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Le Vostre Storie

Una vita di sguardi

La storia di: Ugo

Da sempre, la prima cosa che noto di una persona è lo sguardo. Se mi chiedono: era alto o basso, bionda o bruna, occhi azzurri o castani, elegante o dimessa, faccio fatica a rispondere, perlomeno devo concentrarmi e pensarci molto. Perché invece quello che si fissa subito nella mia mente è lo sguardo: se guardarsi-negli-occhisolare o ombroso, attento o perso, cupo o allegro, acuto o vuoto…
Sono malato ? No, non credo, solo che da sempre io sono colpito soprattutto dallo sguardo.
Quello di mia madre era amorevole e provato dalla vita. Quello della donna che ho amato di più era intenso e pieno di desiderio, ma spesso sfuggente. Lo sguardo del capo che ho odiato di più in tutta la mia vita lavorativa era inesistente, ti passava oltre, non era mai concentrato su di me.
La mia “perversione” mi ha portato a notare che con gli anni gli sguardi cambiano, e di molto.
Dei miei amici (io ho 65 anni, la maggior parte dei miei amici ha più o meno quest’età), quelli che esprimevano con lo sguardo vivacità ed esuberanza oggi ti guardano più opachi, più rassegnati, l’occhio ogni tanto gli brilla ancora ma sono lampi solitari.
Osservo i miei coetanei e noto che lo sguardo che ricambiano non è quasi mai minaccioso e aggressivo, è invece comprensivo e spesso ancora curioso.
Gli sguardi che si incrociano tra uomini e donne, da che mondo è mondo sono il sale dell’attrazione, del corteggiamento, del dichiararsi.
Quanto mi piacerebbe poter incrociare con una donna uno sguardo ancora carico di queste emozioni ! Ma credo di non riuscirci più e sicuramente di sguardi di questo tipo non ne ricevo più. Se una donna, coetanea o no, mi guarda, lo fa distratta, nel migliore dei casi mi mostra comprensione, vicinanza. E non mi sembra che succeda solo a me. Osservo anche gli sguardi che si scambiano uomini e donne coetanei e li trovo pieni di buoni sentimenti ma non di desiderio.

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