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Senior nel mondo

Messico: senior e nuvole

José ha 60 anni e ha lavorato negli ultimi quindici come contabile presso piccole aziende. Nel corso dei conteggi per la pensione, si rende conto che ha contribuzioni effettive nel sistema nazionale di sicurezza sociale solo per 18 anni. Negli ultimi anni, come conseguenza dell’importante crisi economica, ha trovato dei lavori saltuari che oltre a non garantirgli un salario stabile non gli hanno nemmeno garantito il pagamento delle contribuzioni da parte mexico 4dei suoi datori di lavoro. In base alle nuove regole per andare in pensione José non raggiungerebbe i 25 anni di contributi che la legge prevede al giorno d’oggi. José si ritrova purtroppo in compagnia di tanti altri come lui, facendo parte della “generazione della transizione”, il cui futuro pensionistico in Messico è incerto.

Con i suoi 120 milioni di persone, il Messico è il primo paese al mondo di lingua spagnola. Un territorio giovane con quasi 50% della popolazione con meno di 24 anni d’età. L’universo degli over 65 ad oggi rappresenta circa il 7% della popolazione (quasi 8 milioni di persone), che per il 2050 si stimano in aumento fino a raggiungere circa 30 milioni di persone.

In Messico oggi ci si può pensionare a 65 anni, ma è prevista un’uscita anticipata possibile ai 60. Questa situazione è applicabile sia agli uomini che alle donne. Gli studi di settore indicano che nel paese si sta esaminando la possibilità di alzare l’età pensionabile a 67 anni. Il limite di età ha avuto una continua evoluzione passando in alcuni casi dai 55 anni degli anni 80-90 fino ad arrivare al giorno d’oggi che vede i 65 anni come l’età media effettiva. Lo spostamento in avanti dell’età pensionabile segue il trend che ormai si conosce in tutto il mondo, legato alle aspettative di vita. In Messico nel 2014 il dato parla di 77 anni per le donne e 72 anni per gli uomini, che si stima diventino 85 anni nel 2050.

Secondo gli indicatori delle aspettative di crescita del paese riportati nei rapporti economici ufficiali, con l’attuale alto numero di persone giovani nel mondo del lavoro, il sistema pensionistico messicano non dovrebbe avere problemi in futuro; invece dal 1997 si è deciso il passaggio da un sistema di pensionati con “benefici definiti” a quello di pensionati con “contributi definiti”, dove ciascuna persona dovrebbe far un risparmio personale per far fronte al proprio futuro dopo l’età della pensione[1] e aprendo in tal modo nei lavoratori del paese una spaccatura.

Dove si è introdotto il cambiamento ? In termini generali ci sono due grandi enti di gestione della sicurezza sociale in Messico: L’IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social) che copre principalmente i lavoratori del settore privato e L’ISSSTE (Instituto de Seguridad y Servicios Sociales de los Trabajadores del Estado) ente che copre i lavoratori del servizio pubblico. Nonostante le differenze di popolazioni tra i due enti, dal 1997 l’età per andare in pensione è salita dai 60 ai 65 anni e il minimo di contribuzione è aumentato da 10 a 25 anni. Inoltre, si è passati al sistema contributivo “definito”, come indicato precedentemente. Una volta raggiunta l’età anagrafica e il minimo di anni di contribuzione, è possibile decidere di avere una rendita vitalizia oppure decidere di reinvestire il proprio fondo in una serie di servizi finanziari chiamati “AFORES” (“Administradora de Fondos para el Retiro” ovvero un servizio per amministrare i fondi pensionistici) dedicati all’amministrazione dei fondi dei lavoratori affiliati all’IMSS e all’ISSSTE. Gli “afores” sono diventati una norma dal 1997. La popolazione che ha incominciato a contribuire nel sistema di benefici definiti e che continua ad oggi a costruire la propria pensione con il sistema di contribuzione definita viene chiamata “la generazione della transizione” e si tratta di circa 26 milioni di persone.

La forte discontinuità ha provocato una transizione complicata poiché devono convivere con la nuova normativa dell’’auto-risparmio”, altri sistemi e pratiche pensionistiche oggi in essere, tutte comunque solo parzialmente solventi per il futuro. Il nuovo scenario ha aperto un potenziale conflitto tra generazioni perché da un lato stanno emergendo difficoltà di finanziamento per le pensioni dei più senior e nello stesso tempo viene assicurata una maggiore blindatura per le future pensioni solamente per coloro che hanno incominciato a lavorare dopo il 1997 e che hanno avuto la fortuna di avere datori di lavoro che pagassero i loro contributi regolarmente.

Gli specialisti messicani stanno dibattendo in merito alla sostenibilità del sistema stante il mercato del lavoro che ha caratterizzato il paese in passato. Da un punto di vista statistico, se una persona contribuisce e costruisce il proprio fondo per 25 anni di lavoro, dovrebbe poter ricevere alla fine del periodo una rendita o una quantità di denaro pari al 70-80 % dell’ultima retribuzione. Il problema però è che non tutte le persone attive nel mondo del lavoro contribuiscono alla creazione del proprio fondo pensione o vi hanno contribuito in passato e la tendenza sembra non migliorare molto.

Secondo l’Instituto Nacional de Estadistica y Geografia (un ente nazionale per la statistica) nel 2010 c’erano 47,1 milioni di persone economicamente attive nel paese, ma meno di 15 milioni di persone con conti pensionistici aperti e registrati. La sfida del paese è come ottenere la copertura pensionistica di tutte le persone economicamente attive, fondamentale per garantire la solvibilità del sistema nel tempo. Ad oggi in Messico, il pagamento di contributi pensionistici autonomi non è obbligatorio per legge. Come lavoratore dipendente la sorte non è molto diversa e l’esistenza o la bontà o meno di una copertura pensionistica dipende dal potere di negoziazione delle persone direttamente o tramite i loro rappresentanti sindacali.

Nella generazione degli over 55 non sono poche le situazioni di persone con contributi formali per 10-15 anni e che per motivi diversi hanno poi lavorato senza contributi e probabilmente senza risparmi, impossibilitati ad andare in pensione e ad ottenere qualsiasi rendita. Secondo uno studio di RAND sull’invecchiamento in Messico realizzato nel 2013, un uomo su quattro in Messico nei primi anni 2000 ancora lavorava all’età di 80 anni, situazione che non sembra molto migliorata finora.

Ad oggi in Messico esistono più di 100 schemi formalizzati e differenti di forme pensionistiche che coprono solo il 30 per cento degli aventi diritto, secondo fonti della CEPAL (Comisiòn Economica para la America Latina e il Caribe ). Come succede in altri paesi emergenti, questa frammentazione di sistemi e pratiche, fa sì che le differenze possano essere molto ampie: differenze di rendita mensile fino a 25 volte!

Il futuro rappresenta una sfida sicuramente per gli over 60 che non avranno una terza età molto semplice. Ma anche per i giovani esiste una sfida perché essi dovranno assicurarsi che le loro contribuzioni siano effettivamente versate dai datori di lavoro, un compito non semplicissimo in un contesto che promuove la flessibilità lavorativa e che potrebbe favorire l’evasione contributiva.

José non si perde d’animo. Insieme a sua moglie ha aperto un piccolo emporio di vendita di prodotti vari nel loro quartiere e continueranno a vivere con i ricavati della loro piccola attività. I figli, entrambi lavoratori presso un’importante città del Nord del paese, continueranno ad inviare qualche vaglia per aiutarli a pagare i conti.

[1] “Piano a benefici definiti”: Chiamata anche “pensione o annualità”, viene calcolata su una formula basata su fattori quali il numero di anni di servizio e lo stipendio del partecipante. Questo emolumento viene pagato sotto forma di pagamenti regolari per tutta la vita dopo essere andato in pensione. Per “piano a contributi definiti “si riferisce quella modalità che identifica da subito i soldi che andranno in un fondo pensione da essere utilizzato dalla persona in futuro: l’importo è di solito una percentuale dello stipendio di un dipendente o di un importo specifico il quale si dispone al momento del pensionamento e che dipenderà dai versamenti effettivi.

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