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Sessualità

Troppo in fretta o troppo tardi

I problemi dell’eiaculazione.  Abbiamo già avuto modo di vedere come la sessualità maschile sia molto complessa e spesso anche molto fragile, per fenomeni a volte congeniti, a volte occasionali, altre volte legati all’età che avanza. Potremmo definirli i “crucci” del maschio e, fra questi, due sono mi-sessuali-e1467143631843sicuramente più evidenti: i problemi erettivi e l’eiaculazione precoce. Oggi affronteremo quest’ultimo problema, che colpisce un maschio su 5 e una percentuale che va dal 20 al 30% nella popolazione dai 16 ai 70 anni: un disturbo quindi che può colpire anche i senior.

Va però ricordato che mentre la disfunzione erettile generalmente aumenta con l’invecchiamento, l’eiaculazione precoce (che abbrevieremo in EP) non è un fenomeno direttamente legato all’età e all’invecchiamento. Nell’anziano infatti è più frequente l’eiaculazione ritardata.

La persona avanti negli anni infatti non necessita solo di una maggiore stimolazione per raggiungere l’erezione ma può anche avere bisogno di più tempo per raggiungere l’orgasmo ed eiaculare. Anche le contrazioni ritmiche che permettono la fuoriuscita del seme, possono dimezzarsi e ridursi fino a cinque rispetto al doppio degli anni giovanili precedenti.

C’è anche una progressiva riduzione del volume dell’eiaculato e una minore intensità dell’orgasmo, dovuta probabilmente a minori e meno intense contrazioni muscolari orgasmiche.

Il fenomeno stesso dell’eiaculazione ( il getto) è meno energico anche se ciò non modifica necessariamente l’intensità delle sensazioni orgasmiche. Dopo l’eiaculazione, la persona avanti negli anni perde l’erezione con estrema rapidità e la fase di refrattarietà, cioè la capacità di avere una seconda eiaculazione dopo un primo rapporto, si allunga notevolmente fino a raggiungere in certi casi anche tempi quantificabili in giorni.

Diciamo che quello della durata è un problema tipicamente “maschile” e umano perché nell’uomo la sessualità si è sganciata dall’aspetto istintuale e riproduttivo, assumendo aspetti di piacere, relazione, comunicazione. Non esiste infatti solo il nostro piacere ma anche quello della partner ed è dall’interazione e dalla sintonizzazione di questi due piaceri che deriva la qualità della vita sessuale. Per questo siamo così attenti a “durare” e angustiati da un disturbo come l’eiaculazione precoce. Ma quanto durare?

Diciamo che è questa la domanda cruciale per la quale non esiste una risposta univoca e sulla quale gli stessi studiosi hanno faticato non poco a mettersi d’accordo. In passato si faceva riferimento a circa due minuti che si sono però andati via via restringendo.

Secondo l’ultima (la quinta) edizione del DSM (il manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, che è il più accreditato) si è eiaculatori precoci se si eiacula “circa 1 minuto dopo la penetrazione vaginale e prima che l’individuo lo desideri”. Perché si possa parlare di disturbo, questo deve prolungarsi per un periodo di minimo 6 mesi, in circa il 75% -100% delle occasioni di attività sessuale”.

A volte infatti il disturbo è presente da sempre, alter volte può essere insorto dopo un periodo di funzione sessuale relativamente normale. Può accadere infatti che un periodo di stress, un’infiammazione alla prostata, l’assunzione di alcune tipologie di farmaci, possa provocare condizioni di criticità nella durata.

A volte poi il disturbo può anche non avvenire sempre ma essere legato a determinate partner.

In un anziano che vive avventure extraconiugali con partner soprattutto più giovani può accadere che l’intervento dell’emotività, dell’ansia da prestazione, ecc. alteri la risposta sessuale.

Un disturbo come l’EP può inoltre associarsi anche ad altre manifestazioni come ad esempio ad una difficoltà a eccitarsi, a raggiungere l’erezione o a mantenerla.

Per semplificare poniamoci la domanda: se duro tre minuti e non mi viene quindi diagnosticata una EP questo rende soddisfatto me e la partner? Ritorniamo quindi alla variabile tempo iniziale. C’è una risposta univoca? Naturalmente NO, perché la durata giusta dipende molto anche dal tempo necessario alla partner per raggiungere l’orgasmo.

Quando parleremo di sessualità al femminile vedremo infatti che esiste una notevole variabilità, non solo per il tempo necessario per raggiungere l’orgasmo. Ci sono infatti donne che non raggiungono l’orgasmo solo con la penetrazione, anche se questa dovesse prolungarsi abbastanza nel tempo.

Per adesso limitiamoci a dire la cosa più importante: più che l’eiaculazione ritardata, quella precoce può creare un grave disagio all’interno della coppia e nel maschio stesso che si sente deprivato non solo della sua “virilità“ ma subisce una caduta della sua immagine e della sua autostima, portando spesso a stati ansiosi e/o depressivi.

Proprio per la complessità del quadro che viene a crearsi, l’approccio terapeutico dell’EP non può che essere multidimensionale (approccio psicosessuologico) e “interdisciplinare” (collaborazione col medico di base o con l’andrologo per la parte farmacologica).

Nell’approccio psicosessuologico possiamo distinguere tre aspetti:

  1. psicologico basato innanzitutto sulla rimozione dei vissuti e degli stati d’animo ansiogeni che si sono venuti a creare. Utili supporti possono arrivare da tecniche di rilassamento, come il training autogeno, per migliorare il rapporto col corpo e con le emozioni; e il riferimento a modi di gestire la sessualità più vicini a modelli orientali meno centrati sulla prestazione e sull’orgasmo a tutti i costi;
  2. comportamentale volto a sviluppare abilità di riconoscimento e controllo del riflesso eiaculatorio, anche attraverso metodi come lo “stop and go” e lo “squeeze”;
  3. mansionale di coppia. L’atteggiamento della partner è molto importante. I ripetuti fallimenti possono infatti determinare in lei atteggiamenti di saturazione, rabbia e frustrazione che possono anche portare al disgregamento della coppia e al rifiuto dell’altro. Si può arrivare quindi ad atteggiamenti di chiusura e a quello del “puntare il dito” sull’altro. Spesso il messaggio dato al terapeuta dalla partner è che sia lui ad avere un problema, per cui basta “aggiustare lui” perché tutto si risolva.

Per questo il terapeuta, quando necessario e possibile, deve lavorare sulla coppia per aiutare a ristabilire un clima di maggiore abbandono che convogli l’attenzione più su un’atmosfera di gioco, di rapporto col corpo dell’altro, di prestazione “inesigente”.

Nell’approccio farmacologico troviamo farmaci, come la paroxetina, da anni introdotta sul mercato e ampiamente collaudata, che si basano soprattutto sul ruolo inibitorio che alcuni neurotrasmettitori come la serotonina (5-­‐HT), hanno sull’eiaculazione. Una sua ridotta concentrazione o una sua mancata efficienza funzionale promuoverebbero la comparsa di tempi più stretti per l’eiaculazione. Il nuovo farmaco fa parte quindi degli inibitori della ricaptazione della serotonina che rallentano la comparsa del riflesso eiaculatorio. Di quanto? Da tre a cinque volte viene dichiarato. Spesso però i fattori psicologici concomitanti, di cui si è parlato, se non risolti, possono intervenire e influenzare l’effetto del farmaco.

Va infatti precisato che esso, pur essendo un validissimo supporto alla terapia psico-sessuologica, non è né curativo, né risolutivo, ma è da considerarsi un farmaco “on demand” ( cioè al bisogno). Per questo abbiamo insistito sulla sinergia tra diversi approcci ed “apporti”.
Una “diagnosi non completa” ed una terapia che non affronti le cause nella loro globalità, possono costituire un fattore di mantenimento del disturbo nel tempo, anziché la risoluzione del problema.

1 Commento

  • Ciao,sono Tiziana(ti ricordi Berlino?)Ti ho visto alla chiusura dell’anno accademico a Rivoli,ma non ho avuto modo di salutarti.Mi hai invitata a leggere i tuoi articoli,li ho letti e li ho trovati interessanti,chiari e”rasserenanti”.Ti auguro buon lavoro ed un’estate piacevole,a te ed alla tua famiglia.
    Non ho scritto prima perche’non ho dimestichezza con il computer.Ciao ciao.

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