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Di nuovo al Rosen garden

Della serie: “Appassire con stile”.  Ricordate il “Rosen garden”? Il bar di città un poco discosto, frequentato dalle senior che si incontravano alle dieci del mattino, sostavano un’oretta davanti ad un caffè, discutevano, monitoravano i loro comportamenti ed abitudini, si offrivano tra di loro altri punti di vista, older-woman-608x265suggerimenti per vivere al meglio con se stesse e in famiglia? L’isola mentale dove le senior ricaricavano le batterie per sentirsi sempre protagoniste della propria vita?

Sono così trascorsi due anni. Stamattina al Rosen garden sui due divanetti intorno al tavolo ci trovo una sola donna: è la senior più giovane del vecchio gruppo, una bella signora dalle chiome sapientemente tinte di un bel castano caldo, orecchini pendenti seminascosti dai capelli, abbigliamento curato. S’illumina vedendomi da lontano. L’abbraccio. – Silvia, finalmente! Quando sei arrivata? Come sta la zia?

Sono arrivata dal Piemonte, mia zia è in ospedale. Stanno curandola, ma sta meglio.

– E le altre ? – chiedo subito.

La Vittoria oggi aveva una visita, sai la vecchia storia del suo braccio, ma non è una cosa grave; Ilaria ( la figlia di Vittoria) viene spesso, compatibilmente con i suoi orari di lavoro, e noi ce la coccoliamo, ci intrighiamo nelle diatribe affettuose tra il suo moroso e sua madre; la Floris, che sai, è quasi cieca…, ha male alle gambe e sta curandosi col cortisone, non esce più, sai quest’anno compie 91 anni…; la Anna ha il marito che è andato in pensione e sta con lui, si fanno compagnia, viene raramente…; la Mariangela deve guardare Letizia, la sua nipotina di un anno, mentre la figlia ha ripreso ad insegnare. Ma sai, ogni tanto ce la porta qui, col passeggino; è un tipo allegrissimo, le piace stare al bar con la nonna e anche la nostra compagnia, ma se è stanca dorme anche qui, mentre noi chiacchieriamo.

Giovanni Boldini, Conversazione al caffè 1879

Giovanni Boldini, Conversazione al caffè 1879

Non parliamo della Ida e della Tilde che non ci sono più, ma sappiamo tutte e due che c’è la loro presenza ed è un monito importante.

– E tu Rosa?

– Io vengo qui sperando di trovare qualche amica. Vedi, non siamo tutte qui, ma siamo in contatto lo stesso, ci telefoniamo, ci scambiamo notizie sulla situazione politica, come al solito, ma ci prestiamo anche i libri da leggere, ne parliamo, ci andiamo a trovare a casa, in ospedale.

– Allora presto andrete a trovare la Vera alla Residenza Vittoria. Appena dimessa la zia andrà in una casa di soggiorno per anziani, non può più stare a casa da sola, sono qui per aiutarla in questo difficile momento.

– E come l’ha presa?

– Sì, ha accettato l’idea, in fin dei conti le interessa essere accudita, è quello il suo pensiero guida. La struttura è bella, sono andata a vederla ieri, con molti spazi per stare in compagnia, fare delle attività per tenere in forma la mente; è in centro città, così potrete andare a trovarla anche col bus. Io starò con lei finchè la vedrò adattata alla nuova sistemazione, poi tornerò un po’ a casa.

Rosa mi scruta ma non voglio far trapelare tristezza in quanto sto dicendo, in fin dei conti è una buona scelta. Tornerò periodicamente a trovare la mia zia e anche voi, care amiche che continuate a creare questa preziosa rete affettiva che ci aiuta a vivere.  Grazie di esserci!

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