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Ricerche Salute

L’orologio epigenetico: il segreto del nostro invecchiamento?

L’invecchiamento è un processo complesso che coinvolge una serie di fattori genetici ed ambientali. Definirlo unicamente in base all’età anagrafica, ovvero il numero di anni trascorsi dalla nascita fino al presente, è un approccio riduttivo. Due persone nate nello stesso anno possono presentare notevoli differenze nello stato di salute e nel processo di invecchiamento.

Pertanto, è emersa la necessità di cercare nuove definizioni di età che considerino lo stato di salute e che siano predittive della suscettibilità alle malattie o alla salute, basandosi su indicatori di funzionalità fisiologica dell’organismo e biomarcatori molecolari.

Mentre tutti sappiamo che l’invecchiamento è inevitabile, gli scienziati stanno cercando di capire i meccanismi sottostanti che regolano questo processo per poter intervenire e migliorare la qualità della vita delle persone.

Uno dei concetti più affascinanti che è emerso negli ultimi anni è quello dell’orologio epigenetico[1], un meccanismo che sembra giocare un ruolo cruciale nel determinare il nostro tasso di invecchiamento.

L’orologio epigenetico è un concetto sviluppato 10 anni fa da un gruppo di scienziati guidati dal dottor Steve Horvath dell’Università della California. Si basa sull’idea che il nostro DNA accumuli modifiche chimiche chiamate marcatori epigenetici nel corso della nostra vita. Questi marcatori epigenetici regolano l’attività dei nostri geni, influenzando così la nostra salute e il nostro invecchiamento.

L’orologio epigenetico si basa sull’analisi di specifici marcatori epigenetici, come le modificazioni del DNA. Queste modifiche sono sensibili a fattori come lo stile di vita, l’ambiente e lo stress. Horvath e il suo team hanno identificato un insieme di circa 500 marcatori epigenetici che sembrano essere strettamente correlati all’età biologica di una persona.

In conseguenza dell’intervento di queste modifiche rilevate dai marcatori si può stabilire l’età biologica di un individuo indipendentemente dalla sua età anagrafica. Questo approccio può fornire informazioni preziose sulla salute e sul processo di invecchiamento di una persona. Ad esempio, potrebbe rivelare se una persona sta invecchiando più velocemente a causa di particolari patologie, e di conseguenza permetterebbe di sviluppare terapie preventive o interventi mirati per rallentare tale processo di invecchiamento.

Per il momento siamo a livello di studi, ma le implicazioni future sono affascinanti: l’orologio epigenetico potrebbe essere utilizzato per valutare l’efficacia di trattamenti anti-invecchiamento o per monitorare gli effetti di interventi basati sullo stile di vita e mirati a migliorare la salute e rallentare l’invecchiamento. Inoltre, potrebbe essere uno strumento utile per la medicina personalizzata, consentendo di adattare le terapie in base all’età biologica di una persona piuttosto che alla sua età cronologica.

In conclusione, l’orologio epigenetico rappresenta una promettente frontiera nella ricerca sull’invecchiamento. Horvath ha identificato quattro criteri che un orologio biologico deve soddisfare per essere considerato sensato e funzionale: deve fornire una misura quantitativa che sia correlabile con l’età cronologica; deve essere applicabile a tutti i mammiferi; deve essere valido per la maggior parte dei tipi di cellule; deve essere in grado di predire la mortalità, il rischio di malattie e il declino dello stato di salute.

Per il momento questi discorsi sanno forse di fantascienza, ma la strada per rallentare o addirittura invertire il processo di invecchiamento è tracciata.

Bibliografia: S.Horvath – DNA methylation age of human tissues and cell types – Genome Biology 2013-14:3156

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Foto di Ivan Samkov da Pexels

[1] L’epigenetica studia come l’età e l’esposizione a fattori ambientali, tra cui agenti fisici e chimici, dieta, attività fisica, possono modificare l’espressione dei geni pur senza modificare la sequenza del DNA

 

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