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Le Vostre Storie

Restituzione

La storia di: Ettore

Dalla vita ho avuto tanto. Sono nato in una famiglia né ricca né povera in una cittadina del Centro Italia, ma era l’epoca – quella degli anni Cinquanta – in cui anche senza nascere e crescere da ricco stavi bene: non ricordo patimenti particolari, si cresceva al calduccio, io poi tra molti fratelli e sorelle. Facevo la rainbow_596vita da bambino fortunato: i genitori che mi amavano e accudivano, l’incontro felice con la maestra elementare, giocavo a pallone all’aperto senza pericoli e mi ricordo gli oggetti misteriosi che genitori, zii e parenti vari introducevano tra le abitudini quotidiane: il giradischi, la scatola della tv, la prima automobile…
E poi è andata avanti bene, ho potuto studiare fino a diplomarmi anche se a scuola non ero certo un genio, di pomeriggio incontravo gli amici e mi divertivo, mi ero innamorato del basket e potevo andare a giocare quando volevo. E intorno saliva la “contestazione” ma si vedeva che saliva anche il benessere, che allora davamo per scontato.
Quando si è trattato di trovare lavoro, è avvenuto tutto così in fretta che quasi non me ne sono accorto. Chi, come me, usciva dall’Istituto Tecnico, era “catturato” subito dalla aziendine della zona e, se ricordo bene, non feci in tempo a finire la leva militare che ero già assunto.
Poi il grande salto nella “grande” (si fa per dire…) città, Bologna, complice l’innamoramento per la ragazza che poi sarebbe diventata la donna della mia vita e che abitava lì.
Dopo quasi quarant’anni è difficile parlare del proprio matrimonio, chi non ha avuto alti e bassi ?, ma di sicuro siamo stati fortunati a incontrarci, a vivere insieme e a avere due figli splendidi.
Ora che la pensione si avvicina e sul lavoro le più belle sodisfazioni fanno parte del passato, penso che sia il momento di restituire un po’ agli altri il tanto che ho avuto. Non voglio fare il discorso un po’ ipocrita di chi dice “aiutiamo i giovani poveretti che oggi fanno tanta fatica”, il mondo non ritorna più come l’avevamo conosciuto noi, però è vero che bisogna riuscire a creare delle situazioni per cui oggi un ventenne non sia sfiduciato perché essere sfiduciato a quell’età è il peggio che ti possa capitare. Posso fare qualcosa per loro dal mio posto di lavoro? Non lo so, ci devo pensare. Forse posso fare anche del volontariato a favore dei tanti vecchietti che oggi faticano a campare. Dovremmo pensare tutti, pensione o non pensione, che finché abbiamo forze dobbiamo rimboccarci ancora le maniche per dare una mano a chi non ce la fa da solo perché nato in un’epoca più sfortunata o perché la salute non lo aiuta più.
Un caloroso saluto a tutti. Ettore

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