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Al giardino ancora non l’ho detto

Al giardino ancora non l'ho detto

Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie, 2016.

Giunte alla soglia dell’età matura molte persone riscoprono il fascino del giardinaggio.

Che si tratti di un giardino o di pochi vasi in terrazzo, c’è finalmente il tempo per ritrovare valori antichi e universali:  la bellezza delle piante, l’avvicendarsi delle stagioni, l’arte della pazienza e della lentezza che ogni buon giardiniere deve saper coltivare.

E’ accaduto anche a Pia Pera, scrittrice e traduttrice, insigne slavista, che dopo i 50 anni ha cambiato vita realizzando un antico desiderio: riappropriarsi di un podere nella Lucchesia, acquistato molti anni prima e mai curato. La sua intenzione era trasformare quella terra incolta in un giardino rigoglioso, ma quasi subito si è scoperta analfabeta: non sapeva far nulla e ha dovuto imparare partendo da zero. La nuova avventura l’ha appassionata, il grande giardino è diventato di anno in anno più bello e la dispensa di Pia sempre piena dei suoi doni.

In quegli anni l’entusiasmo della neofita ben si è conciliato con la passione per la scrittura e Pia Pera ha scritto dei bei libri che sono diventati un punto di riferimento per gli appassionati di giardinaggio*.

Purtroppo, il nuovo equilibrio è durato pochi anni ed è stato bruscamente interrotto da una diagnosi infausta che ha cambiato per sempre la sua vita:

“Un giorno di giugno di qualche anno fa un uomo che diceva di amarmi osservò, con tono di rimprovero, che zoppicavo. Non me n’ero accorta. Era una zoppia quasi impercettibile, poco più di una disarmonia nel passo, un ritmo sbagliato. A lungo non se ne comprese il motivo. La sensazione era che mi si stesse seccando la gamba destra, come talvolta capita che su un albero secchi un ramo. Stavo io stessa appassendo. Morire non era più una speculazione intellettuale, stava realmente accadendo. Molto lentamente e prima del previsto. Lasciandomi forse il tempo di scrivere in presa diretta del giardiniere di fronte alla morte”.

La diagnosi è SLA: Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Che ne sarà del giardino tanto amato, quando non potrà più curarlo? Ispirato al titolo di una poesia di Emily Dickinson, Al giardino ancora non l’ho detto è il diario di un percorso esistenziale di accettazione della malattia, di ricerca del senso della vita e della morte.

Pia Pera registra il declino del suo corpo minato dalla malattia, mentre la simbiosi con il giardino si rivela fonte di consolazione e di pace.

“La leggerezza interiore nasce forse dal sentirmi libera dalla zavorra terribile del futuro, indifferente al cruccio del passato. Immersa nell’attimo presente, come prima mai era accaduto, faccio finalmente parte del giardino, di quel mondo fluttuante di trasformazioni continue”.

La lettura è gradevolissima per lo stile colto e ricco di suggestioni. Invita a riflettere, ma non trasmette angoscia, come sarebbe lecito immaginare. E’ una storia d’amore: per la natura, per le persone che rimangono nel momento della difficoltà, per i libri, per la vita.

Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie, 2016.

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* Per gli appassionati di giardinaggio, ma anche della bella scrittura, segnalo gli altri libri di Pia Pera sull’argomento:

Giardino & orto terapia: Coltivando la terra si coltiva anche la felicità, Salani, 2015

Il Giardino che vorrei, Ponte alle Grazie, 2015

Le vie dell’orto. Coltivare frutta e verdura sul balcone, sul davanzale o in piena terra e difendere il proprio diritto alla semplicità, Terre di mezzo, 2011

L’orto di un perdigiorno: confessioni di un apprendista ortolano,  Ponte alle Grazie, 2010

Contro il giardino. Dalla Parte delle piante. Ponte alle Grazie, 2007

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