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Le Vostre Storie

Occhi

La storia di: Liliana

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In fondo agli specchi,
ritagli azzurri di cielo
affollano di presenze
un’infanzia appena perduta,
mentre vivo la mia sera,
di pacato stupore.

Ed è proprio cosi, lo stupore è il sentimento che mi pervade in questo momento della mia vita, nel quale devo fare un bilancio di quello che è stato, e progetti per quello che ancora sarà!

70 anni e non riconoscersi in questa cifra così densa di anni, traguardo importante che, per la prima volta, ti mette di fronte a fragilità e paure che non pensavi di avere.
Ho sempre vissuto con entusiasmo e coraggio, mi sono sposata molto giovane, sono stata una mamma giovane, sono vissuta per molti anni tra generazioni di studenti, ai quali ho cercato di trasmettere conoscenze, passioni, ed il rapporto con loro mi ha fatto crescere, mi ha fatto sentire utile.

Ancora oggi i miei studenti vengono a trovarmi e a chiedere consigli su quali libri leggere, quali film vedere e a parlare di viaggi, che sono un’altra delle mie passioni. La consapevolezza di aver risvegliato in loro qualche interesse particolare – ricordo di averli accompagnati spesso a vedere qualche mostra, ragazzi che prima non erano mai entrati in un museo – tutto questo contribuisce a dare un senso al mio passaggio su questa terra.
Meno attenzione ho posto ai miei rapporti sentimentali, il mio matrimonio è finito dopo 15 anni, gli altri miei rapporti, seppur lunghi, sono naufragati per la mia mancanza di impegno nel coltivarli, così occupata com’ero a fare altro!

L’unico rapporto riuscito è quello con mio figlio, che, nonostante me, è cresciuto ed è diventato un uomo dolce, un figlio, un marito, un padre affettuoso. E questo lo considero uno dei regali più grandi che la vita mi abbia elargito.
Ho sempre viaggiato molto, in compagnia, spesso anche da sola, mi sono emozionata e mi emoziono per i paesaggi, la natura, la gente di posti anche molto lontani, sono tornata a casa arricchita, tutte queste esperienze le trasformo poi in parole, perchè amo scrivere poesie e racconti.
Ho sempre pensato di “poter bastare a me stessa”, ma da un po’ sento che non è più così. Talvolta mi sento avvolgere da una leggera malinconia, ed il desiderio di poter condividere si fa largo tra l’autonomia e l’efficienza che mi hanno sempre contraddistinto.

Forse a ciò contribuisce anche un problema di salute che ho avuto e che per la prima volta mi ha messo di fronte alla fragilità del corpo, e proprio adesso sento il bisogno di rapporti veri, profondi, ed il desiderio di potere chiedere aiuto, qualche volta, togliendomi di dosso quell’abito di efficienza, del quale mi sono sempre rivestita.
La società considera spesso l’invecchiare come una sconfitta da nascondere, da ritardare il più possibile; alla negazione, all’imbarazzo, all’umiliazione bisognerebbe sostituire il rallentamento, l’approfondimento, la sincerità di relazione.
Bisognerebbe, però, venire a patti con pregiudizi, con i propri limiti, con le proprie paure, con gli spettri della depressione, della solitudine.
Bisognerebbe imparare a non rimpiangere quello che si è perduto ma piuttosto a meravigliarsi, con una nuova freschezza, di quello che si sta diventando.
Ne sarò capace?

liliana

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