aspettative-imprese—header
immagine-senior-header
silver-value
2017-09-12-generazioni-a-confronto—banner-header_2
Consumi e stili di vita

Perché i Silver sono felici

Buone notizie sul fronte statistico e della psicologia sociale. I Silver, quantomeno la fascia dai 65 ai 75 anni, stanno bene, soprattutto di umore. Il loro futuro (paradossalmente) appare più roseo di quello prefigurato dai quaranta/cinquantenni (che si sentono sul fronte di una battaglia che non fa sconti).

old-people-616718_1280I Silver realizzano di averla scampata, di aver fatto in tempo a salvarsi, con pensioni dignitose, con risparmi oculatamente messi da parte, con un welfare che ha funzionato al meglio sino al loro ritiro dal lavoro.

I settantenni sono i nuovi felici, come dice anche l’ultima rilevazione Istat e come testimoniano le ricerche GfK- Eurisko: con atteggiamenti e desideri che non sono stati sufficientemente messi a fuoco dalla ricerca sociale, con una voglia di vivere che sarebbe grave decodificare come arzilla senilità.

Soffermiamoci su questa parola: senilità. Che cosa significa? Da Italo Svevo in poi una condizione dello spirito che tende al rimpianto , al depressivo, al non farcela, convivendo con qualche attimo di desiderio inappagato.

L’atteggiamento senile è prima di tutto una condizione della mente e del cuore, una sorta di rinuncia ai desideri e ai progetti. Ebbene, oggi la senilità rischia di caratterizzare l’età di mezzo, gli individui “giovani” che temono la rottamazione psicosociale, mentre i “vecchi” si svegliano al mattino con nuove idee e voglia di fare, per sé e per gli altri.

La vera felicità, osiamo scrivere, sta oggi negli Active Agers, persone che sanno davvero che cosa significa crescere, cambiare, sperare, soffrire, amare ed essere amati, perdere e recuperare senza mai buttarsi a terra. In sostanza, persone che hanno sperimentato i cambiamenti nella lunga durata.

Obiezione: e le malattie, le disabilità, lo spettro ravvicinato della morte? Risposta: siamo davvero convinti che sia questo il problema dominante e non piuttosto lo stereotipo?

Mauro Covacich, sulla Lettura del 6 novembre scorso ha scritto di sua madre, ultrasettantenne rinvigorita “ che si ferma per strada a digitare un saluto entusiasta a un uomo che non ha mai incontrato di persona o scattare e postare foto di tramonti”. Consiglio di andare a cercare il pezzo.

Un esempio di felicità grigia.

2 Commenti

  • la “felicità” che sembra caratterizzare gli ultra sessantenni (evitando le generalizzazioni) e la “senilità” che pare invece abbattersi con anticipo sui 40-50 anni è un’altra dimostrazione del “furto di futuro” che noi over sixty e baby boomers abbiamo, anche se involontariamente ed aiutati da una classica politica irresponsabile (si veda in proposito il bel libro di Mariano Marchetti “Il futuro dimenticato”) compiuto ai danni delle generazioni che sono venute dopo di noi. Credo che la nostra “felicità” dovremmo rivolgerla a restituire ai nostri giovani il loro futuro, ad esempio mettendo a disposizione il prestito del 10% delle nostre pensioni o dei nostri risparmi per una nuova alleanza, un patto per lo sviluppo, rivolto a tutti i giovani imprenditori, studenti e lavoratori di buona volontà.

Commenta