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Attività fisica

Dal calcetto alle pantofole no !

Da parte di un lettore: “Da ragazzo facevo basket a livello agonistico, poi sono passato al calcio tra amici e quindi al calcetto. Ho continuato a fare brevi partitelle a calcetto fino a un anno fa, che avevo 61 anni, fino a quando sono stato operato di un’ernia al disco. Ci ho messo molti mesi per uscire dalla convalescenza, mi rendo conto che non sono più quello di prima, ma mi mancano gli sport di squadra. Cosa mi consiglia?”

8471710520_70ba47ff0e_kEstrapolando quel poco di notizie cliniche che emergono dalla sua domanda si può dedurre che la chirurgia sull’ernia del disco, stante l’innata contrarietà da parte dell’ortopedico e del neurochirurgo a tale tipo di procedura, era necessario sia perché limitante la mobilità sia per la presenza di dolori verosimilmente interessanti anche il nervo sciatico o comunque l’arto inferiore. Dall’intervento dovrebbe essere passato circa un anno, tempo che si può considerare ampiamente sicuro per riprendere qualsiasi attività della vita quotidiana. Per chi ha sempre svolto un’attività sportiva, seppur amatoriale, il dover desistere dalla stessa diventa traumatico a tutti gli effetti, sia per la diminuita performance fisica sia per l’indotto psichico che non va mai sottovalutato. Quest’ultimo infatti può instillare un senso di inadeguatezza e avere dei lievi riflessi depressivi proprio perché ci manca quell’attività sociale che aggiungeva divertimento e vita ai nostri anni.

Per entrare maggiormente nel merito della questione bisogna far riferimento a quanto oggi le può dire chi l’ha sottoposta alla discectomia: il medico chirurgo è l’unico che può dare delle indicazioni ben precise, conoscendo direttamente la sua storia clinica. Se, come spero, tutto è proceduto in modo regolare, non ci sono problemi per ritornare a fare un’attività amatoriale di squadra. Prima però bisogna obbligatoriamente riallenare l’organismo sia dal punto di vista cardiovascolare che dal punto di vista muscolare e articolare. È tassativo farlo e deve essere effettuato in un ambiente idoneo quale una palestra, seguito da un personal trainer certificato che deve effettuare dei semplici ma fondamentali test valutativi per capire la sua capacità in termini di risposta fisica. Da una parte va rimesso in moto il sistema cardiovascolare attraverso esercizi e macchine specifiche per far sì che la fatica percepita sia corrispondente all’intensità del lavoro. Dall’altra bisogna ridare elasticità al sistema motorio, quindi con esercizi di stretching mirato e potenziamento muscolare idoneo al tipo di attività quale ad esempio il calcetto. Avendo avuto preventivamente l’idoneità medica, il personal trainer potrà eseguire tutta una serie di test che comporranno una scheda di allenamento idonea alle sue necessità, ma specialmente sarà in grado di evidenziare eventuali limiti come sequela dell’intervento subito.

Quando si parla di sport di squadra, evidentemente ce ne sono alcuni, quali la pallacanestro, la pallavolo e il rugby, che non sono proprio accessibili vista l’alta intensità e il tipo di movimento atletico (salti e contatto fisico). Diverso è il discorso sul calcetto, che consente di modulare meglio i movimenti e nel caso suo risulta più aderente ai propri desideri.

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