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Alimentazione Differenze di genere

Modelli alimentari e differenze di genere

Molte ricerche hanno evidenziato sia l’impatto negativo che una cattiva alimentazione ha sulle condizioni di salute dei senior, sia che gli stili alimentari sono condizionati dall’età, dal sesso, e dalla condizione sociale.

Si è così rilevato, da un lato, che i soggetti più anziani tendono a prestare alimentazione_seniorminor attenzione all’alimentazione, mangiando meno e in modo meno differenziato; dall’altro che, anche tra i senior, le donne consumano maggiormente alimenti quali latte e latticini, gli uomini bevande alcoliche; che chi ha un reddito maggiore presenta una dieta più articolata e con alimenti di maggior pregio; che chi vive in contesti rurali presenta maggiori consumi di frutta e verdura rispetto a chi vive in contesti urbani.

In questo quadro, può essere interessante verificare, in primo luogo, quali siano i modelli alimentari non tanto dei soggetti ‘attualmente’ anziani, i cui stili di vita sono, presumibilmente, ormai radicati e difficilmente modificabili, ma dei soggetti che all’età anziana si stanno avvicinando e che possono essere, quindi, più interessati e più disponibili a modificare, nel caso, i propri comportamenti. E, in secondo luogo, cogliere le eventuali differenze di genere.

A tal fine utilizzeremo i dati della ricerca Multiscopo condotta dall’Istat nel 2015 nella quale è stata prestata una specifica attenzione alle abitudini alimentari degli intervistati, ponendo domande relative alla frequenza (quotidiana, settimanale, saltuaria, assente) con cui si consumano i principali alimenti (pane, pasta, riso, carne, pesce, uova, latticini, salumi, frutta e verdura) e le bevande, alcoliche e non. L’indagine, che ha riguardato complessivamente 45.294 persone, di cui 5.983 in età compresa tra i 55 e i 64 anni (e che quindi possiamo considerare “pre-anziani”), permette quindi di ben delineare i profili alimentari degli intervistati e di cogliere eventuali differenze tra uomini e donne.

Mangiare similmente, bere differentemente

Consideriamo ora i dati relativi alla frequenza con cui i 55-64enni consumano i diversi alimenti e bevande previsti nel questionario, metteremo a confronto le distribuzioni di frequenza a seconda del sesso degli intervistati.

Le tabelle 1-2-3, frutto di autonoma elaborazione, evidenziano, in primo luogo, un diffuso consumo, almeno settimanale, di tutti i principali alimenti rilevati: quasi la totalità per pane, riso o pasta e frutta; circa il 90% per i vari tipi di verdura; circa l’80% per carni bianche, latte e latticini; circa il 70% per le patate; circa il 60% per le carni bovine, il pesce, il latte e le uova. Meno frequente, ma, comunque, diffuso il consumo di affettati (58%), legumi in scatola (55%) e carne suina (45%).

Tab. n. 1. Incidenza percentuale di consumo almeno settimanale di carboidrati, a seconda del sesso

U. D. Tot.
Pane, pasta, riso 98,4 96,8 97,5
Snack salati 15,1 12,4 13,6
Dolci 41,5 41,3 41.4

 

Tab. n. 2. Incidenza percentuale di consumo almeno settimanale di proteine animali, a seconda del sesso

U. D. Tot.
Carne bovina 65,0 58,2 61,4
Carne suina 47,1 39,8 43,1
Carni bianche 78,8 79,2 79,0
Pesce 60,2 64,5 62,5
Salumi 64,3 53,4 57,6
Uova 57,6 60,2 59,0
Latticini 79,8 79,2 79,5
Latte 58,0 69,1 63,9

 

Tab. n.3. Incidenza percentuale di consumo almeno settimanale di frutta e verdura, a seconda del sesso

U. D. Tot.
Verdure foglia larga 91,1 95,4 93,4
Altre verdure 92,5 95,1 93,8
Patate 71,6 68,8 70,0
Legumi in scatola 55,4 55,9 55,8
Frutta 94,5 96,7 95,7

Nel loro complesso, i dati disegnano un quadro in cui la dieta settimanale vede, da un lato, una sostanziale presenza di tutti i principali elementi nutritivi, dall’altro un consumo decisamente frequente di frutta e verdura – specie che consideriamo che oltre l’80% degli intervistati ne mangia almeno una volta al giorno. Decisamente poco presenti sono, invece, alimenti di ridotto valore nutrizionale: in particolare, il consumo degli snack risulta decisamente inferiore rispetto a quanto non si verifichi in altri paesi.

Quello che però, in questa sede, ci interessa rimarcare è che le differenze in base al sesso risultano decisamente contenute per quasi tutti gli alimenti considerati, anche se le donne consumano meno carni rosse, carne di maiale e salumi, più frequentemente latte e latticini; tuttavia, anche in questi casi, le differenze non superano i 10 punti percentuali.

Decisamente più variegato il quadro relativo al consumo delle bevande.

Anzitutto, come evidenziano le tabelle 4-5-6, si rileva un consumo decisamente elevato per l’acqua minerale (bevuta quotidianamente da oltre l’80% degli intervistati e, in quasi la metà dei casi, per almeno un litro al giorno), un consumo contenuto di vino (bevuto quotidianamente dal 30%) e, ancor più, di birra (il cui consumo quotidiano è fatto proprio da meno del 5%).

Decisamente poco diffuso appare, invece, il consumo di aperitivi, amari e altri alcoolici, consumati, con cadenza almeno settimanale, da meno del 5% degli intervistati.

In secondo luogo, le differenze di genere risultano minime per quel che riguarda il consumo dell’acqua, ma consistenti per quel che concerne il vino (bevuto quotidianamente da una donna su sei, ma da quasi un uomo su due) e, pur se per valori molto inferiori, per la birra e le altre bevande alcooliche (per le quali il rapporto è quasi uno a dieci).

Tab. n. 4. Incidenza percentuale di chi consuma quotidianamente acqua minerale, birra e vino, a seconda del sesso

U. D. Tot.
Acqua minerale 83,6 82,3 82,9
Di cui almeno 1 litro 42,3 43,4 42,9
Birra 7,6 1,3 4,3
Vino 46,3 16,3 30,4

Tab. n. 5. Incidenza percentuale di chi consuma settimanalmente bevande non alcoliche, a seconda del sesso

U. D. Tot.
Bevande gassate 10,3 5,6 7,8
Aperitivi analcolici 6,2 2,2 4,0

Tab. n.6. Incidenza percentuale di chi consuma settimanalmente bevande alcoliche e similari, , a seconda del sesso

U. D. Tot.
Aperitivi alcolici 4,7 0,7 2,7
Amari 5,4 0,7 3,0
Superalcolici 4,6 0,4 2,2

 

Spunti di riflessione

Ripercorriamo ora i dati presentati, il cui intreccio suggerisce alcune ipotesi e considerazioni.

In primo luogo, emerge una sostanziale omogeneità della frequenza dei principali consumi alimentari tra uomini e donne, il permanere di differenze per quel che riguarda le bevande alcooliche.

In questa sede ci si è soffermati sul ruolo del genere, non su quello svolto dalle condizioni sociali; tuttavia, può essere interessante almeno accennare che anche il ruolo di tali condizioni appare abbastanza contenuto, specie se lo si confronta con quello che esse giocano in altri paesi.

Certo, la sostanziale omogeneità dei consumi alimentari nel nostro paese non può essere letta, di per sé, come indicatore di diete del tutto simili: non conosciamo, infatti, né la quantità dei cibi consumati, né la loro qualità, né le modalità della loro preparazione, elementi il cui intreccio può essere assai differenziato a seconda delle caratteristiche dei soggetti, con ovvie ripercussioni sui loro complessivi modelli alimentari. Tuttavia, la sostanziale somiglianza delle frequenze con cui si consumano i principali alimenti suggerisce un’estrema condivisione di un modello caratterizzato dalla copresenza di pane, pasta, carne, frutta e verdura; in particolare, le elevate percentuali di chi consuma quotidianamente frutta e verdura confermano la pervasività di quella dieta mediterranea che, non a caso, viene considerata dai nutrizionisti uno deli elementi alla base della specifica elevata speranza di vita nel nostro paese.

In secondo luogo, i dati sul consumo delle bevande, se testimoniano la permanenza di differenze tra uomini e donne, evidenziano anche come esse siano particolarmente ampie, in valori assoluti, per quanto riguarda il vino, ossia proprio per la bevanda più ‘tradizionale’.

Diversi i fattori che sono, presumibilmente, alla base di tale almeno relativa omogeneità di modelli alimentari.

In primo luogo, una larga condivisione della dieta mediterranea, nella quale i consumi di pane, pasta e verdura sono il portato di una lunga tradizione, cui, specie i senior, sono ancora legati; quello della carne una conquista troppo recente per essere messa in discussione – di nuovo, specie da quelle fasce di età che maggiormente lo considerano un indicatore del benessere conquistato nel corso della loro vita. La condivisione di tale modello comporta, presumibilmente, che le differenze di sesso e sociali agiscano, semmai, più sulla quantità e sulla qualità dei beni consumati, che sulla loro tipologia.

In secondo luogo, gioca il fatto che la maggior parte delle persone non viva ‘da sola’, ma in nuclei familiari, spesso intergenerazionali, al cui interno abitudini e consumi alimentari sono condivisi, attenuando quindi le possibili differenze sia a seconda della classe di età, che tra uomini e donne.

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