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Quando i genitori non ce la fanno più da soli

Come i figli over55 affrontano la perdita di autosufficienza dei genitori anziani.

L’Istat nell’ultimo report sugli indicatori demografici ha evidenziato che risultano in aumento gli ultranovantenni e i centenari, mettendo così in luce cinquantenne-con-genitore-anziano1che dovranno essere affrontati in modo efficace i temi della limitata autosufficienza e dei bisogni di assistenza degli anziani.

L’ospedale sarà sempre più il luogo di cura nella fase acuta, ma riguardo alle patologie ordinarie e alla riabilitazione dovranno essere immaginati luoghi adatti.

Da qui, quindi, la necessità per gli over 55 di programmare la gestione dei loro genitori novantenni. Infatti alle terapie di carattere medico ed assistenziale, occorrerà affiancare attività di intrattenimento e di sostegno per stimolarli anche da un punto di vista mentale, per favorire la socializzazione e per combattere la solitudine.

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dal film “Mia madre”

Così avviene che spesso gli over 55 si trovino a sostenere un doppio ruolo, poichè devono prendersi cura sia dei genitori, ossia di coloro che un tempo li hanno cresciuti, sia dei propri figli. Prendersi cura delle persone, di qualsiasi età, richiede tempo, disponibilità e amore.

La psicologa, psicoterapeuta e scrittrice Masal Pas Bagdadi nel suo ultimo pregevole libro intitolato “Il tempo della solitudine” (Bompiani) descrive una sorta di metaforico viaggio all’ interno di una casa di riposo speciale, “dove gli ospiti vivono sospesi in un tempo non tempo, fatto di memoria del passato ma anche di attese per le visite dei parenti più stretti”.

Il tempo della solitudineLeggendo il libro non si può fare a meno di riflettere sull’esistenza in generale: chi siamo, dove andiamo? Tutti, giovani e meno giovani si sentono coinvolti nella ricerca del proprio percorso. E si comprende come la casa sia “il luogo simbolo di non solitudine, ed è lì che si ritrova se stessi e si sconfigge la solitudine che ci attanaglia”.

E’ molto difficile e, a volte, doloroso per gli anziani dopo una lunga vita in autonomia, tornare ad essere dipendenti da altri e non poter decidere del proprio destino.

Un figlio non vorrebbe mai abbandonare i propri genitori alle cure di estranei, ma ci sono casi in cui questa diventa l’unica decisione possibile, sia per la lontananza che per le innumerevoli difficoltà nella gestione quotidiana di una persona non più completamente autonoma. Scegliere una casa di riposo, una residenza per anziani, non implica, come spiega anche questo libro, un’opzione negativa. Il testo è ambientato infatti in una struttura definita un “albergo a cinque stelle” dove è possibile fare amicizia e ricevere visite senza sentirsi abbandonati, ma rispettati e aiutati secondo le varie esigenze.

Articolo scritto da Eugenia Marzocca, psicologa

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