Mettetevi comodi
Renzo Arbore intervistato da Andrea Scarpa
Mettetevi comodi. Vita, peripezie e tutto il resto
Fuoriscena 2025
Mettetevi comodi nasce da sedici incontri tra il giornalista Andrea Scarpa e Renzo Arbore, nel salotto della casa dell’artista: “sorprendente, scintillante e coloratissima”.
Attorno a loro centinaia di oggetti stravaganti: le statuine di Totò e la campanella da premier di Palazzo Chigi, i busti di San Gennaro e Billie Holiday e in cucina ananas luminosi, pappagalli semoventi e torte finte.
Sembra di vederlo, Arbore, sorridente e scanzonato, che risponde, divaga, inanella aneddoti, ricordi, ritratti di persone a cui ha voluto bene.
Il tono garbato è quello di un vero signore napoletano, ironico, mai malevolo. Ha sempre una parola buona per tutti, o quasi: se l’argomento scivola su qualcuno che lo ha deluso, lascia intendere che preferisce non parlarne.
Renzo Arbore ha accompagnato la nostra storia dagli anni 70 in poi, e davvero dobbiamo “metterci comodi” per leggere quanto è stata ricca la sua vita.
Ha fatto cinema, radio, televisione, musica, teatro e, alla sua maniera, ha cambiato il modo di concepire ciascuna di queste arti.
Ha vissuto grandi amori e ha avuto relazioni intense e appaganti.
Ha conosciuto quasi tutti i protagonisti della cultura e dello spettacolo italiano e internazionale e anche molti politici.
Ha attraversato gli anni divertendosi e divertendoci.
Ha anche vissuto lutti e momenti di profondo dolore, come la depressione, di cui parla con franchezza.
Noi Senior dobbiamo molto a Renzo Arbore.
Abbiamo conosciuto la musica pop e rock, e i primi cantautori, ascoltando Bandiera gialla, la trasmissione radio di Arbore e Boncompagni, “vietata ai maggiori di 18 anni” e, successivamente, Per voi giovani.
E chi non ricorda gli strampalati personaggi di Alto gradimento? Certi tormentoni nonsense erano addirittura entrati nel nostro linguaggio quotidiano.
Siamo cresciuti con lui, e lo abbiamo visto scardinare la seriosità della televisione degli anni 70 e 80 con programmi dirompenti come L’altra domenica, Quelli della notte e Indietro tutta.
Arbore non si è mai ripetuto e, ogni volta che ha raggiunto l’apice del successo, ha esplorato nuove esperienze, secondo il suo motto: “razzolare nell’inconsueto”.
Così ha fatto per il cinema e anche per la musica, sua grande passione.
Con l’Orchestra italiana, nata con l’intento di far conoscere al mondo la canzone napoletana, si è esibito per trent’anni in almeno 1500 concerti in tutto il mondo.
Si è prestato anche a qualche pubblicità commerciale, ma quelle a cui è più legato sono a scopo umanitario: per l’Airc e per i lasciti testamentari a favore della Lega del filo d’oro.
Di quest’ultima, lui, che non ha avuto figli, dice: “Ho già disposto a suo tempo. Mi fa bene far bene.”
Proprio quest’anno terminerà il progetto culturale di una casa museo, Casa Arbore, a Foggia, la sua città natale. Sarà una testimonianza della sua vita artistica e personale e ospiterà le sue sterminate collezioni degli oggetti più incredibili.
Mettetevi comodi è la prima autobiografia di Renzo Arbore, ma ci sarebbe ancora tanto da raccontare e l’editore è stato severo nel determinare il numero delle pagine.
Non resta che pensare a un prossimo volume: “Alla tenera età di ottantotto anni, qualche ideuzza ce l’ho ancora. D’altra parte, non è finita finché non è finita”
A chi apprezza Arbore, suggerisco la visione di questa bellissima intervista di Corrado Augias: novant’anni l’uno, ottantotto l’altro, e ancora tanta capacità di regalare emozioni.
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Psicologa psicoterapeuta, cura il blog www.patriziabelleri.it
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Nulla da dire, nulla da aggiungere sul meraviglioso articolo sulla vita di un uomo strairdinario