banner-header
Senior nel mondo

Una milonga a Buenos Aires: Senior a ritmo di tango

Martin, 65 anni compiuti pochi mesi fa, lavorava come contabile in  una media impresa e da poco tempo  è in pensione . E’ giovedì sera e , come tutte le settimane, si ritrova insieme a sua moglie e gli amici presso una milonga (un locale dove si balla il tango) nella zona sud di Buenos Aires. Il gruppo è particolarmente coinvolto in una discussione sulle ultime novità del sistema tango6pensionistico nazionale, che ha attraversato diverse vicissitudini dal 2008 quando il governo ha nazionalizzato i fondi pensione privati. Da allora molti pensionati e pensionandi del paese sudamericano hanno avviato cause legali contro il governo, argomentando un’appropriazione illecita dei loro risparmi per la vecchiaia. Nella prima parte del 2016, lo Stato ha varato alcune leggi per cercar di arginare parte dei problemi creati dalla nazionalizzazione dei fondi pensionistici.  Martin e i suoi amici sono divisi nella loro analisi del fenomeno e discutono vivamente in attesa che la musica cominci.

L’Argentina oggi è un paese di quasi 44 milioni di persone, 48% uomini e 52 % donne. Circa il 25% della popolazione ha meno di 15 anni, mentre gli over 65 rappresentano l’11% vale a dire circa 4,5 milioni di persone. L’aspettativa di vita del gigante latino-americano oggi è di 76 anni : 80 anni per le donne e 72 per gli uomini. Un traguardo importante considerando che l’aspettativa negli anni ‘80 era di 65 anni.

Il paese ha una lunga storia nella gestione di sistemi pensionistici, risale infatti al 1877 la creazione delle primissime  forme di previdenza, limitate all’epoca ad alcuni gruppi di professionisti. Gli anni ’20 del secolo scorso marcano l’avvio della protezione pensionistica più ampia fino ad arrivare progressivamente a coprire la maggior parte dei lavoratori. Nel 1954 si consolida un sistema di ripartizione ‘solidale’ basato su contributi di imprese e dipendenti. Nel tempo e a seguito delle diverse crisi economiche nazionali, il sistema presentò difficoltà di finanziamento. La mancata continuità lavorativa delle persone impediva la contribuzione costante, mentre la popolazione continuava a crescere e a invecchiare. Pertanto nel 1994 venne introdotta la possibilità di far sì che ogni persona si costruisse autonomamente un fondo pensione privato.  Anche in sintonia con il processo delle privatizzazioni neo-liberiste che caratterizzarono l’Argentina dell’epoca, nascono così gli AFJP (enti per l’amministrazione di fondi per le pensioni), i quali hanno convissuto con il sistema statale tradizionale. La creazione degli AFJP sanciva anche la fine del sistema retributivo (ovvero la rendita basata sugli ultimi anni di lavoro), a favore del sistema contributivo (rendita basata sull’ammontare dei contributi effettivamente versati). Nel tempo la maggior parte degli argentini economicamente attivi hanno aderito agli AFJP.

E’ stato durante la grande crisi finanziaria dell’Argentina dei primi anni 2000 che anche i fondi pensione degli AFJP sono stati considerati da alcuni gruppi politici come una possibile risorsa alternativa di investimento. Nel 2008 il governo nazionalizza gli AFJP portando i fondi privati all’interno di un nuovo ente, l’Anses (ente dedicato all’amministrazione nazionale della sicurezza sociale). Il nuovo ente statale voleva tra l’altro garantire che tutte le persone anziane avessero una rendita mensile, a prescindere dai contributi versati, e si tornò quindi ad un sistema che prevedeva dei requisiti simili a quelli che esistevano prima del ‘94 per avere diritto alla pensione. L’Argentina decise così di fatto di ritornare sui suoi passi e abbandonare il sistema contributivo.

Questa situazione è stata fonte di dibattito e scontro nel paese. Da una parte i detentori degli AFJP hanno visto i loro risparmi ‘affogati’ nella gestione del sistema pensionistico nazionale. In tanti si sono mobilitati e hanno avviato cause contro il governo. D’altro canto sembra che il cambiamento abbia assicurato al 90 % delle persone con più di 65 anni una qualche pensione di vecchiaia, come riporta l’ECLAC (Economic Commission for Latin America and the Caribbean).

Qualunque sia il punto di vista circa la decisione, non è difficile immaginare quanto la nazionalizzazione del sistema delle AFJP sia stata e sia tuttora una fonte di grande dibattito interno. La situazione economica del paese in generale non è rosea. Recenti dati di Reuters America Latina indicano che il 32 % della popolazione vive in povertà . Gli over 65 spesso devono continuare a lavorare in diverse attività più o meno regolari per poter sopravvivere.

Ad oggi i requisiti per andare in pensione in Argentina somigliano molto a quelli in essere prima del 1994: l’azienda contribuisce per il 17 % e i collaboratori contribuiscono per l’11% dello stipendio. Inoltre sono necessari 30 anni di contributi e l’età per andare in pensione è fissata a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne.

Si prevede anche che l’assegno di pensione mensile sia la media delle ultime 120 mensilità, ma con una popolazione che in passato non ha sempre avuto un lavoro stabile, il conteggio di 120 mensilità può risalire alle primissime contribuzioni, quando normalmente la retribuzione era più bassa, o alla peggio non si arrivi mai a 120 mensilità di contributi.  Il governo attuale argentino sta cercando di normalizzare questa situazione promuovendo una legge recentemente varata chiamata Programa Nacional de Reparación Histórica (ovvero Programma Nazionale per la Riparazione Storica ) il cui scopo è, tra gli altri,  l’aggiornamento dei conti pensionistici alla luce dell’inflazione e di altri fattori. Il processo di implementazione di questa legge è ancora in divenire e ci sono associazioni e gruppi che stanno lavorando per spiegare pro e contro di questa decisione.

La rivista Forbes in un suo articolo del 2015 “Argentina’s Pension Policy In The Last 20 Years: Chronicle Of A Death Foretold” sottolinea come l’esperienza di questo paese offre alcune importanti lezioni: nessun sistema pensionistico potrà essere libero da rischi finanziari o politici  e dovrà avere un ampio consenso sociale e politico nella sua implementazione.  Infine il successo o meno di un sistema pensionistico dipenderà dall’effettiva crescita economica del paese.

Martin e i suoi amici, come in altre occasioni, non sono arrivati ad avere un punto di vista in comune. Alcuni avevano contribuito agli AFJP, altri no. Le donne non avevano mai contribuito al sistema e comunque ricevevano una piccola pensione. La discussione sembrava essere potenzialmente senza fine, se non fosse stato che alle prime note del ballo tutti i senior scesero in pista per il tango.

 

Nota: Le esperienze contenute nel testo corrispondono a episodi vissuti o testimonanze all’autore e rielaborate per una migliore comprensione dei temi. Ogni eventuale sommiglianza a persone o situazioni reali è da considerarsi una coincidenza.

Commenta