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Differenze di genere Ricerche

Uomini e donne di fronte all’invecchiamento

“Sono differenti i pensieri e i comportamenti delle donne e degli uomini quando affrontano l’invecchiamento? La differenza di genere determina, e in che modo, la visione della vita e il comportamento stesso, invecchiando?”

copertina libroDa queste domande ha preso le mosse il lavoro dell’Associazione Nestore che, fin dal giugno 2011, ha indagato sulle differenze di genere nell’invecchiamento e che ha prodotto, dopo anni di riflessioni e di ricerca, un quadro originale e per nulla scontato di come uomini e donne tra i 60 e i 75 anni vivono dimensioni essenziali di questa fase della vita, quali la transizione dal lavoro alla pensione, le relazioni familiari e sociali, il tempo liberato, la quotidianità, i mutamenti del corpo, la salute, la sessualità, l’impatto delle tecnologie.

I risultati della ricerca, realizzata nell’area metropolitana milanese, sostenuta da SPI CGIL e da FNP CISL e presentata nel marzo 2017 da Licia Riva e da Carla Facchini dell’Associazione Nestore, sono raccolti nel volume “Uomini e donne di fronte all’invecchiamento. Elementi per un confronto e una riflessione”, edito dalla stessa Associazione.

A fronte di uno scenario sociale caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, da una prevalenza significativa di donne nelle classi di età più avanzate e da differenti condizioni di vita tra i generi (per citarne solo un paio: le donne anziane sono molto più esposte al rischio povertà degli uomini e oltre l’80% dei vedovi over60 è costituita da donne), la ricerca Nestore ha voluto soprattutto indagare il vissuto delle persone nel percorso di invecchiamento.

L’affresco che ne emerge è di differenze di genere ben evidenti su alcuni fronti, ma non su tutti i fronti indagati e neppure in tutte le sfere dell’esistenza che, in base agli stereotipi correnti e nella percezione comune, sono di solito rappresentate come le più differenziate tra uomini e donne.

Ad esempio, con riferimento al distacco dal lavoro e alla transizione verso il pensionamento, è stata rilevata una “ridotta presenza di particolari vissuti traumatici” in entrambi i sessi e una “sostanziale similarità dei vissuti maschili e femminili” (e ciò a fronte di una ipotesi di ricerca iniziale che immaginava invece un maggior “trauma” per gli uomini nel distacco dal lavoro).

Allo stesso modo, una valutazione prevalentemente positiva sembra accomunare uomini e donne nella “sostanziale accettazione del proprio presente, vissuto come un periodo positivo della propria vita, in cui si apprezzano la libertà e la possibilità di fare quel che non si è potuto fare prima, o comunque con un maggior agio”.

longevitc3a0E’ probabile che i risultati citati siano la conseguenza, come evidenziano gli stessi autori della ricerca, delle caratteristiche del campione considerato: difatti, con i 43 intervistati sono stati ben rappresentati i 60-75enni e i due generi maschile e femminile, ma non i differenti ceti sociali, culturali, economici e professionali (ad esempio, tra gli intervistati non vi erano casalinghe mentre erano sovrarappresentate le persone con istruzione elevata e che hanno lavorato). Da questo punto di vista si potrebbe sostenere che la ricerca qualitativa si pone come faro sulle cosiddette “avanguardie privilegiate”.

Ciò detto, quali sono comunque gli aspetti nei quali emergono le maggiori differenze di genere?

Sicuramente le differenze sono evidenti nella relazione di coppia, e si manifestano in un modo tutt’affatto scontato. “Ci sembra interessante notare – dicono i ricercatori – l’evidente centralità che… la relazione di coppia assume specificamente per gli uomini i quali, in misura ben maggiore delle donne, si soffermano più frequentemente su di essa e sulla sua importanza, spesso con grande delicatezza e riflessività, rimarcando il ruolo che essa ha avuto nelle proprie scelte di vita”,  “…mentre le donne appaiono chiaramente inserite in una pluralità di legami <forti>, per cui quello con il partner, pur rilevante, è <circondato> e, in qualche misura controbilanciato, da altri di grande rilievo…”

Un altro fronte sul quale sono ben riconoscibili le differenze è quello della attività svolte e delle relazioni sociali. Nel senso che appare una “pluralità femminile” che contrasta con, viceversa, una “centratura maschile”: “gli uomini sono … tutti ben identificabili e riconoscibili attraverso lo svolgimento di una (o al massimo due) attività prevalente…” Al contrario, le donne danno un’immagine di sé di persone con “una molteplicità di interessi, con cui riempiono tutto il loro tempo, quasi una sorta di <cinquina> costituita da attività domestiche, leggere, cinema-teatro, amiche e palestra”.

Se coppia, attività e relazioni sociali marcano la differenza, non sono da meno i cambiamenti del corpo. Su questo fronte, il genere femminile appare nettamente più attento e più preoccupato di curare sia l’aspetto estetico, sia le condizioni di salute che a loro volta siano buona premessa per l’autosufficienza nel futuro. Di qui, per le donne maggior pratica di diete, ginnastica, prevenzione sanitaria e stili di vita sana.

In definitiva, una ricerca, quella dell’Associazione Nestore, che apre la strada a un filone – le differenze di genere nell’invecchiamento – finora non particolarmente studiato e che inizia a sgombrare il campo da alcuni stereotipi e luoghi comuni con cui l’argomento veniva sin qui trattato.

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