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Letti e visti

Le cose che verranno

Nathalie (Isabelle Huppert) è un’insegnante di filosofia, forse cinquantacinquenne che attraversa alcuni delle vicissitudini o, a volte, dei traumi di una donna senior. Il marito (André Marcon) la lascia per un’altra donna, la madre va a stare in una casa di riposo e poi muore, i figli diventano autonomi. Fanno da sfondo la Normandia e una lussureggiante campagna francese.

phpThumbIl film vuole rappresentare una donna forte, razionale e libera, poco convenzionale, che supera ogni evento senza lasciarsi travolgere. Questa è la forza del film ma è anche la debolezza di un personaggio per alcuni versi riuscito. Non tutte queste vicende hanno lo stesso impatto emotivo. Il tradimento del marito e il divorzio hanno generalmente un impatto psicologico sconvolgente proprio in una donna non più giovane. Una donna abbandonata si sente, spesso, non più bella e desiderata nel confronto, perdente e umiliante, con una donna più giovane. Nathalie accusa il colpo senza mostrare nessuna emozione. Lei non vuole più né un uomo vecchio, né un uomo giovane. Nella vita, a volte è a questo punto che una donna cerca una rivalsa. La solitudine è subita ma non accettata. Il desiderio è di sentirsi ancora visibile e attraente. Forse, però, la regista voleva dire proprio che si può accettare una sconfitta emotiva senza traumi. E’ un atteggiamento razionale che ci pare rendere il personaggio poco credibile.

L’invecchiamento della madre, invece, emoziona questa protagonista, per il resto molto algida e controllata. Proprio in questo punto la regista, molto parsimoniosa di musica, inserisce un lied tedesco davvero molto espressivo. La morte della madre la fa piangere come se fosse questo il solo rapporto significativo di Nathalie e non quello con il marito con cui ha comunque diviso la vita per 25 anni.

avenirLa protagonista si ritrova sola, con il suo lavoro e i suoi allievi. Ma non sembra sentirsi sola. L’amicizia con un ex allievo crea un nuovo interesse. Qui la regista non cade nella banalità di un rapporto amoroso. Non sapremo mai se Nathalie fosse innamorata di lui. Si limita a sottolineare il gap generazionale.

Ma c’è un rapporto che risulta assai convincente nel film, quello di Nathalie con la gatta della madre. Qui lei gioca la sua parte istintuale ed emotiva. Ma rinuncia infine anche all’animale di compagnia per dedicarsi al nipotino neonato, concludendo la sua parabola in un modo plausibile.

Il film è molto gradevole anche se la sceneggiatura è a tratti verbosa. Si disserta molto di filosofia, che sembra essere il solo interesse della protagonista. Lo svolgimento del tema è a tratti un po’ ideologico nel mostrare la liberazione di Nathalie e nell’esaltare un po’ ingenuamente i piaceri della vita rurale.

Come spesso accade, non manca il modo usuale di rappresentare l’invecchiamento. Se il protagonista può permettersi di dimostrare la sua età, la Huppert, in forma smagliante e obbligata ad essere più giovane, non fatica a dimostrare dieci anni di meno con un fisico e un abbigliamento da ragazzina. E perfino la madre di Nathalie, che si suppone avere almeno 80 anni, è bellissima. Che dire, le donne al cinema rappresentano quasi sempre l’ideale maschile.

Un film elegante e aggraziato, che fa discutere perché rappresenta vicende della vita molto comuni.

Per vedere il trailer clicca qui.

Le cose che verranno

Di Hansen Love con Isabelle Huppert, André Marcon e Roman Kolinka

Regia di Mia Hanse – Løve

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