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Sessualità

Far l’amore con tre cervelli ?

Che il cervello partecipi alla nostra vita sessuale è risaputo. Ma se i cervelli fossero tre? Vantaggi, svantaggi, complicazioni? A voi l’ardua sentenza.

senior-en-forme-19-300x200Secondo lo scienziato americano Paul MacLean, nel nostro cervello possiamo distinguere tre parti che evoluzionisticamente si sono sovrapposte venendo fuori in tempi diversi:

  1. Un cervello “rettiliano”, corrispondente grossomodo al midollo allungato, ponte, nuclei della base, chiamato così perché simile al cervello dei rettili. E’ la sede delle nostre pulsioni primitive, quelle più istintuali, indirizzate soprattutto alla sopravvivenza e alla riproduzione.

La sessualità da questo punto di vista può essere definita “predatoria” tipica di chi fa sesso ubbidendo semplicemente al proprio istinto, un po’ come fanno gli animali che cercano di accoppiarsi senza sviluppare alcuna relazione, alcun attaccamento di qualche tipo, senza neanche essere consapevoli della procreazione. Vi sembra che questa sessualità non sia tipica dell’uomo? Che dire allora dell’enorme sviluppo di siti pornografici e del dilagante uso di sesso più o meno virtuale su Internet? Non si vuole qui demonizzare la pornografia, antica quasi quanto il mondo, ma il suo uso che da occasionale può diventare anche “compulsivo”. Capita sempre più spesso a noi terapeuti di curare nuove forme di dipendenza dai siti pornografici. E che dire degli stupri di gruppo, di cui la cronaca è ricca negli ultimi tempi e, se volessimo andare ancora più a fondo, di bambini abusati e stuprati?

Non siamo forse “rettiliani” quando gli altri aspetti della sessualità vengono meno, quasi si azzerano, per lasciare il posto all’istinto, al branco, alla “predazione” in cui il corpo dell’altro viene usato solo come oggetto e magari c’è qualcuno che riprende, per usare il video come trofeo?

Ma torniamo alla coppia. Anche qui la sessualità, col passar degli anni, può diventare abitudine, routine, semplice ricerca di una soddisfazione di tipo erotico. “Mi cerchi solo quando hai voglia tu” è la frase che spesso ricorre all’interno di coppie in cui la sessualità non rappresenta più un modo di essere, di comunicare, di avvicinarsi. Difficile mantenere acceso il fuoco della sessualità quando la vita si è allungata, quando i media propongono continuamente corpi giovani, sempre meno vestiti. Quando si invecchia, quando il corpo del partner o della partner non ha più le forme della giovinezza, quando anche la capacità eccitatoria comincia a venir meno, soprattutto nel maschio, è facile ricorrere alla pornografia. Ci si chiude in mansarda, lontano dagli occhi indiscreti della moglie e dei figli, spesso ci si masturba davanti a un monitor. La sessualità si sgancia dalla relazione, tende a divenire solitaria, l’immaginario erotico non proietta più il desiderio sul corpo del partner.

In questo appiattirsi della sessualità, si cercano spesso sensazioni nuove, nell’intento di ridarle lustro. Si cercano spesso partner giovani, storie parallele extraconiugali. Il sessantenne che ottiene le attenzioni della quarantenne incontrata in palestra o nei luoghi di lavoro, si vede improvvisamente rifiorire, ringiovanire. Sviluppa un senso di euforia, quasi di onnipotenza che lo riporta improvvisamente a una vitalità e una giovinezza che sembravano perse per sempre. E’ l’inizio di una nuova vita che scardina spesso le coppie familiari, pone davanti a enormi problemi di scelta: restare nel sicuro, nell’abituale, anche se appiattito, oppure buttarsi in un cammino nuovo e ancora non abbastanza esplorato?   Altre volte, in questa ricerca di sensazioni nuove, si va verso esperienze di un piacere libero come il sesso a tre, gli scambi di coppia, l’uso di transessuali, eccetera.

  1. Abbiamo poi un cervello cosiddetto “limbico” corrispondente a una parte importante del cervello dei mammiferi, animali capaci di sviluppare legami, accudimenti, attaccamenti. E’ la zona delle emozioni, dei sentimenti, dell’affettività.

Fare l’amore non è solo un semplice sfogo istintuale: spesso è molto di più. Non è solo l’unione di corpi ma anche, saremmo tentati di dire, di anime. L’abbracciarsi, lo stringersi, l’accarezzarsi libera endorfine, libera l’ossitocina che contribuisce alla creazione di attaccamenti e legami. Tutte le creature viventi, soprattutto quelli appartenenti alla sfera dei mammiferi, cercano contatti fisici, carezze, coccole.

  1. Abbiamo infine un terzo cervello, “neo-corticale”, il più recente, evoluzionisticamente parlando, e quello più attinente a noi umani. E’ la zona della corteccia cerebrale, che non elabora solo informazioni ma attribuisce significati: “Mi ami?” Ma quanto mi ami?”

E’ un arricchimento, ma anche un impedimento. I pensieri nascono da lì. Possono farci riflettere, intuire la qualità di un rapporto, ma possono anche provocare l’ansia da prestazione, la preoccupazione di non soddisfare il partner, di non avere un’erezione valida o di non mantenerla abbastanza a lungo.

Percepire con l’invecchiamento il venir meno di qualche aspetto della sessualità, può provocare problemi, paure, angosce.

La società e i media ci incalzano continuamente. La “fontana dell’eterna giovinezza” non è mai scomparsa, almeno nel nostro immaginario. Vero che il ricorso alla chirurgia estetica, agli inibitori della fosfodiesterasi-5 contribuiscono a farci godere meglio l’allungamento della durata di vita.

Vero anche che una serena accettazione di qualche limite non svilisce la propria sessualità. Dovremmo forse accettare il divenire, il fiume che scorre, pensando che qualche aspetto che vien meno non vuol dire solo perdita, decadimento.

Nel sottile gioco dell’interazione dei tre cervelli abbiamo elementi per continuare a coltivare e a nutrire la nostra sessualità. Certo è una sfida a cui siamo chiamati, visto che l’allungamento della vita è in un certo senso un “accidente” utile ma non previsto: ma avremo modo di riparlarne…

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