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Differenze di genere

Per le donne senior il titolo di studio ha fatto la differenza

Verso un’attenuazione delle differenze di genere.

I senior di oggi, rispetto alle generazioni più giovani, sono stati precoci sia nell’uscita dal sistema scolastico, sia nell’entrata nel mercato del lavoro (vedi precedente articolo). E anche all’interno dell’attuale popolazione senior, le persone nate tra il 1940 e il 1949 risultano più precoci, su questi due aspetti, di quelle nate nel quindicennio successivo.

Donne-al-lavoro

mondine al lavoro – foto d’epoca

All’interno di questo andamento generale, ci sono state differenze tra uomini e donne ? E se sì, come si sono evolute ? Per rispondere a queste domande, considero le età ‘estreme’, ossia quella dei nati tra il 1940 e il ’44 e quella dei nati tra il 1960 e il ‘64.

Come evidenzia il grafico n.1, relativo all’età all’uscita dal sistema formativo, mentre nella coorte più anziana si evidenzia un netto svantaggio femminile, dato dalla maggior presenza di uscite molto precoci, nella coorte più giovane il grafico dei dati femminili è praticamente sovrapposto con quello maschile, evidenziando una sostanziale omogeneità dei percorsi formativi.

Grafico n. 1: Età uscita dal sistema formativo per uomini e donne: coorti 1940-44 e 1960-64

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Paradossali, ad una prima lettura, i dati illustrati nel grafico n.2. Infatti, nonostante, come visto sopra, la coorte più vecchia abbia visto una specifica anticipazione nell’uscita dal sistema formativo da parte delle donne, il grafico evidenzia andamenti molto simili per quanto concerne l’entrata nel mondo del lavoro e non, come ci si sarebbe potuto aspettare, una maggior presenza femminile nelle età più giovani.

Grafico n. 2: Età primo lavoro per uomini e donne: coorti 1940-44 e 1960-64

facchini 4In realtà, tale omogeneità è l’effetto del diverso tasso di inserimento nel mondo del lavoro di uomini e donne a seconda del titolo di studio.

Mentre ‘tutti’ o quasi gli uomini si sono inseriti nel mercato del lavoro a prescindere dal titolo di studio, per le donne, il titolo di studio ha fatto (fa) la differenza: hanno avuto accesso ad una collocazione professionale l’80-90% delle diplomate e delle laureate, ma solo il 60% circa di quelle con una scolarità inferiore. Nel grafico, quindi, sono ‘sottorappresentate’ proprio quelle meno scolarizzate, in quanto ‘mai’ inseritesi al mondo del lavoro.

Ma questi dati implicano anche che, specie per le donne più anziane, la cessazione della frequenza scolastica abbia spesso comportato non tanto un’acquisizione precoce di un’attività professionale (come è avvenuto per gli uomini), ma l’acquisizione precoce del ruolo di casalinga, presumibilmente a supporto alle attività domestiche e di cura della madre, traducendosi, quindi, in una diffusa dipendenza economica, da adulte, dal partner e, da anziane, in una altrettanto diffusa minor copertura in termini pensionistici.

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