L’importanza di un gesto

Intervista a Fausto Taiten Guareschi.

Il Maestro Guareschi nel 1984 fonda il tempio Fudenji di tradizione buddhista Zen Soto di cui oggi è Abate emerito. Il Tempio, recita la presentazione ufficiale, è “un centro di spiritualità e cultura, crocevia di dialogo e confronto con la cultura religiosa e scientifica”. Già presidente dell’unione buddhista italiana, il Maestro Guareschi è autore di varie pubblicazioni ed è invitato per conferenze sulla spiritualità in Italia e all’estero.

Lo raggiungo al Tempio, sulla Strada Comunale Bargone 113 – Salsomaggiore Terme – PR. È una bellissima giornata e i giardini che circondano il Tempio sono pieni di piccole margherite.

Nelle sue conferenze lei dichiara che il lavoro, e l’azione in genere, è un fine in sé e non solo un mezzo per ottenere un risultato.

Le faccio un esempio. Vede il giardino fuori dalla finestra? È il risultato di un lavoro attento e metodico. Noi diciamo: “Non più anima nel corpo, ma quel corpo che passeggia nel giardino dell’anima”. Qualsiasi azione, se agita in modo pieno, al di là del risultato influenza positivamente sia chi la realizza sia chi gli sta intorno.

Prenda la cura che l’artigiano mette nel suo lavoro, evoca bellezza non solo in lui e nelle persone che utilizzano la sua opera, ma anche in coloro che lo guardano lavorare. La stessa cosa vale per la naturale attenzione con cui i grandi danno “un’occhiata” ai bambini che giocano e non solo ai loro ma anche a quelli degli altri, è una cura che fa bene ai bambini, che si sentono sicuri, e agli adulti che provano un senso di comunità.

Credo che molti anziani capiscano il valore di questi comportamenti, ma spesso non se la sentano di agirli perché temono che dall’altra parte, specie nei giovani, ci sia indifferenza e fastidio.

Non sono comportamenti strani, fanno parte della nostra tradizione. Da queste parti era l’offerta all’ospite di un bicchierino di Strega, un atto gratuito di vicinanza e di rispetto.

Qualsiasi occasione è buona per uno sguardo attento agli altri. Tempo fa, andando con un amico ad un incontro, ci siamo fermati in un bar per prendere qualcosa. C’era una ragazza giovane dietro al banco. Noi abbiamo bevuto il nostro caffè e non abbiamo badato a lei mentre sarebbe stata una buona occasione per un sorriso, due parole, per creare vicinanza.

Mi sembra che l’anziano abbia perso di vista la ricchezza e la complessità della sua coscienza, frutto delle esperienze di una vita, e si riduca a quello che io chiamo il pensiero molesto, cioè un pensare chiuso in se stesso, ripetitivo, egoistico, che occupa la mente e impedisce di guardarsi intorno e di vedere realmente gli altri.

Recuperare la ricchezza della propria coscienza vuol dire prima di tutto rendersi conto che il pensiero compulsivo e molesto ci domina ordinariamente, e poi agire per superarlo attraverso semplici azioni quali, appunto, sorridere e scambiare due frasi con una giovane barista.

E ascoltare. Per vedere gli altri come individui e non come categorie, “i giovani arroganti” “gli anziani mai contenti”, bisogna ascoltarli e per ascoltare bisogna saper rimanere in silenzio e passare la parola, dare la possibilità di esprimersi. È quello che facciamo qui organizzando incontri in cui ciascuno può esprimere il suo pensiero e confrontarsi con gli altri.

L’ultima intervista pubblicata sul sito dell’Osservatorio Senior è con un uomo che ha fatto del camminare la sua opera: lenta, paziente e silenziosa. Gli amici lo accompagnano per dei tratti, non fanno nulla di speciale se non condividere il piacere di stare insieme. Entrambi ricevono molto da questi momenti gratuiti

La gratuità è un tema dei nostri tempi. Bisognerebbe dissociare l’opera dalla retribuzione, hanno senso entrambe ma andrebbero tenute separate. Il lavoro fatto con tutto se stessi è un dono prezioso e impagabile. Chi lo riceve dovrebbe offrire le cifre più elevate per averlo e chi lo produce prendere solo il giusto, invece succede l’esatto contrario.

Ho qui un banco di lavoro da fabbro che è passato di mano per cinque generazioni. Nel suo legno c’è tanto lavoro e fatica. Ha un valore inestimabile perché racchiude un grandissimo sacrificio. È una eredità preziosa ed è importante conservarla e rammentarla, esattamente come accade nell’eucarestia quando il sacerdote riprende le parole di Gesù “Fate questo in memoria di me”.

Un’ultima domanda: cos’è la morte?

La morte non esiste. La morte ci aiuta a comprendere la vitalità della vita. Tempo fa ho visto un vecchio film, Salvo D’Acquisto, con un giovane Massimo Ranieri. La scena in cui lui, per liberare dei paesani ingiustamente condannati a morte, si assume la colpa di un attentato, è memorabile. L’ufficiale nazista riconosce il coraggio e l’altruismo e lo onora salutandolo sull’attenti, e poi ne ordina la fucilazione. Questa scena è tanto vitale che noi ne parliamo ancora adesso.

Diciamo che la morte è la fine di tutto, ma non è vero, non finisce nulla, si trasforma.

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Psicologo. Dopo più di 40 anni di lavoro nelle organizzazioni ha deciso di dedicare il suo tempo alla famiglia e allo studio delle religioni e della spiritualità nel mondo.

2 Comments

  1. Maria. Cristina Cerminara 10 Luglio 2025 at 17:47 - Reply

    Vorrei ricevere le vostre newsletter trovo bellissimi i vostri approfondimenti

  2. Corrado 11 Luglio 2025 at 10:13 - Reply

    Grazie Maria Cristina. Se hai anche qualche suggerimento migliorativo ti ringrazio ancora di più :)!
    Corrado

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