonni e nonne emergono, però, se consideriamo il loro stato civile.

Mettendo a confronto i dati relativi ai nonni che risultano coniugati (grafico n. 2) con quelli di chi, invece, è separato, divorziato o vedovo (grafico n. 3), si evidenzia, infatti, che se tra i primi le differenze di genere (pur in presenza di un maggior ruolo delle nonne), sono molto contenute, tra i secondi diventano, invece, decisamente rilevanti. In questi casi, infatti, mentre poco cambia per le nonne, che mantengono un livello assai elevato di aiuti prestati, per i nonni si assiste ad un drastico ridimensionamento: l’aiuto sistematico scende dal 38% al 21%, il ‘mai’ sale dal 15% al 43%.

Grafico n. 2 – Cure prestate ai nipoti per genere – solo i nonni coniugatiFacchini02 copia

Grafico n. 3 – Cure prestate ai nipoti per genere – solo i nonni separati, divorziati o vedovi

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Diversi i motivi per cui questi dati sono interessanti.

In primo luogo, essi mostrano con chiarezza il ruolo centrale svolto dai nonni nella cura dei nipoti. Certo, questo ruolo è fondamentale quando la cura è prestata in modo sistematico, ma è importante anche se la loro disponibilità è utilizzata solo saltuariamente, quando i nipoti non possono fruire dei servizi scolastici, vuoi perché ammalati, vuoi durante le vacanze.

In entrambi i casi, infatti, tale disponibilità, permette, anzitutto, alle giovani donne di rimanere nel mercato anche dopo la nascita dei figli in un paese in cui la scuola (pubblica) è solo la mattina e prevede lunghe vacanze – e in cui gli asili nido sono poco presenti e, di norma, costosi. Nello stesso tempo, essa consente ai genitori di poter continuare ad avere una propria vita ‘di coppia’ anche dopo la nascita dei figli. Vale a dire che la disponibilità alla cura da parte dei nonni risulta importantissima per i nuovi e complessi equilibri, economici e relazionali, dei giovani genitori, specie nei casi in cui le condizioni economiche meno solide rendano problematico il ricorso al mercato ‘privato’ della cura (baby sitter, scuole private, campi estivi…)

In secondo luogo, i dati mostrano come l’accudimento dei bambini non sia più svolto esclusivamente dalle donne, ma coinvolga in misura crescente gli uomini: non solo, come ben emerge dalle ultime indagini Istat, le nuove generazioni di padri (specie se con elevata scolarità), ma anche, come testimoniano i dati sopra esposti, le nuove generazioni di nonni.

Ma, nello stesso tempo, i dati suggeriscono che tale impegno degli uomini nella cura, pur crescente e pur collegato a importanti mutamenti in atto nei modelli identitari maschili, maturi, o, meglio, prenda forma, soprattutto in un contesto di coppia e sia quindi mediato, in misura più o meno forte, dalla figura femminile. Vale a dire che, nelle solidarietà tra le generazioni, la cura da parte maschile si attua soprattutto se esiste, nella quotidianità, una figura femminile cui è affidato comunque, presumibilmente, il ruolo principale di riferimento e di concreto accudimento.

A questo riguardo, credo che sarebbe molto interessante capire come la co-presenza dei due nonni nel lavoro di cura incida sulle complessive dinamiche familiari/ parentali e ne ridisegni le diverse relazioni: quelle tra nonni e nipoti, ma anche quelle tra genitori e nonni e quelle all’interno della stessa coppia anziana.

[1] Per una maggiore semplicità dei dati, abbiamo considerato solo le risposte relative al primo nipote: in ogni caso, i dati relativi agli altri non sono molto dissimili. La somma è maggiore di 100 dato in quanto erano possibili più risposte.

 

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