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Psicologia e longevità

Vecchiaie lunghe: nuove sfide

In pochi anni, i progressi della medicina sono stati enormi e straordinari: viviamo potenzialmente tutti più a lungo, più giovani e più in forma che in passato, come mai accaduto nella storia dell’umanità: le due coetanee dell’immagine ce lo mostrano con chiarezza.

Bergman Pfeiffer

Donne di ieri e di oggi a confronto. Ingrid Bergman a 60 anni nel 1975 e Michelle Pfeiffer nel 2015, a 57 anni – da www.iodonna.it

Un fatto stupefacente, gravido di effetti complessi, sia positivi, sia meno, e su molteplici piani.

Su quello psicologico, vivere più a lungo, anche quando si ha la fortuna di avere buone condizioni di salute, non è solo bello e facile, soprattutto tutt’altro che immediato. Richiede di insediarsi dentro sé, in una posizione oggi molto nuova, mai realizzabile in modo veloce e definitivo.

La vecchiaia infatti, fino a poco tempo fa età per eccellenza della rassegnazione e di possibile godimento di quanto seminato, oggi pone noi tutti di fronte a una nuova e difficile sfida: dobbiamo continuare a rassegnarci e a godere i frutti di quanto fatto, ma anche, al contempo, continuare a rilanciare una progettualità nuova. Intercettare nuove risorse per continuare a investire il futuro, potenzialmente ancora lungo, di speranza e di curiosità.

Succede allora di trovarci in una strana e non facile posizione psicologica: mentre ad esempio sperimentiamo il dispiacere di vedere il nostro corpo cambiare, o con la pensione sperimentiamo la tristezza di sentirci magari meno visibili e autorevoli agli occhi altrui; mentre questo ed altre cose accadono, dobbiamo al contempo intercettare quanto, al contrario, continua ad essere per noi prezioso, desiderabile e vitale, pensando a come continuare a dargli forma.

Facile dirlo, molto meno immediato realizzarlo.

“Tutti mi ricordano che sono fortunato – dice un signore da qualche mese in pensione – Dispongo ora di tempo e di un po’ di denaro: divertiti, goditi la vita mi dicono tutti. Ma dentro di me ho un grande malessere e anche un po’ di vergogna perchè in fondo sento di non averne così voglia, pur avendo tutto e senza bene saperne il perché”.

No, non è affatto strano quello che dice questo signore.

Perché la vecchiaia diventi anche un’opportunità, perché tempo e denaro siano davvero risorse, bisogna accettare di dovere fare i conti anche con sentimenti difficili. Con la tristezza e talvolta con il vero e proprio dolore di quanto, lasciando alle spalle la giovinezza, inevitabilmente si sente di perdere. Darsi il tempo di digerirli, di rendere entrambi più pensabili e assimilabili. Di trovare, gradualmente, strade per meglio conviverci.

Al contempo, facendo tesoro invece di quanto l’invecchiare non toglie, ma può invece aggiungere, molto di più che in altre età della vita: la possibilità di un contatto più autentico ed essenziale con noi stessi.

Se si ha la fortuna di continuare a stare bene infatti, andare avanti negli anni significa ad esempio essere meno pressati dai vincoli e dalle aspettative esterne sociali e professionali. Se si ha allora la pazienza e la costanza di mettersi in ascolto di sé, possono sorgere più nitidi e talvolta inaspettati desideri, inclinazioni e bisogni, magari in precedenza mai messi bene a fuoco e ai quali potere oggi dare forma. Allora sì avere tempo e un po’ di benessere materiale, e naturalmente discreta salute, diventano importanti alleati per poterli realizzare.

Possono invece esserlo meno, se dentro di sé non avviene questo importante lavoro psicologico: di rassegnazione da una parte e di ricerca, dall’altra, di quanto sentiamo ancora prezioso per noi e spendibile.

Senza da una parte rischiare di diventare la brutta copia di una giovinezza che va, o dall’altra, di sentire giorno dopo giorno cadere la fiducia e sentire di cedere il passo all’impotenza.

Dando forma allora, anche in questa seconda e ultima parte della vita, oggi potenzialmente ancora lunga, a quanto sentiamo davvero appartenerci in modo più essenziale .

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