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Sessualità

Uomini, sesso ed età che avanza

Problemi erettivi legati all’età: da cosa dipendono, come affrontarli.

Chi ha letto il mio articolo sui “tre cervelli” si sarà reso conto della complessità del fenomeno erettivo nel pene umano. A questo infatti concorrono non solamente aspetti “istintuali” di desiderio, eccitazione, ecc. ma anche aspetti più “corticali” come pensieri, valutazioni, anticipazioni, attribuzioni di significato, emozioni e tanto ancora…

coppia-di-spalle-abbracciataTutto questo sgancia la sessualità umana dall’aspetto istintuale per superarlo e arricchirlo ma, come già espresso, può anche arrivare a complicarci la vita (oltre che il sesso).

Cominciamo intanto a considerare il particolare rapporto privilegiato che il maschio ha col proprio pene. La sua posizione, la più facile manipolabilità, lo pongono al centro dell’Io maschile, della sua “virilità” (ricordate il bel libro di A. Moravia “Io e lui”?)

A noi uomini piace “fidarci” del nostro pene, pensare che “non ci tradirà” mai. Per tutta la vita ne monitoriamo in un certo senso la capacità erettiva, la prontezza dell’eccitazione, identificandola con la nostra potenza di maschi.

Cosa succede quando con l’età ci accorgiamo che la capacità erettiva vien meno, è meno pronta, meno valida, meno completa?

E’ vero che noi maschi non abbiamo l’equivalente della “menopausa” femminile che, come una campanella ci avverte che qualcosa sta cambiando e cambierà. La nostra “andropausa” (se esiste, avremo modo di riparlarne) è molto più lenta, ai più quasi impercettibile.

Ma esiste un “declino” che, seppur lento, graduale, parziale, arriva… e può creare qualche problema.  Che atteggiamento avere di fronte a ciò? Come considerarlo? Come gestirlo, che cosa opporgli?

Possiamo considerare il pene umano un vero e proprio capolavoro di “ingegneria” idraulica.  Abbiamo avuto in regalo un corpo “spongioso” che avvolge l’uretra e si trasforma in “glande” alla sommità del pene e due corpi cavernosi che, riempendosi di sangue, diventano rigidi, aiutati dal rivestimento della “tunica albuginea” che, essendo un tessuto elastico, “strozza” le vene, impedendo al sangue di defluire. E’ quindi un meccanismo delicato.

Nella prima fase, dominata dal sistema nervoso simpatico, le fibre dei corpi cavernosi devono rilasciarsi, per permettere il maggior afflusso sanguigno. Ad erezione avvenuta altri fenomeni permettono il mantenimento del turgore.

Non è importante infatti solo l’erezione ma anche e soprattutto il suo mantenimento, tanto che noi sessuologi distinguiamo spesso, all’interno dei disturbi erettivi, quelli da insufficiente erezione da quelli di “mantenimento” dell’erezione, ambedue fonte di costante preoccupazione del maschio “sensibilizzato” a queste problematiche. Abbiamo adoperato questo termine perché ambedue i disturbi possono avere un’origine organica ma anche psicogena (che spesso si uniscono nel mantenere una problematica).

Occupandoci qui di senior, non focalizzo però il discorso sulle ansie da prestazione (che possono non dipendere dall’età ma spesso da défaillance e che scatenano ansia e preoccupazione), piuttosto su fattori legati maggiormente all’età.

Se infatti un’erezione valida richiede un afflusso sanguigno ottimale e immaginando che questo non venga impedito da pensieri, emozioni, ansie…resta pur vero che l’afflusso è legato molto alle arterie e le arterie, con l’avanzare degli anni, diventano meno elastiche, meno libere, più soggette ad essere aggredite da malattie come l’ipertensione, l’arteriosclerosi o il diabete.

Se il problema fosse tutto qui forse avremmo ancora dei vantaggi. Purtroppo per noi, sull’erezione intervengono anche altri fattori:

  • un’integrità delle vie nervose
  • fattori ormonali (dei livelli di testosterone avremo modo di parlare)
  • fattori cognitivi (pensieri, preoccupazioni, ecc.)
  • fattori emozionali (soprattutto ansia ma anche, a volte, stati depressivi)
  • fattori legati alla relazione (che diventano ancora più importanti per i motivi di cui parleremo)
  • fattori legati all’assunzione di farmaci per altri disturbi che possono interferire sulla sessualità.

Una delle caratteristiche che più si notano con l’avanzare dell’età, ancor prima di una sua mancanza, è una diminuzione della “rigidità erettile”. Come interpretare questo calo ed esistono rimedi?

Cominciamo innanzitutto col precisare che in giovane età l’eccitazione psicogena è predominante, mentre col passare degli anni diventa necessario aggiungere una quota sempre maggiore di “stimolazione” diretta. Essere a conoscenza di ciò può alleggerire le tensioni che a volte sperimentano le coppie più avanti con gli anni che desiderano mantenere una vita sessuale. Infatti, se esiste una buona relazione di coppia, questa può superare il limite adattando il proprio modo di fare l’amore ai cambiamenti sopravvenuti, compensando la minore eccitabilità del membro maschile con una maggiore stimolazione tattile.

Ridiventa importante quella fase di “preludio” che spesso viene sottovalutata da molte coppie, non solo quelle avanti con l’età. Ed è qui che si misurano quei famosi aspetti “relazionali” facenti parte della sessualità che spesso vengono misconosciuti. Certi cali maschili di prestazione possono anche venire interpretati male dalla partner, che può vederli come un calo di desiderio o una perdita di attrattiva nei suoi confronti. Molti uomini e molte donne si chiudono quando parlarne è invece importante.

C’è poi il senior che non accetta di invecchiare, alla ricerca di partner sempre più giovani con cui misurare continuamente la propria prestazione, preoccupato quindi di “tenere il passo”. In questa ricerca di conferma è frequente il rischio di ansie e preoccupazioni da “prestazione”. E frequente è anche il ricorso ai farmaci…(Viagra, Cialis e successive molecole) che, nati per il superamento dei problemi erettivi, assumono il ruolo di “dopanti” che compensano il calo di erezione ed eccitabilità.

Come sempre, di fronte all’allungamento della vita e al desiderio di mantenerne alta la qualità, ci troviamo di fonte ad adattamenti, aggiustamenti, ridefinizioni.

Il meccanismo della negazione, del rifiuto dell’invecchiamento è sempre in agguato. E i grafici, purtroppo, non ci vengono in aiuto. Anche se la disfunzione erettile può insorgere ad ogni età, diventa più frequente con l’aumentare degli anni. Se gradi minori di disfunzione erettile sono presenti nel 20% della popolazione maschile fra i 50 ed i 54 anni, la percentuale sale, fino a raggiungere il 50% negli uomini fra i 70 ed i 78 anni d’età. Non stiamo parlando però di “impotenza” ovvero di incapacità completa ad ottenere un qualche grado di erezione. La percentuale di quest’ultima va, secondo alcuni studi, da un 5% negli uomini dai 40 ai 49 anni ad un 15% in quelli oltre i 70 anni.

Dobbiamo rattristarci? NOOOO

Uno stile di vita più sano può aiutarci, ma anche una ridefinizione della propria vita sessuale.

In ogni nuova fase della vita si possono scoprire forme diverse di intimità e di approccio alla sessualità, non necessariamente meno ricche rispetto a quelle del passato. Non più “tori scatenati” come nella giovinezza ma persone che recuperano maggiore sensibilità, maggiore recettività, maggiore importanza data agli aspetti “ludici”. E’ qui che riacquista luce il magico potere del tatto, del contatto, della carezza. Ricordandoci dell’aiuto che i farmaci inibitori della 5-fosfodiesterasi ci offrono.

L’importante è non essere lasciati soli. Molti uomini, di fronte al nascere dei primi problemi si chiudono, hanno cadute di autostima e immagine di sé, si vergognano a parlarne con un medico o un sessuologo.

Secondo alcune ricerche solo il 30% del totale stimato di uomini con disturbi erettili si rivolge al medico e la percentuale di chi riceve un trattamento è ancora inferiore (10%).

Anche per questo torneremo sull’argomento. E’ un tema molto importante e sono importanti e gradite le vostre testimonianze.

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