Le grandi domande della vita

Il punto dopo 12 interviste e dopo 2 anni della rubrica sulla Spiritualità.

Un paio di anni fa abbiamo avviato l’argomento Spiritualità con l’idea di esplorare le grandi domande della vita.

Lo abbiamo fatto in modo aperto, plurale, non finalizzato, intervistando 12 persone conosciute senza essere celebrities, molto diverse tra loro, scelte perché hanno scritto, detto o fatto cose che ci sembrava potessero aggiungere valore alla nostra ricerca.

Ci sembra il momento giusto per fare il punto con il duplice obiettivo di mettere in evidenza alcuni temi che ci paiono rilevanti e ricavare indicazioni su come proseguire.

Una prima evidenza è che nei colloqui la parola senso, nell’espressione “il senso della vita”, è utilizzata con almeno due significati:

  1. Senso come direzione, come strada da percorrere. Stiamo bene, dicono gli intervistati, quando ci dedichiamo ad attività che ci coinvolgono e ci stimolano e che promettono di farlo anche in futuro.
  2. Senso come significato, scopo, “perché”. La ricchezza della vita aumenta se ci dedichiamo ad un fine che abbia valore non solo per noi stessi ma anche per una comunità più ampia, che sia il mondo intero o il gruppo di persone vicine a noi. Non è il tipo di attività che fa la differenza, che sia ricerca scientifica, musica, aiutare gli altri a vivere o a morire bene, spiegare i significati di un’opera d’arte… non è rilevante, ciascuno sceglie quella che sente più vicina a sé.

Entrambe le condizioni devono essere soddisfatte per sentirsi bene. Ma le circostanze cambiano e il “senso” si può perdere. Per cambiamenti interni che spesso in modo incomprensibile determinano insoddisfazione e scontento, per eventi esterni che ci costringono a cambiare prospettiva o perché rimaniamo ostinatamente attaccati ad una vita che non c’è più.

Sono state fornite spiegazioni sul perché tutto questo può accadere, sia su basi scientifiche sia esperienziali, e suggerite delle possibili azioni di recupero. “Per decidere come agire il nostro cervello elabora in continuo diverse simulazioni del futuro. La libertà di cui disponiamo è scegliere quali di questi “progetti” realizzare. Ma generalmente la nostra vita è fatta di azioni frenetiche e automatizzate, condizionate da abitudini e credenze spesso inconsapevoli. Dobbiamo mettere in pausa gli automatismi per poter sentire cosa ci sta dicendo il nostro cuore” (Franco Fabbro, Neuroscienziato).

Ne ha parlato anche Giuseppe Pagnoni, anche lui neuro scienziato: “Non possiamo evitare di essere condizionati dalle nostre credenze più di quanto l’acqua possa evitare di prendere la forma del contenitore.  E tuttavia è essenziale prendere coscienza del fatto che tali credenze sono modificabili. Per evitare un irrigidimento cognitivo e comportamentale credo sia necessario fare esperienza del nuovo e del diverso, rimanere aperti curiosi e disponibili, accettare un certo grado di incertezza e di ansia per ciò che non risulta ancora perfettamente definito secondo le nostre categorie preesistenti e non cercare sempre di avere tutto sotto controllo”.

In questa prospettiva il termine Spiritualità può essere fuorviante perché richiama l’idea che si stia parlando di un “altrove” rispetto alla vita che viviamo qui sulla terra. Non è così, Spiritualità va intesa come natura profonda, essenza di ogni essere umano.

In tutti casi, dicono gli intervistati, è nostra responsabilità sia curare ciò che abbiamo sia cercare nuove direzioni quando è necessario. Nessuno può farlo al posto nostro.

Un altro grande tema di cui si è parlato nelle interviste è la morte. Soprattutto come astrazione concettuale ma, in qualche caso, anche come sentimento degli intervistati relativamente alla propria morte.

Ci sono diverse connessioni tra la buona vita e la buona morte. “Il modo migliore di confrontarsi con la morte è dare un senso alla propria vita” (Ruben Jais, Direttore d’orchestra).

Quali sono gli elementi fondamentali di una buona vita? Dagli incontri ne emergono alcuni:

La qualità – non la quantità – delle relazioni che abbiamo costruito. Per Guido Tonelli, Fisico “La conoscenza che ho accumulato in tanti anni di ricerca mi ha fatto capire l’estrema finitezza, quasi l’insignificanza della nostra presenza in un universo gigantesco e totalmente estraneo alle nostre vicende… Quando ridimensioniamo il nostro ruolo cosmico possiamo valorizzare quello nei confronti del pianeta, dei nostri simili e di noi stessi. Cercare di produrre conoscenza, bellezza, di avere cura degli altri, perché queste sono le uniche cose che dipendono realmente da noi”.

Un’altra condizione la spiega Elisabetta Valentini, Psicologa “La connessione con sé stessi, con i propri valori e significati sperimentati e interiorizzati, in modo autentico, onesto e curioso. Il significato più profondo che diamo all’esistenza, qualsiasi esso sia, ci guida in vita e anche all’accettazione della morte, che della vita è l’ultimo passaggio”.

E poi come abbiamo usato il nostro tempo, la prospettiva da cui abbiamo guardato alla vita “Ampliando il proprio sguardo dall’Io individuale come centro del mondo alla rete che lega l’Io al mondo, è più facile accogliere la morte: se io scompaio, la vita di cui sono per sempre parte prosegue comunque il suo percorso” (Marcello Ghilardi, Professore di filosofia).

Nelle nostre interviste il tema di come la vecchiaia si intrecci con questi temi è rimasto sullo sfondo, anche perché spesso gli intervistati, per età, non vivono il problema direttamente.

Dagli incontri si possono comunque ricavare due indicazioni. La prima è prepararsi “Le risposte si trovano dentro di noi, nell’incontro con l’altro e la partecipazione alla vita della comunità. Certo se mi preparo alla svolta interiore che mi attende posso prevenire il disagio improvviso davanti al quale potrei trovarmi” (Wolfgang Fasser, Guida spirituale).

La seconda è che non è mai troppo tardi per riorientare la propria vita “Mi viene in mente un bel libro – James Hillman, la forza del carattere, la vita che dura – tratta della vecchiaia come la fase della vita in cui il carattere, finalmente, può emergere liberamente. Per quanto mi riguarda la ricerca di un senso e la sperimentazione di nuove strade fanno sicuramente parte del mio carattere. Forse la lettura di questo libro può ispirare qualcuno a cercare e liberare il suo” (Marco Poggi, Imprenditore).

Continueremo con le interviste, sempre con lo stesso spirito libero, cercando di mettere molta carne al fuoco in modo che ciascuno possa scegliere il pezzo che preferisce, piccolo che sia “Non penso molto alla mia morte, quel che sarà, sarà. In questo momento mi interessa di più la vita. Se un giorno sul mio posto in terra si volesse far crescere un albero che desse un po’ di serenità a chi passasse di lì, ecco, allora andrebbe bene anche per me” (Lucia Dina Borromeo, Storica dell’arte).

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Foto Pexels – Pixabay  Creative Commons CC0

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Psicologo. Dopo più di 40 anni di lavoro nelle organizzazioni ha deciso di dedicare il suo tempo alla famiglia e allo studio delle religioni e della spiritualità nel mondo.

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