Gli imprenditori senior e il volontariato
Il volontariato della popolazione matura ed anziana (>55 anni) ha un ruolo critico, di valore e portatore di valori. Potrebbe diventare un modo per fare start-up innovativa sociale o impresa sociale coinvolgendo anziani e giovani.
Il fattore demografico dell’allungamento della vita e la sua migliore qualità ha portato all’invecchiamento dinamico e virtuoso della popolazione ed aumenterà di conseguenza la disponibilità di potenziali volontari o imprenditori maturi ed anziani in condizione ancora giovanile e con un bagaglio di esperienze e di competenze da sfruttare per scopi economici, sociali e di solidarietà.
I demografi ipotizzano che nel 2040 le persone con più di 60 anni costituiranno il 41% della popolazione nazionale e che 1 italiano su 10 sarà ultraottantenne.
Secondo l’OCSE tra 15 anni l’Italia sarà al secondo posto della classifica dei Paesi con la più alta percentuale di anziani rispetto alla popolazione che lavora (tra i 15 e i 64 anni): per ogni lavoratore vi saranno 4 anziani.
E’ quindi fondamentale cogliere le opportunità e le sfide di questa trasformazione sociale, rivedendo modelli culturali, sociali ed economici.
Nonostante ciò, spesso la rivoluzione demografica è rappresentata con termini che rendono una visione negativa quali “la società sta invecchiando……”, espressioni “vecchie” e inadeguate, poiché non colgono che cambia la concezione stessa dell’età e che la nostra società sta diventando e diventerà sempre più paradossalmente giovane.
Il processo di invecchiamento demografico pone molte questioni importanti in relazione ai necessari riassetti del mercato del lavoro, dei sistemi pensionistici e della sostenibilità dei sistemi economico-sociali. Per affrontare adeguatamente queste sfide bisogna incominciare a considerare i cambiamenti demografici non più in termini di invecchiamento, ma di “svecchiamento della società” (“counter-ageing society”)
Con una sfida sempre più pressante per la società: la riduzione del divario esistente tra aspettativa di vita totale e aspettativa di vita attiva, priva di disabilità.
La proposta è di creare imprese sociali “ex lege” (L.106/16,D.Lgs.112/17) composte da persone mature e anziane che “commercializzano” servizi di assistenza e di sollievo a prezzi calmierati per la cittadinanza e per i segmenti specifici degli anziani. Peraltro, con un Know-how specifico e con curve di apprendimento molto elevate.
Queste imprese sociali con servizi a pagamento avrebbero i seguenti vantaggi:
- offerta di una alternativa lavorativa anche in una dimensione evolutiva della strategia del “quarto pilastro”, inteso come integrazione dei tre esistenti per il tramite del prolungamento della vita lavorativa dopo il pensionamento con forme di lavoro a tempo parziale;
- sviluppare un’attività che, per logistica lavorativa, flessibilità d’orario (part time per esempio), stabilità d’occupazione, può essere gratificante;
- “Gli anziani sono mediatori di scambio culturale e sociale fra le diverse fasce di età esistenti sul territorio. Con questo progetto vengono stimolati e coinvolti in attività di volontariato sociale che contribuiscono a renderli partecipi e responsabili di servizi fondamentali alla comunità”.
- produrre ed erogare servizi con economie di scala e curve d’esperienza che riuscirebbero, contemporaneamente, ad offrire servizi di maggiore equilibrio nel rapporto qualità/prezzo. Si tratterebbe di servizi di cittadinanza attiva con una funzione pervasiva nel sistema territorio, passando dalla sola cifra di volontariato ad una organica attività di servizio per il comune e per le imprese profit.
- attuare l’invecchiamento attivo (“active ageing”) per uniformarci alla media europea dei tassi di occupazione per la fascia di età tra i 55 e i 64 anni (in Italia il tasso è del 36% mentre in Europa è del 46% ed in Germania è del 56%);
- sviluppare politiche attive di imprenditorialità sociale con protagonismo dei lavoratori “silver workers”. L’impostazione non vuole trasformare in assoluto il volontariato in attività lavorativa, ma sottolinea la potenzialità socio-economica della popolazione matura e anziana, protagonista da riconoscere, anche e eventualmente, come attore per il mantenimento e lo sviluppo del capitale sociale dei territori in una logica di filiera sussidiaria aziendale.
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Giorgio Fiorentini è senior professor, Community & Social Engagement, presso l’Università Bocconi. Inoltre è Vice Presidente dell’Associazione Sottovoce volontari IEO e Monzino.












Sono totalmente d’accordo con queste proposte, che vedrebbero noi anziane, o grandi adulte, o giovani vecchie impegnate a costruire qualcosa non solo nella nostra casa, e famiglia, ma anche all’esterno, in imprese in cui le nostre capacità lavorative pregresse si uniscano alla nostra attuale maturità e, forse, anche , maggiore serenità. Ma come metterle in atto? Come muoversi?
Grazie!
Tiziana Gardoni